domenica
24 Maggio 2026

“Sono figlia dell’Oceano”: l’arte come esperienza, con gli “occhi sul Mediterraneo”

Sabato 28 marzo alle 17, nel chiostro della biblioteca Oriani di Ravenna, inaugura Sono figlia dell’Oceano, il nuovo progetto dell’artista emiliano-romagnola Abra, conosciuta come “scultrice del fuoco”. La rassegna presenta le sue grandi opere in metallo.

L’inaugurazione sarà accompagnata da una performance dal vivo, pensata per coinvolgere il pubblico e introdurlo alla dimensione partecipativa dell’evento.  Accanto alle sculture di Abra, l’esposizione ospita anche gli ultimi lavori dedicati al tema del mare di Stefania Salti, pittrice ravennate scomparsa prematuramente a cui è dedicato questo progetto. La presenza di queste opere è stata resa possibile grazie al marito Giovanni, che ha messo a disposizione i suoi ultimi dipinti ancora inediti.

Tra le iniziative in programma, ci sarà anche un workshop aperto a tutti sulla “scultura del fuoco”, la tecnica distintiva di Abra. I partecipanti potranno realizzare piccole sculture a forma di stella che andranno a comporre una grande installazione collettiva: un cielo stellato simbolo di universalità e omaggio alla città.

La mostra Sono figlia dell’Oceano proseguirà fino al 12 aprile. Il programma include inoltre una collaborazione con il progetto Tom – Tutti gli occhi sul Mediterraneo, promosso da Arci Ravenna. Durante l’inaugurazione, la presidente dell’associazione, Samkhya Spinazzi, presenterà il progetto, sottolineando il legame tra espressione artistica e responsabilità sociale. Tom è un’iniziativa che monitora, documenta e denuncia quanto accade nel Mediterraneo, sostenendo azioni di soccorso verso chi si trova in pericolo in mare.

«Il progetto Tom – ha dichiarato Spinazzi durante la presentazione alla stampa – nasce per mantenere alta l’attenzione su ciò che accade nel Mediterraneo. Si tratta di un’iniziativa impegnativa anche dal punto di vista economico: per questo abbiamo pensato alla vendita di cartoline artistiche a offerta libera, con l’obiettivo di raccogliere fondi per rimettere in sesto la barca a vela Tom e farla navigare almeno una volta al mese». 

«Non è solo una mostra – ha aggiunto Abra Degli Esposti, artista e curatrice del progetto – ma un vero e proprio progetto di vita. L’arte è intesa come qualcosa che può elevare le vibrazioni umane: immergersi nelle opere nel silenzio del chiostro, partecipare alla creazione, lasciarsi attraversare dai messaggi della performance, contribuire a un gesto concreto di solidarietà».

«L’evento – ha concluso Roberto Cantaglli, direttore del Mar – Museo d’arte della città di Ravenna – si inserisce in un percorso che intreccia performance, scultura e pittura. Si tratta di un progetto dal forte valore simbolico e metaforico, in linea con quello che ha portato Ravenna a candidarsi come capitale del mare». 

Orari di apertura
Sabato, domenica e festivi: 16–19
Lunedì, mercoledì e venerdì: 10:30–18.30
Martedì e giovedì: 10.30–13.30

Workshop
Venerdì 3 e 10 aprile dalle 15 alle 18
Lunedì 6 aprile dalle 16 alle 18:30. 

Info e contatti
ribellartiassociazione@gmail.com
https://abradegliesposti.it/
Tel. 347 7841203

La festa in piazza per la vittoria del No al referendum sulla giustizia – FOTO – I dati definitivi

Si è ritrovato nella piazzetta dell’Unità d’Italia, in centro a Ravenna, il popolo del No, per festeggiare la vittoria al referendum costituzionale sulla giustizia.

I risultati parlano chiaro: in Italia il No ha vinto con il 53,7 percento delle preferenze, a fronte di un’affluenza del 58,9 percento. La regione con la percentuale più alta di votanti è stata l’Emilia-Romagna (qui le dichiarazioni del presidente De Pascale), con il 66,7 percento degli aventi diritto che si è presentato alle urne. Un dato in linea con quello della provincia di Ravenna (66,6 percento).

Restando in provincia, il No è passato con il 58,3 percento (1 punto in più anche rispetto alla media regionale) con picchi ad Alfonsine (63,6 percento) e Fusignano (63,4 percento). Il risultato più alto per il Sì invece, in provincia, a Brisighella (unico comune governato dal centrodestra) dove ha raggiunto il 49,1 percento. Nel capoluogo, a Ravenna, il No è al 59,2 percento.

In piazza a festeggiare c’erano anche – tra gli altri – il sindaco Alessandro Barattoni e la deputata ravennate del Pd Ouidad Bakkali. Le fotografie nella gallery in alto sono di Massimo Argnani.

Referendum, il trionfo del No. De Pascale: «Riforme costituzionali solo a larghissima maggioranza»

«Il voto di oggi è un segnale chiaro», dichiara Nicola Dalmonte, segretario provinciale del Partito Democratico, alla luce dei risultati del referendum sulla giustizia. In provincia di Ravenna, il No ha superato la soglia del 58 percento. «Siamo soddisfatti di questo risultato – continua Dalmonte -: ha vinto la Costituzione. Il No si è affermato in tutti i comuni della provincia. L’affluenza è stata molto alta, a conferma di una partecipazione ampia e diffusa. I cittadini hanno respinto una riforma che avrebbe compromesso l’equilibrio tra i poteri dello Stato e bocciato convintamente il metodo con cui il Governo ha cercato di orientare il voto.».

«In tutta la provincia abbiamo organizzato momenti di confronto e informazione per spiegare nel merito questa riforma – afferma Guido Fabbri, coordinatore provinciale del Pd della campagna per il No -. Il risultato dimostra che c’è stata una partecipazione consapevole e una forte attenzione ai contenuti di una riforma che non affrontava i veri problemi della giustizia italiana. Ora si apre una fase nuova: la giustizia ha bisogno di riforme serie che riducano i tempi dei processi, rafforzino gli organici e migliorino il funzionamento del sistema, nel pieno rispetto dei principi costituzionali. Continueremo a lavorare perché il tema della giustizia resti al centro del dibattito pubblico con l’obiettivo di migliorarne concretamente il funzionamento nell’interesse dei cittadini».

Con i dati definitivi delle affluenze, era intervenuto anche il presidente della Regione, il cervese Michele de Pascale, sottolineando innanzitutto come l’Emilia-Romagna sia stata la regione con la percentuale di votanti più alta d’Italia. «L’affluenza è grande soddisfazione, l’Emilia-Romagna ha sempre fatto della partecipazione democratica una delle sue cifre e ancora una volta si conferma una comunità che non delega, ma che vuole essere protagonista – sottolinea De Pascale -. Al netto della legittima soddisfazione, che personalmente condivido, di chi si è battuto sul fronte del No, in questa Regione va riconosciuto a entrambi i fronti di aver prodotto un dibattito di merito di gran lunga migliore di quello sviluppatosi a livello nazionale. Va oggettivamente riconosciuto che, per l’ennesima volta, il popolo italiano ha respinto una riforma costituzionale promossa, sostanzialmente, da una sola parte politica – conclude il presidente -. La mia speranza è che possa essere un monito definitivo e trasversale a tutte le parti politiche affinché i progetti di riforma costituzionale in futuro si possano muovere esclusivamente a larghissima maggioranza, come avvenne 80 anni fa».

Bancario manda video erotico a una collega con la mail aziendale: licenziato

Un impiegato di banca di una filiale di Faenza è stato licenziato – e ha perso anche la causa in tribunale con cui aveva chiesto il reintegro e un risarcimento – per aver inviato a una collega un video amatoriale a sfondo erotico di 45 secondi girato con il cellulare e raffigurante un’altra collega. La notizia è riportata dal quotidiano Il Corriere della Sera.

I fatti risalgono al luglio 2025. L’uomo aveva usando l’email aziendale per spedire il filmato a una dipendente dell’ufficio marketing, sostenendo che si trattasse di un file utile per una presentazione e chiedendole aiuto per aprirlo. La destinataria della mail ha segnalato il caso ai responsabili mettendo in moto un procedimento disciplinare concluso con il licenziamento.

L’uomo ha impugnato il provvedimento sostenendo di aver inviato il video per errore. Una versione che non ha convinto il giudice della sentenza di primo grado: il dipendente avrebbe dovuto rivolgersi all’ufficio informatico se davvero non riusciva ad aprire il file, e non a una collega con cui non aveva mai avuto rapporti lavorativi. Ricorso respinto. Oltre alla perdita del posto di lavoro, l’uomo è stato condannato a pagare 5mila euro di spese legali.

Referendum giustizia, vince il No: in provincia di Ravenna è al 58,3 percento

Con quasi la totalità delle sezioni scrutinate (398 su 400), in provincia di Ravenna il No si assesta al 58,3 percento (4,5 punti in più rispetto alla media nazionale e oltre 1 punto in più rispetto anche a quella regionale). Una vittoria netta, condita da un’affluenza per il referendum sulla giustizia sopra le attese: in provincia il 66,6 percento degli aventi diritto è andato a votare (contro una media italiana del 58,9).

Il No ha superato addirittura quota 63 percento ad Alfonsine (record provinciale con il 63,6 percento) e Fusignano. Il risultato migliore per il Sì, in provincia, è stato raggiunto invece a Brisighella (non a caso l’unico comune governato dal centrodestra), con il 49,1 percento. Nel capoluogo Ravenna il No ha superato la soglia del 59 percento, con ancora pochissime sezioni da scrutinare. Risultati diversi nei due comuni dove si svolgeranno le Amministrative il prossimo maggio: a Faenza il No è al 59,3 percento; a Cervia invece si ferma al 52,6.

Scontro tra due camion, chiusa la Romea: traffico in tilt

A causa di un incidente stradale che ha coinvolto due veicoli pesanti è temporaneamente chiusa al traffico, in direzione Veneto, la strada statale 309 “Romea” nei pressi del km 17, in provincia di Ravenna, all’altezza della curva tra Casal Borsetti e Lido Spina.

Il traffico viene deviato sulla viabilità secondaria tra il km 12,500 ed il km 28. Nel sinistro, le cui cause sono ancora in corso di accertamento, due persone sono rimaste ferite.

Sul posto sono presenti Anas, i Vigili del Fuoco, i Soccorsi sanitari e le Forze dell’Ordine per la gestione della viabilità e per consentire la riapertura del tratto nel più breve tempo possibile.

Referendum, affluenza definitiva: in provincia 66,6 percento, quasi il doppio rispetto a 9 mesi fa

Urne chiuse per il referendum costituzionale sulla legge di riforma della magistratura. Si è votato ieri e oggi, 22 e 23 marzo, e l’affluenza definitiva in provincia di Ravenna è stata 66,6 percento, quasi il doppio rispetto al 37,8 del referendum abrogativo (con 5 quesiti) di nove mesi fa. Sebbene, come noto, i referendum costituzionali non richiedano il raggiungimento del quorum, richiesto invece per il referendum abrogativo.

Il valore provinciale della consultazione appena conclusa è in linea con la media dell’Emilia-Romagna (66,7 percento, il dato migliore tra le venti regioni) e nettamente superiore al valore nazionale di 58,9 percento (escluso il dato degli italiani residenti all’estero). Ma anche per la regione e per l’Italia si tratta di un risultato in netta controtendenza rispetto alle più recenti consultazioni elettorali di qualunque natura. Prendendo come paragone ancora il referendum di giugno 2025, il dato dell’Italia fu 30,6. I dati di oggi sono superiori anche se si confrontano con il più recente voto amministrativo: alle Regionali di novembre 2024 in provincia votò il 49,7 percento degli aventi diritto.

Questo è stato il quinto referendum costituzionale nella storia repubblicana. Il quarto si tenne a settembre 2020. Affluenza provinciale al 58,8 e nazionale al 53,8. La terza consultazione costituazionale fu dieci anni fa: a dicembre 2016 affluenza nazionale 68,5 e provinciale 76,3.

Tra i 18 comuni della provincia, il dato più alto di questo referendum arriva da Bagnacavallo (68,7), il peggiore da Conselice (62,7). Nella primavera 2024 in questi comuni, e in altri dodici in provincia, si andò al voto per le Comunali, solitamente consultazioni più partecipate anche per la vicinanza tra elettori e amministratori. Bagnacavallo si fermò al 62,5 e Conselice al 60,9. Nel capoluogo l’affluenza oggi è 66,2, a maggio del 2025 si tennero le elezioni Comunali e solo il 49,5 percento espresse un voto.

Dragaggio del porto canale e ripristino del ponte di viale Due Giugno: Cervia si prepara alla stagione

Al via i lavori per il dragaggio del porto canale di Cervia, con un investimento di 110 mila euro per rimuovere l’accumulo di sabbia che impedisce la navigazione nel corridoio di ingresso al porto. I lavori sono finanziati in parte dall’Amministrazione Comunale ed in parte dalla Regione Emilia-Romagna: 80 mila sono stati erogati attraverso il   finanziamento 2025, mentre 30 mila saranno finanziati nel 2026.

Si prevede la rimozione di circa 10.000 metri cubi sabbia, che verranno prelevati con una benna mordente, caricati su una nave e ricollocati in mare. I lavori sono stati affidati all’impresa E.Co.Tec. S.r.l. di Rimini, che a sua volta ha individuato la possibilità di impiegare il mezzo marittimo Claudio Cucco di proprietà dell’impresa La Dragaggi srl di Marghera (VE). I lavori saranno portati a termine prima delle festività di Pasqua.

Inoltre, partiranno prossimamente anche i lavori per il ripristino del ponte pedonale di viale Due Giugno: l’amministrazione comunale ha finanziato a bilancio 2026 l’intervento per un importo di 84 mila euro. La struttura è chiusa al transito da fine estate 2025, a causa di problemi localizzati nelle assi e travetti di calpestio. In seguito ad ulteriori sopralluoghi e ispezioni è emerso che non è possibile intervenire con una riparazione puntuale sulle singole parti ammalorate, come inizialmente programmato al fine di riaprire la struttura in primavera. Occorrerà invece sostituire completamente l’attuale ponte in legno (comprese le 2 travi in legno lamellare non più idonee). Secondo le norme tecniche attuali infatti sarà necessario realizzare un sistema di fondazioni in grado di sostenere la struttura in caso di eventi sismici, per questo motivo il nuovo ponte dovrà essere dotato di micropali di fondazione attualmente non presenti. Nelle prossime settimane verrà garantita la percorrenza pedonale in sicurezza grazie ad apposita segnaletica a terra.

Torna Visioni Fantastiche, il festival cinematografico dedicato alle scuole di Ravenna

Sei giorni di proiezioni cinematografiche gratuite per le scuole di ogni ordine e grado, laboratori sul tema (dai trucchi del cinema alle mutazioni corporee, fino pixilation e podcast), masterclass sul futuro del settore, sul rapporto con la filosofia. E ancora, anteprime e omaggi ai grandi maestri aperti anche al pubblico su prenotazione: torna dal 25 marzo la quarta edizione del festival Visioni Fantastiche, la manifestazione cinematografica dedicata al mondo delle scuole ravennati, ideata e organizzata da Start Cinema.

La prima giornata di festival si apre al cinema Mariani alle 9, con l’anteprima del film “Heart of darkness” di Rogério Nunes, per gli alunni delle scuole secondarie di secondo grado. Una libera rivisitazione di “Cuore di tenebra” di Joseph Conrad, da cui riprende l’idea del viaggio in un territorio corrotto e inquieto. Alla stessa ora, il Mar ospita il laboratorio “Stop motion lab”, con Croma Studio, per gli alunni delle scuole primarie. Un workshop dedicato alla magia dell’animazione stop motion attraverso li gioco e la sperimentazione. Lo stesso laboratorio, ma dedicato alle scuole secondarie di primo grado, si ripeterà alle 14.30. Alla sera invece il primo degli omaggi aperti al pubblico: alle 18 si torna al Mariani per la proiezione del capolavoro di Charlie Chaplin “La febbre dell’oro”, uscito nel 1925 e restaurato cent’anni dopo dalla Cineteca di Bologna. Un altro incontro serale particolarmente atteso è quello con Giuseppe Piccioni e il suo ultimo film “Zvanì”, incentrato sulla figura di Giovanni Pascoli (sabato 28 alle 16, sempre al Mariani).

Tra gli appuntamenti della rassegna vale la pena segnalare un originale laboratorio destinato a ragazzi con disabilità (con accompagnatore) completamente gratuito in programma lunedì 30 marzo al Mar, dalle 16.30. “Viaggio sulla luna” darà la possibilità ai ragazzi di toccare con mano le moderne tecniche degli effetti speciali ed esseere protagonisti dietro e davanti la macchina da presa. Docenti del laboratorio saranno Antonio Bigini (regista e sceneggiatore) e Luca Magi.

Infortunio sul lavoro: operaio caduto in un silos di 8-10 metri, sono servite due ore per estrarlo

Infortunio sul lavoro nella sede della ditta agroalimentare Fruttagel a Alfonsine stamani, 23 marzo. Un operaio 50enne è rimasto ferito dopo la caduta in un silos di acciaio alto circa 8-10 metri. Sono servite quasi due ore di lavoro dei vigili del fuoco per estrarlo. L’uomo è in gravi condizioni ma è rimasto cosciente ed è stato portato all’ospedale Bufalini di Cesena in elicottero.

Il lavoratore ha esperienza nel settore: è titolare di una ditta esterna intervenuta per manutenzione alla Fruttagel, cooperativa specializzata nella trasformazione industriale di ortofrutta fresca, cereali e legumi. L’uomo è entrato nel silos, utilizzato per la lavorazione di avena e soia per bevande, per un’ispezione preliminare e mentre si stava calando è caduto. Al momento non sono note le cause della caduta. Oltre al 118 e ai vigili del fuoco, sul posto sono intervenuti i carabinieri e i tecnici della Medicina del lavoro dell’Ausl.

Borsa con doppio fondo e passepartout per le vetrine: fermata coppia specializzata nei furti in gioielleria

Talmente abili nel furto da sottrarre 4 mila euro di preziosi senza che il personale della gioielleria se ne accorgesse, due cittadini stranieri sono stati fermati e denunciati a piede libero con l’accusa di furto aggravato in concorso dai carabinieri di Lugo, nel corso di un servizio mirato di controllo del territorio. I due, un uomo di 31 anni e una donna di 24, sono entrambi residenti in un’altra regione e, già gravati da precedenti specifici, sono considerati soggetti altamente specializzati e attivi su diversi territori.

La coppia è stata fermata nei pressi di un centro commerciale cittadino, dove i carabinieri avrebbero notato un’auto sospetta con a bordo i soggetti, decidendo di procedere al controllo. Ad insospettire subito gli operatori, una borsa nera appoggiata sul sedile posteriore. La perquisizione ha permesso di scoprire che si trattatava di una borsa ingegnosamente modificata con un doppio fondo, realizzato per nascondere la merce rubata e, soprattutto, eludere i sistemi di antitaccheggio. Nello scompartimento segreto sono stati trovati tre bracciali e tre anelli in oro, per un valore di circa 4 mila euro, immediatamente sequestrati dalle autorità.

All’interno dell’abitacolo dell’auto sono stati rinvenute anche due chiavi “passepartout”, utilizzate per aprire le vetrine espositive delle gioiellerie senza lasciare segni di effrazione. Una volta condotti in caserma, i carabinieri hanno ricostruito i movimenti dei due, riuscendo a identificare l’esercizio commerciale oggetto del furto. I responsabili della gioielliera hanno quindi confermato la mancanza dei preziosi, sottratti senza che il personale si accorgesse delle operazioni di apertura, svuotamento e richiusura delle teche. Al termine degli accertamenti, la refurtiva è stata restituita al titolare della gioielleria, che non aveva ancora formalizzato la denuncia.

Infine, il controllo ha permesso di appurare che l’uomo era alla guida dell’auto senza aver mai conseguito la patente di guida. La vettura è stata quindi sottoposta a fermo amministrativo, mentre i due sono stati denunciati alla Procura della Repubblica per furto aggravato in concorso e possesso di oggetti atti allo scasso.

I due, residenti in un’altra regione, sono stati denunciati alla Procura della Repubblica per furto aggravato in concorso e possesso di oggetti atti allo scasso. È stato inoltre accertato che il conducente guidava senza aver mai conseguito la patente, in violazione dell’articolo 116 del Codice della Strada. Per tale ragione, l’autovettura è stata sottoposta a fermo amministrativo.

Lo strano caso dell’ostia “insanguinata” di Savarna

Era il 29 gennaio 2023 quando il parroco di Savarna, don Nicolò Giosuè, trovò un’ostia macchiata di rosso sangue. A distanza di tre anni il caso continua a far discutere anche al di fuori della piccola frazione ravennate: la presunta reliquia è scomparsa, l’Arcidiocesi di Ravenna-Cervia non vuole esprimersi sull’accaduto, don Nicolò è morto a causa di un malore e alcuni fedeli insistono a chiedere chiarezza, anche alla luce di nuove rivelazioni finora inedite.

Il ritrovamento dell’ostia macchiata
L’ostia fu trovata il 28 gennaio da una sacrestana sul pavimento della chiesa di Savarna, dopo la messa delle 17, e don Nicolò la fece mettere in un recipiente con l’acqua per farla scogliere. Si chiama “purifichino” ed è la prassi ecclesiastica per le particole consacrate che cadono accidentalmente e perciò non possono più essere consumate. Il giorno dopo il parroco la trovò parzialmente disciolta e macchiata di rosso.
Per appurare il possibile miracolo eucaristico, don Nicolò commissionò di sua iniziativa un’analisi all’anatomopatologa Cristina Antonini nel suo laboratorio a Schio, in Veneto. Il verdetto arrivò a fine maggio e affermò che le macchie contenevano materiale biologico di origine ematica “non umana né animale”. I campioni vennero messi in un vetrino per eventuali futuri controlli e il parroco di Savarna informò l’arcivescovo Lorenzo Ghizzoni, consegnandogli il referto e i materiali. Da quel momento la vicenda ha preso una piega misteriosa.

Il secondo referto, la scomparsa delle prove e l’esposto in Procura
Il 29 giugno 2023, pochi giorni dopo la consegna dei reperti all’arcivescovo, il settimanale diocesano locale Risveglio Duemila diede notizia del presunto miracolo e Ghizzoni commissionò una seconda analisi all’Ausl, che dal laboratorio di Pievesestina (Cesena) smentì che si trattasse di sangue. «Tuttavia la comunicazione avvenne con un semplice messaggio Whatsapp e non con un referto formale», afferma il giornalista Simone Ortolani, che ha ricostruito la storia nei dettagli nel suo libro Davvero sangue? (ed. Fede&Cultura 2025). «Inoltre non esiste alcuna documentazione ufficiale sulla consegna dei campioni, al contrario del precedente esame in Veneto che fu accuratamente protocollato».

Il parroco di Savarna, insieme ad altri sacerdoti del ravennate, chiese di commissionare un terzo esame indipendente ma «l’arcidiocesi non rispose e affermò che il materiale era andato perso», riassume Ortolani. Il caso è esploso a livello mediatico ma sia l’Ausl che le sfere ecclesiastiche hanno sempre mantenuto il silenzio. «L’arcivescovo Ghizzoni è l’unico a conoscere i dettagli delle indagini scientifiche condotte dall’Ausl, i cui risultati non sono stati resi accessibili», incalza il giornalista. «La contraddizione tra l’annuncio pubblico su Risveglio Duemila e la successiva richiesta di privacy ha messo in discussione la credibilità della gestione dell’evento da parte della Chiesa e delle autorità sanitarie». Una successiva inchiesta pubblicata da La Nuova Bussola, mai smentita dalle parti, ha ricostruito che l’Ausl aveva sottoscritto un accordo di riservatezza con l’Arcidiocesi e che i resti dell’ostia non sarebbero più disponibili perché tutti utilizzati per gli esami, di cui tuttavia non è mai stato reso pubblico alcun referto.

Un gruppo di fedeli, assistiti dall’avvocato Francesco Minutillo, ha presentato un esposto in Procura contro la condotta dell’Arcidiocesi e dell’Ausl, paventando l’ipotesi di reato per vilipendio della religione cattolica (punito dal codice penale italiano) a causa del presunto smaltimento dell’ostia consacrata nell’immondizia. «Le indagini hanno portato alla richiesta di archiviazione perché il fatto non sarebbe avvenuto in pubblico», riferisce Minutillo. «Abbiamo chiesto di riaprirle con un secondo esposto, perché non condividiamo l’interpretazione della norma».

La morte del parroco
Il mistero si è infittito dopo la morte di don Nicolò Giosué, avvenuta il 30 luglio 2025 a causa di un malore. È su questo fatto che Ortolani avanza nuovi dubbi emersi dopo la pubblicazione del suo libro. «Ho le prove che il parroco ha subìto l’infarto mentre stava parlando al telefono con un prelato dell’arcidiocesi di Ravenna», riportiamo le parole di Ortolani. «Non so cosa si stessero dicendo, ma so che don Nicolò fu più volte rimproverato dalla curia con l’accusa di avere trattato i reperti in modo superficiale. Invece a mio parere il parroco di Savarna ha gestito tutto con la massima serietà e correttezza; al contrario delle alte sfere ecclesiastiche che si sono comportate in modo anomalo».

L’altro elemento inedito riguarda la metodologia del secondo esame commissionato dall’Arcidiocesi. Nel suo lavoro di inchiesta, Ortolani ha appurato che «il laboratorio dell’Ausl ha cercato la presenza dei batteri Serratia marcescens, che non c’entrano nulla col sangue». Dunque, a parere del giornalista «l’esito dei primi esami fatti in Veneto non è mai stato smentito. La diocesi è ancora in possesso del vetrino e del blocchetto di paraffina utilizzati per le analisi, che rappresentano la “scatola nera” della vicenda, ma si rifiuta di riconsegnarli». Lo scorso settembre l’avvocato Minutillo, per conto dei fedeli, ha presentato una diffida all’arcivescovo Ghizzoni per ottenere la restituzione immediata dei reperti, ma ad oggi non ha ricevuto risposta. Contattato da Ravenna&Dintorni, Ghizzoni ha detto di non voler rilasciare dichiarazioni e di avere «già fornito tutte le risposte necessarie» sulla vicenda.

Resta l’interrogativo sul comportamento della curia. «Finora la tecnica è stata quella del silenzio», evidenzia Ortolani. «Si pensa che tacendo non se ne parlerà più, ma non è così. Alcuni fedeli hanno segnalato l’accaduto in Vaticano, ottenendo l’attenzione di un cardinale vicino a Papa Leone XIV. L’ultima parola non è stata ancora detta». Ma perché tacere, anziché alimentare le ipotesi su un presunto miracolo che attirerebbe l’attenzione sulla piccola chiesa di Savarna? Secondo Ortolani la questione riguarda una diatriba sulla natura divina dell’eucarestia: «In più occasioni l’arcivescovo Ghizzoni ha affermato (sintetizziamo brutalmente il suo pensiero, ndr) che il corpo di Cristo non sarebbe realmente presente nell’ostia. Si tratta di affermazioni molto controverse a livello ecclesiastico e il miracolo di Savarna le smentirebbe. Ma al di là di questo, resta l’amarezza per la gestione superficiale della vicenda».

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