Il deputato del partito renziano richiede un tavolo al Governo «per dare certezze al settore» dopo lo slittamento di sei mesi dello stop
«L’emendamento voluto nel decreto Milleproroghe da Movimento 5 stelle e Pd, mette a rischio gli investimenti nel settore oil&gas a Ravenna. Un testo che non abbiamo votato in commissione e a seguito del quale abbiamo chiesto al Governo di attivarsi immediatamente per porre rimedio». Lo afferma il deputato romagnolo di Italia Viva, Marco Di Maio, a proposito della proroga di ulteriori sei mesi (da agosto a febbraio) del blocco per le trivelle per l’estrazione di idrocarburi in mare. Di Maio è capogruppo della Commissione Affari costituzionali e ha seguito in prima persona tutto il decreto Milleproroghe.
«Abbiamo chiesto con un apposito ordine del giorno che ha avuto parere favorevole – spiega il deputato -, di convocare immediatamente tutti gli stakeholders interessati e in particolare gli operatori del settore upstream le cui attività risultano ulteriormente sospese nelle more dell’adozione del Pitesai. Le imprese e i lavoratori hanno bisogno di certezze: in ballo c’è il destino di migliaia di famiglie e battaglie ideologiche che strizzano l’occhio al falso mito della “decrescita felice” sono dannose e non rendono un buon servizio all’obiettivo che condividiamo della riconversione ecologica. Oltre a contraddire le manifestazioni pubbliche e gli impegni assunti recentemente anche dal dal ministro Gualtieri, in visita a Ravenna».
La richiesta di Italia Viva fa seguito al medesimo appello rivolto all’esecutivo dal presidente regionale Stefano Bonaccini, «a cui riconosciamo la coerenza di essersi sempre battuto in questa direzione, senza cedere alle tesi ideologiche anti-sviluppiste del Movimento 5 Stelle».





Il presidente del Consiglio dei ministri, Giuseppe Conte, sarà a Faenza il 24 febbraio in visita alla sede della
Il sindaco di Ravenna, Michele de Pascale, ha parlato di «atto ignobile, vile e violento» per definire la 





Per alcuni pubblici esercizi gestiti da imprenditori cinesi nella provincia di Ravenna, soprattutto nel settore ristorazione, la psicosi da coronavirus Covid-19 ha causato la perdita di clientela con cali del fatturato anche del 50 percento. Lo rende noto Confesercenti che stamani, 19 febbraio, con alcuni suoi rappresentanti ha visitato alcuni dei pubblici esercizi gestiti da imprenditori associati per manifestare vicinanza in un momento difficile.
«Vogliamo metterci la faccia – affermano dall’associazione di categoria – per dire apertamente che non c’è alcun rischio legato alla frequentazione ed al consumo di cibi in qualsiasi attività di bar, ristorazione o negozio che sia, qualunque sia la sua gestione». Le attività visitate sono state, fra le altre, il ristorante Fuji di Ravenna, il ristorante Oriente di Faenza, il bar ristorante Konnubio di Lugo.
I cali di fatturato per i timori infondati di rischio di contagio hanno avuto ripercussioni importanti sul bilancio dell’impresa e sull’occupazione del personale, che in molti casi è già stata ridimensionata. «La paura priva di fondamento alla base di tutto questo è un sentimento che dobbiamo sconfiggere con la ragione, perché non solo i gestori ed il personale di questi esercizi risiede stabilmente, come ognuno di noi, sul territorio, ma anche i prodotti impiegati sono di provenienza totalmente italiana, premettendo in ogni caso che non vi è alcun rischio di trasmissione attraverso gli alimenti».
È stata ripulita la lapide del gruppo di combattimento “Cremona” a Camerlona, imbrattata da una svastica fatta con vernice nera. Nel sacrario militare sono custodite le spoglie di quanti caddero a fianco dei partigiani e degli Alleati nei combattimenti contro il nazifascismo per liberato Alfonsine e i paesi sulla via Reale.
Attivare subito un tavolo di riconversione verde del settore legato alle estrazioni di gas invece che avviare un’azione di lobby locale per riproporre il rilancio della stagione del fossile. Sulla crisi del comparto off-shore, Legambiente scrive al sindaco di Ravenna Michele de Pascale e alla giunta regionale dopo la
Un danno economico di 6,08 euro per un gruppo industriale che 



















