mercoledì
10 Giugno 2026

Il tributo al brodetto chiude il Giovinbacco

Il Premio del “Pdòcc d’Ör”, assegnato agli ambasciatori della cultura romagnola nel mondo, andrà a Cristina Mazzavillani Muti

L’evento di chiusura dell’edizione 2015 di Giovinbacco, la festa del Sangiovese a Ravenna, si terrà lunedì 26 ottobre al ristorante La Campaza di Fosso Ghiaia: alle 20 (evento a pagamento, info e prenotazioni al 339.4703606) un vero e proprio tributo al brodetto romagnolo, grazie all’esperienza di due chef di rango come Gian Paolo Raschi (chef stellato del ristorante Guido di Miramare a Rimini) e Raffaele Liuzzi (del Ristorante Liuzzi di Cattolica).

In serata verrà consegnato il Premio del “Pdòcc d’Ör”, assegnato annualmente alle grandi personalità ambasciatrici della cultura romagnola nel mondo. Gli anni scorsi sono stati premiati personaggi del calibro di Eraldo Baldini, Giuseppe Bellosi, Ivano Marescotti. Quest’anno, per la prima volta, sarà premiata una donna, Cristina Mazzavillani Muti, presidente e anima del Ravenna Festival.

Ecco il menù della serata. Aperitivo di benvenuto a cura dello chef Gabriele Coccorullo del ristorante La Campaza: Pizzette con acciughe; Aspic al salmone e aspic con alici; Cheesecake con gamberetti e salmone; Rustici con tonno e ricotta. Lo stesso chef prepara poi l’entreé con Tartare di tonno, riso venere e cubetti di avocado. L’antipasto di Gian Paolo Raschi sarà Vongole, ceci e rosmarino mentre il primo piatto preparato da Raffaele Liuzzi è un Cannolo di grano arso con baccalà, pomodori secchi, verza e guazzetto di canocchie ai semi di finocchio. Si passa poi ai due brodetti di pesce: uno dello chef Gian Paolo Raschi, l’altro dello chef Raffaele Liuzzi. Infine si chiude con i dessert e con la trilogia dello chef pasticciere Fabrizio Rossi del ristorante La Campaza. Il vino è quello di GiovinBacco.

Ravenna in Comune, Sutter candidata «Esperimento di nuova rappresentanza»

L’ex dirigente comunale pronta a diventare sindaco: «Ho lasciato l’incarico perché non capivo chi rappresentasse quella politica»

Dopo settimane di lavoro, sta per essere eletto il candidato sindaco del nuovo soggetto politico, Ravenna in Comune, cui stanno dando vita numerosi partiti di sinistra e singoli cittadini. E il nome, come anticipato, sarà quello di Raffaella Sutter, la quale presenterà la propria candidatura e, salvo clamorose sorprese, sarà eletta dall’assemblea del 29 ottobre (si parla di una possibile e non confermata candidatura di bandiera di Iuri Farabegoli per Ri­fondazione comunista). Sutter, sessant’anni, in pensione da due, da dirigente comunale si è occupata, tra le altre cose, di immigrazione, giovani, welfare. La sua è unanimemente considerata una candidatura di alto profilo dato il curriculum (i grillini addirittura la sognavano in una propria giunta), che sta peraltro preoccupando qualcuno in casa dem, e che è arrivata con la sorpresa di molti.

Sutter, ha lasciato il Comune da dirigente per tentare di tornarci in un ruolo politico, perché?
«Forse bisogna cominciare dalle ragioni che mi hanno spinto ad andare in pensione approfittando dell’opzione donna a 58 anni. L’ho fatto perché dopo la fase della fedeltà, della protesta per cercare di cambiare le cose da dentro, per me era arrivato il momento dell’uscita dal sistema, secondo le tre fasi immaginate da Albert Hirschman, uno studioso a cui mi sono sempre ispirata. Non riuscivo più a capire per chi stessimo lavorando, chi rappresentasse quella politica, non riuscivo più a sopportare l’incombere della macchina burocratica, la profonda demotivazioni di chi vi lavora, la mancanza di una strategia a lungo termine. Era venuto per me il momento di andarmene».

Lei è in realtà nota per aver interpretato il proprio ruolo con una certa autonomia, da alcuni ritenuta addirittura eccessiva.
«È vero, ma c’è un limite, che io rischiavo di superare. Credo che porsi il problema del rapporto tra politica e dirigenza comunale sia necessario. Non ho una soluzione a portata di mano, ma è evidente che c’è una questione aperta: in molte democrazie del nord, per esempio, i dirigenti sono tutti di nomina fiduciaria, ma sono in carica per la sola durata del mandato di chi li nomina».

In realtà, lei aveva vinto un concorso, al contrario della maggior parte dei dirigenti oggi in carica.
«Sì, per la verità ne vinsi due. Ma il rapporto di fiducia resta fondamentale, nel mio caso, per esempio, era venuto meno. Non ce l’ho con nessuno e non ho nulla di cui lamentarmi, ma poiché ho avuto la possibilità di andarmene e potermi dedicare alle attività che negli anni avevo comunque coltivato, ho deciso di fare un passo indietro».

In effetti è consulente editoriale, traduttrice, valutatrice di progetti di cooperazione internazionale…
«Sì, in particolare in questi due anni ho tradotto alcuni libri soprattutto dal tedesco, ho seguito alcuni progetti rivolti alla donne disabili a Gaza e sono stata anche un po’ in vacanza…».

E cosa l’ha convinta a imbarcarsi nell’avventura politica?
«Diciamo che la mia storia culturale ha avuto la meglio sullo spirito di sopravvivenza. Da sempre mi ha interessato il rapporto tra governo e società civile e il tema della crisi della rappresenta in generale. Se mi avesse chiesto di candidarmi un partito, non avrei accettato. Con Ravenna in Comune è diverso: c’è un appello che le persone hanno sottoscritto in quanto singoli e questo mi pare interessante. Non c’è la delega a essere rappresentati».

Un po’ grillino, no?
«Per la verità, le autocandidature dei grillini e il voto via web mi paiono speculari a quello che fa un partito tradizionale, mentre con Ravenna in Comune credo si possa tentare di sperimentare una politica fatta di relazioni che supera il concetto astratto di rappresentanza per ripartire dalle relazioni, dalle reti tra pari, dalla capacità di ascoltare, di mediare, di tessere rapporti. Una cosa che si può fare, come esperimento, solo a livello locale. Si tratta di un pensiero politico elaborato da donne come Annarosa Buttarelli e che credo dovrebbe diventare patrimonio anche degli uomini. Se c’è una differenza che possono fare le donne in politica credo stia proprio in questo. Si deve cambiare il modo di stare insieme e concepire il potere per far sì che sempre più donne si occupino del bene comune».

A oggi le donne sono state piuttosto assenti dal confronto pubblico locale.
«Sì e, a differenza del 2010, nemmeno si è aperto un dibattito, come se questa assenza fosse ormai data per scontata e questo mi sembra preoccupante. Anche perché le donne possono portare anche una certa concretezza e la capacità di partire da sé, dal proprio vissuto…».

A proposito di vissuto. Lei ha cresciuto un figlio come madre sola…
«Sì, mio figlio ha ventiquattro anni, devo però anche dire che tante scelte professionali non avrei potuto farle senza l’aiuto di mia madre. Anni fa scrissi sulle politiche sociali sulle madri sole. E da poco avevo iniziato a lavorare a interrogarmi sul tema di come crescere figli maschi, ma, se sarò eletta candidato sindaco, come spero, immagino dovrò sospendere la scrittura…».

Se sarà eletta candidato sindaco, cosa dovremo aspettarci?
«Non certo risposte pronte e rapide sul programma. Il lavoro che si sta facendo dentro Ravenna in Comune si basa sul confronto, su tavoli di lavoro che elaborano idee portando spesso a sintesi ragionamenti diversi. Non dobbiamo immaginare Ravenna tra dieci o vent’anni, ma piuttosto avere in mente scenari molto concreti e pensare a come le scelte di oggi possono influenzare la città di domani. Di certo posso dire che ciò che più interessa fare e che credo di saper fare è lavorare con i giovani, fare coaching, farli crescere. Non credo basti mettere persone giovani nelle giunte, se poi non si formano».

Una risposta a chi dice che una pensionata di sessant’anni potrebbe lasciare spazio ai giovani?
«È un tema che mi sono posta, ma devo dire che a farmi superare le remore è stata anche la reazione che ho visto delle tantissime persone, tra cui molti giovani, alle prime indiscrezioni di stampa sulla mia possibile candidatura. Una cosa che mi ha fatto piacere, ma soprattutto mi ha fatto capire di poter contare proprio sulle relazioni che ho costruito negli anni mediando, ascoltando, cercando di includere tutti».

Si ritiene di sinistra?
«Da sempre mi interessa il tema delle persone meno rappresentante e più escluse e questo naturalmente mi ha portato verso posizioni della sinistra, ma non sono mai stata iscritta a un partito. Come dicevo, di Ravenna in Comune, oltre naturalmente a condividere i principi cardini, mi convince l’aspetto sperimentale della forma partecipata».

Dopo la formazione, sono operativi i 27 assistenti dei vigili urbani di Ravenna

Saranno a disposizione per vigilare in centro storico. Superata una fase di sperimentazione, saranno anche ai giardini Speyer

Sono stati presentati nei giorni scorsi, nel corso di una conferenza stampa che si è svolta in municipio, i 27 assistenti civici che fungeranno da supporto a Ravenna alle attività della Polizia municipale, mettendo al servizio di tutti le loro capacità di osservazione e di analisi.

Proprio queste facoltà sono state allenate durante un periodo di formazione che i 27 volontari hanno seguito, organizzato dalla stessa Polizia municipale, superando l’esame finale secondo la procedura determinata dalla normativa regionale.

«La loro presenza sul territorio – ha spiegato l’assessora alla sicurezza e Polizia municipale Martina Monti – ci aiuterà a promuovere l’educazione alla convivenza e il rispetto dei beni comuni poiché fungerà anche da deterrente al degrado. In particolare queste persone, che saranno riconoscibili dalla pettorina che indosseranno, interverranno in alcune zone del centro storico su richiesta specifica della Polizia municipale che li contatterà attraverso il coordinatore di Laboriosamente, il progetto che si occupa di volontari a vario titolo per il Comune».

Una volta superata la fase sperimentale che sta per iniziare – ha concluso Monti – «potremo allargare l’esperienza anche ai giardini Speyer».

Il gruppo degli assistenti civici è composto di 22 uomini e 6 donne; l’età media è sui 55 anni.

Folla all’Alighieri per l’anteprima di Finché giudice non ci separi

Grande successo per lo spettacolo il cui incasso sarà devoluto alle attività della Fondazione Lucè dedicate ai malati oncologici

Finchè giudice non vi separiGrazie! Ecco la semplice e commossa risposta da parte della Fondazione Lucé alla grande partecipazione dei ravennati che venerdì 23 ottobre hanno affollato il teatro Alighieri per lo spettacolo Finchè giudicie non ci separi, messo in scena in anteprima nazionale per sostenere l’organizzazione locale che si occupa di assistenza oncologica. La vendita di ben 643 biglietti, per un teatro da tutto esuarito, consentirà a Lucè di portare avanti il progetto che da 12 anni la vede impegnata a migliorare la vita dei malati di cancro. Lo spettacolo che debutterà presto a Roma – una commedia brillante con Nicolas Vaporidis, Luca Angeletti, Augusto Fornari, che firma anche la regia, Toni Fornari e Laura Ruocco (presidente della stessa Lucè) –  è stata l’occasione proprio per aggiornare il pubblico sull’attività e spiegare le novità di questa fondazione onlus.

In particolare il nuovo dispositivo medico per la Scrambler Therapy, finalizzato al trattamento cronico del dolore oncologico e neuropatico, affidato in uso gratuito, da pochi mesi, all’Hospice Villa Adalgisa di Ravenna. Un’apparecchiatura innovativa e poco conosciuta e, per questo, assieme all’impegno economico importante (65.000 euro) l’acquisto è stato molto ponderato. E i risultati ci sono – come ha spiegato Sara Ori direttrice dell’Hospice e Claudio Verlicchi, paziente guarito da un dolore cronico post terapia oncologica. E grazie anche al pubblico dell’Alighieri il ricavato, per l’appunto, sarà impegnato nel coprirne il costo. «Sono orgogliosa della mia stupenda città e della solidarietà che ha dimostrato» è stato il commento di Laura Ruocco che a Ravenna è nata.

Un grazie va anche a chi con passione ha collaborato alla realizzazione dell’evento:
Reclam edizione e comunicazione, Istituto oncologico Romagnolo e il dottor Mario Pretolani, Gymnasium e Accademia del musical, Tipografia Scaletta, Natura Sì, Gioielleria SiAnelli, Ottica Greco, Vittoria Parrucchieri, Albergo Cappello, il Labirinto del Gusto, Corte Cabiria.

Per chi desidera avere ulteriori informazioni sulla nuova strumentazione e per accedere alla terapia potrà chiamare il 370 319 2705.

Folla all’Alighieri per l’anteprima di Finché giudice non ci separi

Grande successo per lo spettacolo il cui incasso sarà devoluto alle attività della Fondazione Lucè dedicate ai malati oncologici

Finchè giudice non vi separiGrazie! Ecco la semplice e commossa risposta da parte della Fondazione Lucé alla grande partecipazione dei ravennati che venerdì 23 ottobre hanno affollato il teatro Alighieri per lo spettacolo Finchè giudicie non ci separi, messo in scena in anteprima nazionale per sostenere l’organizzazione locale che si occupa di assistenza oncologica. La vendita di ben 643 biglietti, per un teatro da tutto esuarito, consentirà a Lucè di portare avanti il progetto che da 12 anni la vede impegnata a migliorare la vita dei malati di cancro. Lo spettacolo che debutterà presto a Roma – una commedia brillante con Nicolas Vaporidis, Luca Angeletti, Augusto Fornari, che firma anche la regia, Toni Fornari e Laura Ruocco (presidente della stessa Lucè) –  è stata l’occasione proprio per aggiornare il pubblico sull’attività e spiegare le novità di questa fondazione onlus.

In particolare il nuovo dispositivo medico per la Scrambler Therapy, finalizzato al trattamento cronico del dolore oncologico e neuropatico, affidato in uso gratuito, da pochi mesi, all’Hospice Villa Adalgisa di Ravenna. Un’apparecchiatura innovativa e poco conosciuta e, per questo, assieme all’impegno economico importante (65.000 euro) l’acquisto è stato molto ponderato. E i risultati ci sono – come ha spiegato Sara Ori direttrice dell’Hospice e Claudio Verlicchi, paziente guarito da un dolore cronico post terapia oncologica. E grazie anche al pubblico dell’Alighieri il ricavato, per l’appunto, sarà impegnato nel coprirne il costo. «Sono orgogliosa della mia stupenda città e della solidarietà che ha dimostrato» è stato il commento di Laura Ruocco che a Ravenna è nata.

Un grazie va anche a chi con passione ha collaborato alla realizzazione dell’evento:
Reclam edizione e comunicazione, Istituto oncologico Romagnolo e il dottor Mario Pretolani, Gymnasium e Accademia del musical, Tipografia Scaletta, Natura Sì, Gioielleria SiAnelli, Ottica Greco, Vittoria Parrucchieri, Albergo Cappello, il Labirinto del Gusto, Corte Cabiria.

Per chi desidera avere ulteriori informazioni sulla nuova strumentazione e per accedere alla terapia potrà chiamare il 370 319 2705.

Di Marco: «Fermo le macchine in attesa di esiti della concertazione»

Dopo lo scontro istituzionale il presidente AP sospende la richiesta di approvazione del piano di rimodulazione per scavi fondali e banchine

Porto CorsiniGalliano Di Marco fa un passo indietro rispetto all’esigenza di approvazione entro breve termine da parte del Comitato Portuale del piano di rimodulazione del cosiddetto “progettone“ per interventi infrastrutturali di riqualificazione dello scalo di Ravenna.

Il presidente dell’ente porto, nel ricostruire il percorso che ha modificato il progetto originario – arenatosi fra ostacoli procedurali, amministrativi e legali e un progressivo logoramento dei rapporti fra l’iniziativa dell’Autorità Portuale e i vari soggetti pubblici e privati portatori d’interesse del sistema portuale – sospende  la tempistica che aveva ipotizzato per continuare spedito con il nuovo piano di approfondimento dei fondali e della ristrutturazione delle banchine. Questo per consentire – sottolinea Di Marco – la «necessaria concertazione fa le istituzioni».

In una nota inviata ai giornali (la versione integrale nei documenti allegati) il presidente  dell’Autorità Portuale spiega infatti: «Il 21 ottobre scorso, in Comitato Portuale, sono state illustrate le due possibili ipotesi di Rimodulazione del Progetto “Hub” aprendo una discussione, durata oltre due ore per coloro che sono rimasti fino al termine del Comitato, finalizzata ad acquisire ogni elemento utile nella consapevolezza che, come detto, non sarebbe comunque stata assunta alcuna formale decisione in quella sede. Ora, alla luce di quanto emerso nelle ultime ore dalla stampa, pur continuando a voler lavorare nell’esclusivo interesse del porto di Ravenna e del suo sviluppo economico, sociale ed ambientale, sul fronte della Rimodulazione fermo le macchine in attesa degli esiti della necessaria concertazione con le Istituzioni e della quale il Sindaco, in veste di loro rappresentante, informerà poi i cittadini».

 

Galliano Di Marco«Sono e rimango a disposizione delle Istituzioni, delle varie Associazioni e dei Comitati civici – conclude Di Marco – per chiarire ed illustrare ogni profilo delle soluzioni vagliate in questi mesi con il prezioso contributo delle strutture ministeriali competenti (Ministero dell’Ambiente, Ministero delle Infrastrutture, DIPE, Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici e Provveditorato) nel corso di numerosi e costruttivi incontri, dei quali mai nessuna istituzione locale è stata tenuta all’oscuro. Fino alla fine del mio mandato, il mio impegno continuerà ad essere massimo per consentire al Porto di mantenere ed implementare il ruolo strategico che gli compete».

Di Marco: «Fermo le macchine in attesa di esiti della concertazione»

Dopo lo scontro istituzionale il presidente AP sospende la richiesta di approvazione del piano di rimodulazione per scavi fondali e banchine

Porto CorsiniGalliano Di Marco fa un passo indietro rispetto all’esigenza di approvazione entro breve termine da parte del Comitato Portuale del piano di rimodulazione del cosiddetto “progettone“ per interventi infrastrutturali di riqualificazione dello scalo di Ravenna.

Il presidente dell’ente porto, nel ricostruire il percorso che ha modificato il progetto originario – arenatosi fra ostacoli procedurali, amministrativi e legali e un progressivo logoramento dei rapporti fra l’iniziativa dell’Autorità Portuale e i vari soggetti pubblici e privati portatori d’interesse del sistema portuale – sospende  la tempistica che aveva ipotizzato per continuare spedito con il nuovo piano di approfondimento dei fondali e della ristrutturazione delle banchine. Questo per consentire – sottolinea Di Marco – la «necessaria concertazione fa le istituzioni».

In una nota inviata ai giornali (la versione integrale nei documenti allegati) il presidente  dell’Autorità Portuale spiega infatti: «Il 21 ottobre scorso, in Comitato Portuale, sono state illustrate le due possibili ipotesi di Rimodulazione del Progetto “Hub” aprendo una discussione, durata oltre due ore per coloro che sono rimasti fino al termine del Comitato, finalizzata ad acquisire ogni elemento utile nella consapevolezza che, come detto, non sarebbe comunque stata assunta alcuna formale decisione in quella sede. Ora, alla luce di quanto emerso nelle ultime ore dalla stampa, pur continuando a voler lavorare nell’esclusivo interesse del porto di Ravenna e del suo sviluppo economico, sociale ed ambientale, sul fronte della Rimodulazione fermo le macchine in attesa degli esiti della necessaria concertazione con le Istituzioni e della quale il Sindaco, in veste di loro rappresentante, informerà poi i cittadini».

 

Galliano Di Marco«Sono e rimango a disposizione delle Istituzioni, delle varie Associazioni e dei Comitati civici – conclude Di Marco – per chiarire ed illustrare ogni profilo delle soluzioni vagliate in questi mesi con il prezioso contributo delle strutture ministeriali competenti (Ministero dell’Ambiente, Ministero delle Infrastrutture, DIPE, Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici e Provveditorato) nel corso di numerosi e costruttivi incontri, dei quali mai nessuna istituzione locale è stata tenuta all’oscuro. Fino alla fine del mio mandato, il mio impegno continuerà ad essere massimo per consentire al Porto di mantenere ed implementare il ruolo strategico che gli compete».

Strage sulle strade: tre decessi in poche ore in provincia

E un motociclista ravennate muore in Toscana

Tre persone sono morte in poche ore in incidenti in provincia di Ravenna. A Bagnara di Romagna verso le 12.30 un 31enne – Ahmed El Mekaoui – ha perso il controllo dell’auto, schiantata contro un cancello, ed è morto poco dopo durante i tentativi di rianimarlo dei soccorritori.

Dopo un’ora a Sant’Eufemia di Brisighella è morto un motociclista di 59 anni di Bagnacavallo, nello scontro con un’auto. Alle 16.30 a San Romualdo un altro motociclista è finito sbalzato contro il guardrail e poi sulla scarpata del fossato. La vittima in questo caso è un 44enne di Comacchio, Ivan Carli Ballola.

E un ravennate di 54 anni – come scrive l’agenzia dell’Ansa che citiamo in questo articolo – è morto in moto contro un camioncino a Stia (Arezzo). Si chiamava Maurizio Milandri.

Liverani (Pd) apre la campagna elettorale: tra le priorità welfare e forese

Stoccate agli avversari: «Pretenderò che la Lega faccia la Lega»
Attenzione all’ambiente: «Il territorio non sarà più abusato»

Enrico Liverani, candidato sindaco del Pd per le amministrative 2016, ha scelto la giornata conclusiva del percorso di partecipazione “Immagina Ravenna” (vedi articoli correlati) per dare ufficialmente il via alla campagna elettorale. Nel tendone allestito in piazza Garibaldi dove in giornata circa duecento persone hanno partecipato a una decina di tavoli tematici per delineare come rendere Ravenna più «felice, solidale, dinamica», ha preso la parola al termine dei lavori. E mentre i partecipanti attendono di ricevere un istant report sulle idee emerse che saranno naturalmente patrimonio innanzitutto del candidato sindaco (che ha ringraziato per questo), Liverani ha tracciato i temi fondamentali della sua campagna elettorale per arrivare a governare Ravenna nei prossimi dieci anni.

Numerosi i temi toccati, poche le proposte concrete che, ha assicurato, arriveranno nel programma. Oggi era il momento dei grandi principi. Ed è partito da quelli che riguardano la solidarietà e il welfare, settore in cui ha detto il Comune deve riprendersi la programmazione mentre l’Asp deve tornare a essere solo gestore, di una città che «non deve lasciare solo nessuno», che deve accogliere anche i migranti che vi transitano a cui si deve assicurare un «rifugio» (il pensiero corre a quelli che invece hanno dormito per strada per settimane in assenza di un riparo). E sul tema migranti si è dilungato senza tentennamenti e mezze parole parlando di inclusione e accoglienza. Lanciando anzi un ammonimento agli avversari del centrodestra i cui rappresentanti a livello nazionale predicano politiche opposte: «Pretenderò che la Lega faccia la Lega, pretenderò che dica cose di destra, non accetterò che qui facciano tutti i moderati in un magma indistinto», con un evidente riferimento alle manovre di alleanza in corso in particolare tra Lega nord e Lista per Ravenna di Alvaro Ancisi, che peraltro proprio sul tema immigrazione potrebbero avere le maggiori difficoltà nel trovare una sintesi programmatica.

In tema di welfare Liverani ha poi  ha parlato di lotta alla povertà e scandito chiaramente che «a Ravenna la casa è un diritto» e che si devono trovare soluzioni per aiutare chi è in difficoltà e un utilizzo per quelle 6/7mila case vuote del territorio. Anche perché, altro punto ben scandito: il territorio non sarà più «abusato» e non si costruirà più, si dovrà puntare sul recupero e l’ecosostenibilità.

Liverani ha anche puntato su quello che è senza dubbio un punto di forza su cui il Pd può contare: il forese. Ha parlato di più servizi, più mobilità, di una città policentrica e dell’attenzione che intende dare al tema dell’agricoltura sul piano economico. Ha parlato di porto senza entrare nel dettaglio della querelle di questi giorni (pur schierandosi ovviamente con l’Amministrazione comunale di cui Liverani fa parte), di università da potenziare e rendere più innovativa, di un centro storico più attrattivo e frequentato da giovani e studenti sottolineando che «non è un problema se c’è la musica un po’ più alta dopo le nove di sera». Anche perché, dice Liverani, una città più vissuta è anche una città più sicura.

Si è soffermato sul tema trivellazioni ed Eni, dicendosi disponibile a un confronto, rivendicando l’apertura di Ravenna e della Regione rispetto al tema ma chiedendo anche in cambio un impegno al cane a sei zampe sulla chimica a Ravenna e ponendo sul tavolo la questione del futuro della piattaforma Angela Angelina. E poi ancora turismo con un’offerta integrata a target specifici, ma anche cultura puntando tutto sulla necessità di valorizzare maggiormente i giovani e in particolare il mosaico (questo proprio mentre nella vicina piazza Kennedy era peraltro in corso proprio un convegno sull’arte musiva tra antico e moderno all’interno della biennale dedicata al mosaico).

Non è mancato qualche accenno alla necessità di snellire e semplificare la macchina comunale per il bene dei cittadini ma anche dei lavoratori stessi ribadendo però che nel suo Comune si applicherà il contratto nazionale sul lavoro e che quindi non intende discutere dei premi ai dirigenti previsti proprio da quel contratto.

L’ultima parte del discorso l’ha riservata a un tema più ideale se non ideologico che è quello dell’antifascismo come elemento fondante della Costituzione.

Riferendosi alla manifestazione per i diritti gay in cui ha fatto irruzione Forza Nuova in piazza del Popolo ha ricordato che «Forza Nuova va a votare, va a votare per un certo grillismo, un certo qualunquismo, un certo anti istituzionalismo. Ma senza istituzioni, sono i più deboli a rimetterci». E ha chiarito: «Io sarò sempre dalla parte di chi ha un diritto in meno».

Rispetto agli alleati, ha ribadito la necessità di stringere alleanze con il Pri (con cui è in corso una faticosa trattativa) e con Sel (che per la verità si è già più volte smarcata aderendo al progetto Ravenna in Comune alternativo al Pd, eccetto per una minoranza del partito) e con le realtà civiche che «ci stanno chiedendo di collaborare, e non viceversa», ha tenuto a sottolineare.

Un lungo discorso a braccio da cui è trapelata la profonda cultura laica e di sinistra del candidato, ma anche una notevole capacità di affondo contro i potenziali avversari che, ha detto, «non vede l’ora di sfidare quando si degneranno di presentare i rispettivi candidati».

«Siamo e sono pronto al confronto sulle idee, ma non accetteremo bugie. Il dibattito non deve partire dalle biografie ma dalle proposte». Ha ribadito che una nuova classe dirigente del partito si sta assumendo la responsabilità di portare il cambiamento ma ha aggiunto: «Chi ci ha preceduto sarà con noi, perché così è giusto, ma facendo un passo di lato». E ha annunciato una campagna elettorale fatta di ascolto, in mezzo alle persone, chiudendo con uno slogan di sicuro effetto per una platea di militanti: «Se io sarò sindaco, lo saremo tutti insieme».

Mercato coperto: «Dimezzarlo è una perdita» L’esempio di Barcellona

Il parere dello storico dell’architettura Alberto Giorgio Cassani che confronta il progetto ravennate con le soluzioni adottate in Spagna

Mercato del Born BarcellonaIl nuovo mercato coperto di Ravenna, i cui lavori di riqualificazione sono iniziati in questi giorni sarà ispirato – come dichiarato dal progettista della ristrutturazione – al cosiddetto “modello spagnolo”, quello che vede i mercati coperti cuore pulsante della città, vivi e animati dalla mattina alla sera, con possibilità di consumare sul posto i prodotti in vendita.

I più noti sono probabilmente il San Miguel di Madrid e La Boqueria di Barcellona.
Abbiamo chiesto per questo un parere ad Alberto Giorgio Cassani, docente di Elementi di Architettura e Urbanistica alle Accademie di Belle Arti di Venezia e Ravenna e studioso di architettura moderna e contemporanea, che in passato a Barcellona (e al Pepe Carvalho di Manuel Vázquez Montalbán) ha dedicato anche un libro.
«Barcellona aveva quattro mercati coperti – ricorda Cassani – e in questo periodo in cui a Ravenna si discute dei ritrovamenti di piazza Kennedy può essere utile ricordare la storia di uno di essi, il Mercato del Born, divenuto ora un centro culturale che contiene i resti della Barcellona del Settecento, reperti rinvenuti nel corso di lavori che lo dovevano trasformare in una biblioteca e che la municipalità ha deciso invece di conservare, anche per ricordare quel periodo di storia molto cara ai barcellonesi, noti “separatisti”, quando la Catalogna era ancora indipendente». Ora il Born è un centro culturale praticamente dedicato alla contemplazione di quei reperti (vedi foto in alto).
«Ci sono poi il mercato di Sant Josep, il più turistico, meglio noto come “La Boqueria”, con la sua struttura in ferro e vetro ottocentesca, rimasta invariata nel tempo – continua Cassani – e ai margini del centro storico quello di Sant Antoni, molto bello e il più grande, an­ch’esso intonso nel tempo.

Santa Caterina BarcellonaL’unico su cui sono intervenuti a Barcellona – precisa Cassani – è un altro mercato molto prossimo alla Cat­tedrale, quello di Santa Caterina, nell’ambito della riqualificazione dell’intero quartiere e del conseguente allontamento della popolazione più povera (la cosiddetta gentrification). Era in effetti il più banale dei mercati dal punto di vista architettonico e durante i lavori di ristrutturazione (nel 2005, ndr) è stato svuotato come un uovo, mantenendone solo il perimetro. Il progetto è stato affidato all’architetto Enric Miralles, tra i più importanti architetti barcellonesi, purtroppo prematuramente scomparso, che ha realizzato una meravigliosa opera di architettura, con il tetto che ne rappresenta la parte più clamorosa, ondulato in omaggio a Gaudí e coloratissimo (vedi foto sopra, ndr), così come la frutta e verdura in vendita all’interno».

In generale, quindi, a Barcellona (e negli altri più importanti mercati spagnoli) hanno operato mantenendo le strutture o creando nuove opere che resteranno come testimoni del linguaggio architettonico del tempo, sottolinea Cassani, «senza alcuna operazione di riduzione dello spazio interno…». Il riferimento è ovviamente a quello di Ravenna, che avrà invece un piano soppalcato da oltre mille metri di superficie calpestabile. «Dimezzare il mercato coperto per me e per chi come me ha studiato architettura anche sui libri del buon vecchio Bruno Zevi – che riteneva che quest’espressione artistica sia per prima cosa “spazialità” – è certamente una perdita. L’altezza è una delle caratteristiche principali di una struttura come quella del mercato coperto ravennate, che non sarà un capolavoro architettonico, ma resta una notevole e ormai consolidata presenza nel centro storico della nostra città; e quando si interviene su una preesistenza, bisogna rispettarla».

Mercato coperto: «Dimezzarlo è una perdita» L’esempio di Barcellona

Il parere dello storico dell’architettura Alberto Giorgio Cassani che confronta il progetto ravennate con le soluzioni adottate in Spagna

Mercato del Born BarcellonaIl nuovo mercato coperto di Ravenna, i cui lavori di riqualificazione sono iniziati in questi giorni sarà ispirato – come dichiarato dal progettista della ristrutturazione – al cosiddetto “modello spagnolo”, quello che vede i mercati coperti cuore pulsante della città, vivi e animati dalla mattina alla sera, con possibilità di consumare sul posto i prodotti in vendita.

I più noti sono probabilmente il San Miguel di Madrid e La Boqueria di Barcellona.
Abbiamo chiesto per questo un parere ad Alberto Giorgio Cassani, docente di Elementi di Architettura e Urbanistica alle Accademie di Belle Arti di Venezia e Ravenna e studioso di architettura moderna e contemporanea, che in passato a Barcellona (e al Pepe Carvalho di Manuel Vázquez Montalbán) ha dedicato anche un libro.
«Barcellona aveva quattro mercati coperti – ricorda Cassani – e in questo periodo in cui a Ravenna si discute dei ritrovamenti di piazza Kennedy può essere utile ricordare la storia di uno di essi, il Mercato del Born, divenuto ora un centro culturale che contiene i resti della Barcellona del Settecento, reperti rinvenuti nel corso di lavori che lo dovevano trasformare in una biblioteca e che la municipalità ha deciso invece di conservare, anche per ricordare quel periodo di storia molto cara ai barcellonesi, noti “separatisti”, quando la Catalogna era ancora indipendente». Ora il Born è un centro culturale praticamente dedicato alla contemplazione di quei reperti (vedi foto in alto).
«Ci sono poi il mercato di Sant Josep, il più turistico, meglio noto come “La Boqueria”, con la sua struttura in ferro e vetro ottocentesca, rimasta invariata nel tempo – continua Cassani – e ai margini del centro storico quello di Sant Antoni, molto bello e il più grande, an­ch’esso intonso nel tempo.

Santa Caterina BarcellonaL’unico su cui sono intervenuti a Barcellona – precisa Cassani – è un altro mercato molto prossimo alla Cat­tedrale, quello di Santa Caterina, nell’ambito della riqualificazione dell’intero quartiere e del conseguente allontamento della popolazione più povera (la cosiddetta gentrification). Era in effetti il più banale dei mercati dal punto di vista architettonico e durante i lavori di ristrutturazione (nel 2005, ndr) è stato svuotato come un uovo, mantenendone solo il perimetro. Il progetto è stato affidato all’architetto Enric Miralles, tra i più importanti architetti barcellonesi, purtroppo prematuramente scomparso, che ha realizzato una meravigliosa opera di architettura, con il tetto che ne rappresenta la parte più clamorosa, ondulato in omaggio a Gaudí e coloratissimo (vedi foto sopra, ndr), così come la frutta e verdura in vendita all’interno».

In generale, quindi, a Barcellona (e negli altri più importanti mercati spagnoli) hanno operato mantenendo le strutture o creando nuove opere che resteranno come testimoni del linguaggio architettonico del tempo, sottolinea Cassani, «senza alcuna operazione di riduzione dello spazio interno…». Il riferimento è ovviamente a quello di Ravenna, che avrà invece un piano soppalcato da oltre mille metri di superficie calpestabile. «Dimezzare il mercato coperto per me e per chi come me ha studiato architettura anche sui libri del buon vecchio Bruno Zevi – che riteneva che quest’espressione artistica sia per prima cosa “spazialità” – è certamente una perdita. L’altezza è una delle caratteristiche principali di una struttura come quella del mercato coperto ravennate, che non sarà un capolavoro architettonico, ma resta una notevole e ormai consolidata presenza nel centro storico della nostra città; e quando si interviene su una preesistenza, bisogna rispettarla».

Al via i “Concerti della domenica“

Tra Mozart e Brahms col primo violino della Scala

Francesco ManaraDal 25 ottobre l’associazione Mariani rinnova la tradizione dei matinée in musica, con i sette appuntamenti dei “Concerti della domenica“ (inizio ore 11, alla sala Corelli del Teatro Alighieri), che vedranno protagonisti solisti ed ensemble con una carriera nazionale e internazionale già avviata o consolidata da anni. Inaugura la rassegna, domenica 25, il duo composto da Francesco Manara (nella foto di Vico Chamla) e Cesare Pezzi.

Primo violino solista dell’Orchestra del Teatro alla Scala e dell’Orchestra Filarmonica della Scala, Francesco Manara è vincitore di prestigiosi concorsi internazionali e si esibisce regolarmente con orchestre di fama mondiale come l’Accademia di Santa Cecilia o la Bayerische Staatsoper Orchestre di Monaco. Sul palco della sala Corelli sarà affiancato da un giovane pianista ravennate, Cesare Pezzi, la cui carriera si sta già rivelando ricca di riconoscimenti. Aprirà il concerto la Sonata in si bemolle maggiore KV 378 di Mozart, a seguire, la Sonata in fa maggiore op. 24 “La Primavera“ di Ludwig van Beethoven, di impianto mozartiano ma con al suo interno una forte tensione fra i temi e fra gli strumenti. A conclusione del concerto, la Sonata in re minore op. 108 di Johannes Brahms. La rassegna proseguirà ogni domenica mattina fino al 20 dicembre con solisti e formazioni da camera di notevole caratura artistica.

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