domenica
24 Maggio 2026

Cordoglio (anche) nel mondo del volley per la morte della 31enne Jessica Francisconi

Il mondo del volley ravennate è in lutto per la morte della 31enne Jessica Francisconi, per oltre dieci anni  libero tra serie D e C (gli ultimi anni “colonna” dei Portuali), prima di mollare l’estate scorsa per darsi al padel.

Per accertare le cause della morte, domani (lunedì 23 marzo) verrà eseguita l’autopsia: la 31enne avrebbe iniziato a sentirsi male già da mercoledì, fino alla chiamata al 118 nei giorni successivi. Poco dopo l’arrivo dei sanitari, venerdì, sarebbe andata in arresto cardiaco; inutili i tentativi di rianimarla in ospedale.

31enne di Savarna, Francisconi lascia il marito (Stefano Rambelli, in passato anche suo coach) e la figlia di soli 7 anni. Proveniente da una famiglia di agricoltori, nel 2019 ha fondato l’azienda Le Bacche del Benessere, che produceva una sorta di integratori “naturali”, per cui era stata anche premiata nell’ambito della rassegna Oscar Green della Coldiretti.

Appassionata anche di beach volley, era una cliente affezionata del bagno Marinamore di Marina di Ravenna, che in segno di rispetto questo weekend è rimasto chiuso per lutto.

 

 

Referendum: in provincia 295mila elettori chiamati a decidere sul futuro dei magistrati

Il 22 e 23 marzo 2026 in Italia si tiene un referendum costituzionale (il quinto della storia repubblicana). Si chiederà ai cittadini di confermare o meno una legge del Parlamento che modifica alcuni articoli della Costituzione. Si tratta della legge 253 approvata il 30 ottobre scorso che riforma alcuni aspetti della giustizia e viene indicata anche come legge Nordio, dal nome del ministro alla Giustizia del governo Meloni. Chi vota Sì conferma la legge e le modifiche, chi vota No lascia tutto com’è. In provincia saranno chiamati alle urne circa 295mila elettori (su 390mila abitanti). Si vota domenica 22 marzo dalle 7 alle 23 e lunedì 23 marzo dalle 7 alle 15. Di seguito i capisaldi della legge al voto.

Le novità: separazione delle carriere, due Cms e una corte disciplinare
La riforma introduce la cosiddetta separazione delle carriere per i magistrati: concorsi di ammissione diversi e diverse norme interne per i magistrati inquirenti, cioè i pubblici ministeri che conducono le indagini, e quelli giudicanti, cioè i giudici che emettono le sentenze. Altre importanti modifiche della legge Nordio riguardano il Consiglio superiore della magistratura (Csm), cioè l’organismo di autogoverno della categoria tramite il quale la Costituzione garantisce la sua autonomia e indipendenza in quanto terzo potere dello Stato, quello giurisdizionale. La riforma sdoppia anche in questo caso le funzioni, creando un Csm per ciascuna delle due carriere, e introduce inoltre una Alta corte disciplinare, che dovrà giudicare sugli illeciti di entrambe le magistrature definendo le relative sanzioni.

Come si passa da giudice a pm e viceversa
Oggi c’è un canale unico per accedere alla magistratura professionale. Occorre superare un concorso pubblico, bandito periodicamente dal ministero della Giustizia; i vincitori devono poi svolgere un tirocinio di 18 mesi, al termine del quale il Csm esprime il giudizio di idoneità.
Per i magistrati in servizio è da sempre previsto che possano passare dalle funzioni giudicanti a quelle requirenti e viceversa. La disciplina è contenuta in un decreto legislativo del 2006 modificato dalla riforma Cartabia nel 2022.
Ora un magistrato può di norma chiedere il cambio di funzioni una sola volta nel corso della carriera ed entro sei anni da quando matura per la prima volta la legittimazione al passaggio.

Quasi novemila magistrati in Italia, lo 0,5 percento cambia funzione
In base ai dati forniti del Csm, in Italia dal 2006 al 2024 i passaggi di funzione sono stati in media 46 all’anno. Nei dieci anni tra il 2015 e il 2024 sono stati in totale 362. In particolare, nel 2024, su 8.817 magistrati in servizio al 31 dicembre (6.621 giudicanti e 2.196 inquirenti), sono stati 42 i passaggi (0,48 percento dell’organico); numero comunque più elevato rispetto a quelli registrati negli anni immediatamente precedenti: 34 nel 2023, 25 nel 2022, 31 nel 2021 e 25 nel 2020.

Il sorteggio per comporre i nuovi Csm
Della legge Nordio è significativa la modifica del Csm. Attualmente è composto da 33 membri e presieduto dal presidente della Repubblica che vi partecipa di diritto. Altri membri di diritto sono il primo presidente e il procuratore generale della Corte di Cassazione. Gli altri 30 componenti sono eletti per i 2/3 da tutti i magistrati ordinari tra gli appartenenti a tutte le componenti della magistratura (e sono i cosiddetti 20 membri togati) e per 1/3 dal Parlamento riunito in seduta comune tra i professori universitari in materie giuridiche e avvocati che esercitano la professione da almeno quindici anni (i cosiddetti 10 membri laici).
Con la riforma rimarrebbero invariati i componenti di diritto (il presidente della Repubblica presiederebbe entrambi, il primo presidente della Cassazione farebbe parte del Csm giudicante e il procuratore generale della Cassazione del Csm requirente). E rimarrebbe invariata anche la proporzione numerica tra componenti laici e componenti togati.
Cambierebbe il metodo di elezione perché verrebbe introdotto un sistema di sorteggio. Un terzo dei componenti sarebbe estratto a sorte da un elenco, stabilito dal Parlamento in seduta comune, di professori ordinari di università in materie giuridiche e avvocati con almeno quindici anni di esercizio. Due terzi estratti a sorte tra magistrati giudicanti e i magistrati requirenti. La legge Nordio non individua l’organo a cui attribuire il potere di sorteggio. Si rinvia a una futura legge ordinaria per quanto riguarda la definizione delle procedure per il sorteggio, nonché per quanto attiene al numero di componenti da sorteggiare.
I due nuovi Csm avrebbero le stesse competenze dell’attuale in materia di assunzioni, assegnazioni, trasferimenti, valutazioni di professionalità e conferimenti di funzioni nei riguardi dei magistrati.

Le “correnti”
Il meccanismo del sorteggio viene promosso dai sostenitori della riforma come lo strumento che potrà limitare il peso delle cosiddette “correnti”, cioè i gruppi associativi interni all’Associazione nazionale magistrati (Anm) che non ha potere di contrattazione ma è una sorta di sindacato dei magistrati italiani. Come spiega il quotidiano Domani, la riforma non tocca l’esistenza delle correnti (i progressisti di Magistratura democratica e Area; i centristi di Unicost e i conservatori di Magistratura indipendente) ma il sorteggio impedisce che i gruppi si organizzino in liste alle elezioni del Csm e che grazie a questo coordinamento vengano eletti rappresentanti così scelti, come è oggi.
Attualmente, infatti, il Csm è composto da 7 togati di Mi; 6 di Area; 4 di Unicost; 1 di Md e 2 che non aderiscono a nessun gruppo.

Nasce un’alta corte unica per le questioni disciplinari
Rispetto all’attuale Csm, però, i due nuovi Csm perderebbero la potestà disciplinare: non potranno più giudicare pm e giudici sulla base delle norme e della deontologia. Questo potere disciplinare passerebbe infatti a un nuovo organismo.
L’Alta Corte disciplinare, composta da 15 membri: 3 nominati dal presidente della Repubblica tra professori ordinari di università in materie giuridiche e avvocati con almeno 20 anni di esercizio; 3 estratti a sorte da un elenco di professori ordinari di università in materie giuridiche e avvocati con almeno venti anni di esercizio deciso dal Parlamento in seduta comune; 6 estratti a sorte tra i magistrati giudicanti con almeno 20 anni di esercizio delle funzioni giudiziarie e che svolgono o hanno svolto funzioni di legittimità; 3 estratti a sorte tra i magistrati requirenti con almeno 20 anni di esercizio delle funzioni giudiziarie e che svolgono o hanno svolto funzioni di legittimità.
Il presidente dell’Alta Corte viene eletto tra i componenti nominati dal presidente della Repubblica e tra quelli estratti a sorte dall’elenco formato dal Parlamento.
Sarà una futura legge ordinaria a determinare gli illeciti disciplinari, le relative sanzioni, la composizione dei collegi e le forme del procedimento disciplinare, nonché di dettare le norme necessarie ad assicurare il funzionamento dell’Alta Corte, in modo che nel collegio siano rappresentati i magistrati giudicanti e i magistrati requirenti.

I costi
La riforma crea due nuovi organi (il secondo Consiglio superiore e l’Alta corte per il disciplinare) e quindi avrà un aumento di costi. Attualmente – tra funzionamento e indennità per i membri – il Csm ha uno stanziamento annuo di 32,5 milioni di euro. «È ipotizzabile – scrive sempre il quotidiano Domani – che con la riforma la spesa complessiva lieviti intorno agli 80 milioni di euro».

Lo schieramento dei partiti
Il referendum di marzo è anche una battaglia politica che contrappone maggioranza di governo e opposizione. Tutti i partiti di centrodestra che sostengono il governo sono a favore del Sì per la conferma della riforma. Per Fratelli d’Italia la riforma dice basta all’applicazione ideologica delle leggi da parte dei giudici. Giorgia Meloni ha più volte assicurato che non si dimetterà in caso di bocciatura alle urne. Per Forza Italia è una battaglia storica ispirata da Silvio Berlusconi. Per la Lega «è un’occasione per i magistrati perbene liberi da correnti». Noi Moderati la considera un rafforzamento delle garanzie, dell’autonomia e della credibilità del sistema giudiziario. Sul fronte delle opposizioni c’è una sostanziale convergenza sul no, tranne Azione e Più Europa. Pd, M5s e Avs spingono per la bocciatura affermando che le esigenze della giustizia riguardano le condizioni delle carceri e del personale del sistema giudiziario. Dentro al Pd però esiste qualche voce a favore.
Italia Viva lascia libertà di coscienza ai suoi iscritti. Azione e Più Europa apprezzano la separazione delle carriere.

Chi può chiedere la consultazione del popolo
La Costituzione italiana prevede che l’iter di approvazione delle leggi di modifica della Costituzione stessa segua il cosiddetto procedimento aggravato. Serve una doppia deliberazione in ciascuna Camera del Parlamento (con un intervallo di almeno tre mesi e approvazione a maggioranza assoluta in seconda lettura) e un referendum confermativo qualora non sia stata raggiunta la maggioranza di tue terzi.
Il referendum popolare può essere richiesto da almeno mezzo milione di cittadini, oppure da cinque consigli regionali oppure da un quinto dei membri di ciascuna Camera. Non c’è quorum: il voto è valido qualunque sia l’affluenza. Fino al 1970, anno di entrata in vigore della legge di attuazione del referendum nel suo complesso, le leggi di rango costituzionale potevano essere approvate solo con maggioranza dei due terzi. Successivamente al 1970 si sono svolti quattro referendum costituzionali (quello sulla giustizia è il quinto). Negli altri casi in cui non è stata raggiunta la maggioranza dei due terzi dei componenti di ciascuna delle assemblee, non è stata presentata la richiesta di consultazione popolare.

I precedenti
La richiesta di referendum costituzionale è stata presentata per la prima volta nel 2001 in relazione alla legge di revisione del titolo V della seconda parte della Costituzione, e tale legge costituzionale è stata approvata dalla maggioranza dei voti validi. Nel 2006 è stata poi sottoposta a referendum una legge di revisione relativa all’intera Parte seconda della Costituzione, ma stavolta la maggioranza si è espressa in senso contrario all’approvazione. Nel 2016 il popolo ha respinto un’altra legge di revisione sempre rivolta a modificare un gran numero di disposizioni relative alla Parte seconda della Costituzionale. Nel 2020 e venne approvata la riduzione del numero dei parlamentari.

L’Olimpia Teodora vince ancora e allunga in testa alla classifica: la serie A3 è sempre più vicina

L’Olimpia Teodora, davanti ai propri tifosi del Pala Costa, vince con un secco 3-0 (25-20, 25-17, 25-21) anche contro le fiorentine del Montesport Montespertoli e si avvicinano sempre più alla promozione nella nuova serie A3 del volley femminile.

Si tratta della 17esima vittoria su 20 partite per le ravennati, prime in classifica con un vantaggio di 6 punti su Ripalta Cremasca e di ben 9 lunghezze sulla Pediatrica Bindi, quarta in classifica (saranno promosse direttamente le prime tre classificate al termine della stagione regolare, senza playoffi).

Domenica prossima trasferta sulla carta piuttosto agevole a Riccione (terzultimo); poi mancheranno solo 5 partite e si potrà iniziare a fare qualche calcolo…

 

Le pagelle del Ravenna che ha battuto il Livorno: Esposito da clonare. Solo un’insufficienza

Le pagelle del Ravenna che ha battuto il Livorno (qui la nostra cronaca e i tabellini)

POLUZZI 6: normale amministrazione.

BIANCONI 6: aggressivo, sempre al limite del fallo, difficile da affrontare per un attaccante.

ESPOSITO 7: poco impensierito in difesa, giganteggia quando entra nel campo palla al piede. Nel primo tempo cerca di dare la scossa ai compagni e va pure vicino al gol, nel secondo serve a Spini un assist al bacio. Ce ne vorrebbero di più, di Esposito in campo.

SOLINI 6: non precisissimo, ma sempre sul pezzo (dal 1′ st DONATI 6: da braccetto di destra fa il suo senza strafare. Non ce n’era bisogno).

DA POZZO 6,5: partita dai due volti; nella prima mezzora sbaglia qualche scelta di troppo e sembra un po’ sbadato. Cresce alla distanza e mette diversi palloni interessanti in area di rigore, andandosene via anche in bello stile.

LONARDI 6: mezzo voto in meno per alcuni “ultimi passaggi” che uno come lui non può sbagliare e che avrebbero potuto cambiare la partita anche prima (o chiuderla definitivamente). Poi però prende in mano il centrocampo con personalità.

MANDORLINI 6: sufficienza risicata risicata, dopo un primo tempo in cui sembra un po’ in affanno (anche perché non era certo abituato, a quasi 38 anni, a giocare così tanti minuti). Entra in campo bello deciso a inizio ripresa (dal 36′ st Corsinelli sv).

TENKORANG 6,5: la sua sgassata con assist per Fischnaller cambia la partita. Quando si butta negli spazi va il doppio dei suoi avversari e dopo il gol del vantaggio prende fiducia. Mezzo punto in meno per un primo tempo in cui è impreciso tecnicamente e spesso fa la scelta sbagliata (facendo pure arrabbiare mister Mandorlini, stando ai suoi gesti in panchina…). (dal 45′ st Rrapaj sv)

BANI 7: nel primo tempo un gol se lo mangia, e stropiccia malamente alcuni cross, ma sale con continuità e si fa notare per l’intraprendenza. Gran gol che indirizza la partita (dal 36′ st Falbo sv).

FISCHNALLER 7: un cecchino, ma non solo, sempre generoso, grande mentalità, lavora sempre anche per la squadra. Qualche imprecisione nel primo tempo, che fa subito dimenticare buttando dentro l’assist di Tenkorang.

MOTTI 5,5: merita l’unica insufficienza di giornata, ma il suo ritorno da titolare è sicuramente una buona notizia. Non può essere in condizione, ha bisogno di giocare, potrebbe essere il nuovo acquisto del Ravenna in vista dei playoff (dal 22′ st SPINI 6: molto attivo, poco concreto. Comunque ingresso positivo).

Avvio sprint nel secondo tempo e il Ravenna torna alla vittoria dopo un mese: battuto 2-0 il Livorno

RAVENNA-LIVORNO 2-0
RAVENNA (3-5-2): Poluzzi; Bianconi, Esposito, Solini (1′ st Donati); Da Pozzo, Mandorlini (36′ st Corsinelli), Lonardi, Tenkorang (45′ st Rrapaj), Bani (36′ st Falbo); Motti (22′ st Spini), Fischnaller. A disp.: Anacoura, Morigi, Di Marco, Okaka, Rossetti, Calandrini, Scaringi, Sermenghi, Karim, Italeng.
LIVORNO (4-3-1-2): Seghetti;  Ghezzi, Noce, Camporese, Falasco (25′ st Tosto); Luperini (39′ st Biondi), Hamlili, Bonassi; Peralta (25′ st Marchesi); Di Carmine (25′ st Malagrida), Dionisi (39′ st Vayrinen). A disp.: Tani, Ciobanu, Gentile, Odjer, Panaioli, Haveri, Manari, Baldi, Mawete. All. Venturato.
ARBITRO: Sacchi da Macerata.
RETI: 4′ st Fischnaller, 11′ st Bani.
AMMONITO: Marchesi.
ANGOLI: 6-4
TIRI (in porta): 7 (4) – 7 (3).

A questo link le nostre pagelle

A un mese esatto dall’ultima volta (1-0 contro la Sambenedettese) il Ravenna torna alla vittoria al Benelli contro il Livorno, grazie a un avvio sprint di secondo tempo, giusto in tempo di risentire i cori della curva, ancora una volta in silenzio nel primo tempo per protesta contro le continue limitazioni alle trasferte dei tifosi (anche oggi quelli del Livorno erano forzatamente assenti).

Tornando al campo, decisivi i due gol a inizio ripresa di Fischnaller (ben servito da Tenkorang dopo una folata sulla sinistra) e Bani (gran tiro a giro con il suo piede debole, stessa porta e stesso angolo di Donati contro il Perugia). Svaniscono così i fantasmi tornati insistentemente sul Benelli nel primo tempo (altro 0-0 con i mugugni di parte della tribuna), con le scelte di Mandorlini che non avevano dato inizialmente la scossa sperata. Giallorossi in campo con un 3-5-2 piuttosto classico con la novità di Lonardi mezzala destra (Mandorlini invece davanti alla difesa; Tenkorang mezzala sinistra) e il finalmente recuperato Motti schierato titolare a distanza di tanti mesi dall’ultima volta. Il Ravenna parte forte nei primi minuti ma poi il Livorno trova le contromisure e tiene bene il campo, trovando pian piano coraggio, pur senza riuscire a essere davvero pericoloso. Ghiotte occasioni invece per il Ravenna con Bani e un grande, anche oggi, capitan Esposito.

Nella ripresa, i due gol nei primi dieci minuti è come se togliessero un peso ai giallorossi che tornano a giocare la palla e a divertirsi come successo in molte partite casalinghe di inizio stagione.

L’Ascoli (che riposava) secondo in classifica è ora distante 4 punti e nel prossimo turno sarà impegnato in casa della capolista Arezzo nello scontro diretto che potrebbe decidere il primo posto. Il Ravenna sarà invece a Gubbio.

Riuso di abiti e inclusione lavorativa: il progetto Dress Again trasloca in una sede più ampia

A Faenza cambia sede “Dress Again”, il progetto composto da un negozio e un laboratorio sociale per il riuso degli abiti, la sostenibilità ambientale e i percorsi di inclusione sociale e lavorativa promosso nel 2016 dall’associazione Farsi Prossimo Odv grazie ai fondi 8×1000 della Caritas diocesana. Da corso Garibaldi a corso Mazzini 52/1 da lunedì 23 marzo 2026. L’inaugurazione ufficiale della nuova sede è in programma sabato 4 aprile alle 11 con un evento aperto alla cittadinanza.

Nel nuovo negozio di corso Mazzini sarà possibile donare abiti puliti e in ottimo stato durante gli orari di apertura, contribuendo al riuso, all’ambiente e alla riduzione degli sprechi.

La nuova sede nasce anche grazie al progetto “Filo Giusto”, che promuove percorsi di inclusione e inserimento lavorativo per persone vittime di forme di sfruttamento lavorativo. I nuovi spazi consentiranno di ampliare le attività della sartoria sociale e del negozio secondhand e vintage.

Nel laboratorio di sartoria saranno attivate sei postazioni dedicate a tirocini retribuiti, affiancate dalla guida della sarta professionista Loretta. Inoltre, Maniwe, che aveva concluso il proprio percorso di tirocinio con Dress Again due anni fa entra ora nello staff, affiancando la sarta e contribuendo alla formazione delle nuove tirocinanti. Anche il negozio si rafforza come luogo di inclusione: saranno infatti quattro le postazioni dedicate a volontariato protetto e tirocini, seguiti e accompagnati dalle volontarie e dagli operatori del progetto.

Dress Again continuerà così a essere molto più di un negozio: uno spazio di comunità dove solidarietà, attenzione all’ambiente e opportunità di lavoro si incontrano, rimettendo in circolo abiti di qualità e offrendo nuove possibilità a persone in situazione di fragilità.

Addio cassonetti interrati. Fdi: «Fallimento a carico dei cittadini». Ma Faenza e Cervia li installano

A Ravenna in due piazze del centro storico saranno eliminati i cassonetti interrati con colonnina di conferimento a livello stradale. Lo ha annunciato Hera. «L’ennesimo spreco di denaro pubblico certificato», commenta Nicola Grandi, consigliere comunale di Fratelli d’Italia.

In piazza Costa davanti al mercato coperto vennero inaugurati nel 2009, in piazza Anita Garibaldi davanti al liceo nel 2012: «Erano state presentate come simbolo di innovazione, oggi vengono smantellate perché inutili e troppo care da mantenere. Ogni isola interrata costa da 350mila a circa 378mila euro, In totale più di 750mila euro spesi dalla collettività per due sole installazioni».

Ma il dato più grave per l’ex candidato sindaco è un altro: «Non parliamo di opere vecchie o di infrastrutture arrivate a fine vita, parliamo di un progetto che non ha mai funzionato davvero come previsto. Queste strutture hanno avuto meno di dieci anni di reale piena operatività. Tra cantieri, problemi e cambi di strategia, il costo effettivo per la città è stato quindi di 80-90mila euro all’anno per due sole isole senza quantificare le manutenzioni». Per essere precisi, l’isola di piazza Costa è rimasta ferma per anni durante i lavori del mercato coperto. «Poi nel 2023 l’intero sistema è stato di fatto superato dal porta a porta».

E ora anche la rimozione avrà un costo: «Una stima prudenziale indica tra 50mila e 100mila euro per ciascuna isola, considerando demolizione degli impianti interrati, smaltimento, opere edili e ripristino delle pavimentazioni. Insomma, altri 100-200mila euro a carico della collettività. In totale tra realizzazione e rimozione siamo tra 850mila euro un milione».

Senza dimenticare che il sistema non ha mai dato prova di un funzionamento impeccabile: «Commercianti, residenti e operatori hanno segnalato più volte disservizi, cattivi odori, guasti frequenti e difficoltà di utilizzo. Un’infrastruttura contestata fin dall’inizio, mai realmente risolta nei suoi problemi. Siamo davanti a un semplice cambio di servizio, ma a un fallimento politico e amministrativo evidente: si investe senza una visione, si cambia rotta dopo pochi anni e si lascia il conto ai cittadini».

Mentre a Ravenna si annuncia la rimozione, a Cervia e Faenza sono in corso i lavori per l’installazione di isole ecologiche interrate identiche. E ovunque è in servizio Hera.

Roberta Conti, capogruppo della Lega in consiglio comunale a Faenza, non ci sta: «Non siamo di fronte a una semplice differenza di vedute, ma a un problema serio di coerenza amministrativa. Quando si realizza un progetto pubblico, i costi non si scoprono dopo. Si conoscono prima. E soprattutto si devono valutare i costi di gestione nel tempo, quelli che ricadono direttamente sulle tasche dei faentini. Se oggi altrove si torna indietro in nome del decoro urbano e dei costi di manutenzione, significa che quel modello non ha funzionato. E allora perché a Faenza si insiste su una strada che presenta già evidenti criticità?».

Il nuovo partito di Vannacci a Ravenna: il comitato di Futuro Nazionale nasce con 50 iscritti

Anche a Ravenna arriva Futuro Nazionale, la formazione politica lanciata dal generale Roberto Vannacci dopo aver lasciato la Lega. Filippo Battaglia è il presidente del comitato costituente che parte con 50 iscritti.

«L’obiettivo è riaccendere il dibattito politico tra i cittadini – spiega Battaglia – e proporre soluzioni reali per un’area molto attiva della Romagna, che oggi affronta problemi sempre più complessi. Questa iniziativa nasce perché tanti cittadini non si riconoscono più nelle politiche attuali e chiedono maggiore attenzione ai bisogni delle comunità locali. Dalle famiglie alle imprese, ai giovani che spesso devono cercare lavoro altrove, vogliamo creare un collegamento tra le esigenze dei cittadini e le istituzioni».

Tra i temi principali del comitato c’è la sicurezza: «Non è solo un slogan, ma un diritto fondamentale che passa dal contrasto alla microcriminalità e da un controllo costante del territorio. Città e frazioni devono diventare luoghi vivi e sicuri, dove cittadini, commercianti e famiglie si sentano protetti». Un altro tema importante è la sanità: «Futuro Nazionale – si legge testualmente nella nota inviata alla stampa – chiede di ridurre le liste d’attesa e la mancanza di personale, ricordando l’importanza di potenziare la sanità pubblica e i servizi locali, garantendo tempi certi per le prestazioni e un accesso equo alle cure».

Vannacci è legato a Ravenna da due episodi di diversa natura. Nella città ha vissuto da bambino, come ricorda nel suo libro “Il mondo al contrario”, e dal palco della festa dell’Unità fu chiamato “coglione” da Pierluigi Bersani facendo partire una causa che lo ha visto sconfitto.

Nelle prossime settimane sono previsti incontri pubblici e momenti di confronto coi cittadini promossi dal comitato di Futuro Nazionale.

Recensioni ironiche di preti, messe e chiese su Tiktok: 31enne indagato per vilipendio

Un 31enne ravennate è indagato per vilipendio della religione e offese a una confessione religiosa dopo aver pubblicato su Tiktok alcuni video con recensioni di messe e chiese a Ravenna. L’iscrizione nel registro degli indagati, secondo quanto riportano i quotidiani locali Resto del Carlino e Corriere Romagna, è avvenuta nei mesi scorsi. Non è chiaro chi abbia presentato la denuncia, ma il reato è procedibile d’ufficio.

La vicenda nasce da alcuni contenuti pubblicati tra dicembre 2025 e inizio 2026: sei i video acquisiti, nei quali il creator – che sul social conta migliaia di follower – commenta in chiave ironica celebrazioni religiose e ambienti ecclesiastici. Nei video il ragazzo entra in chiesa senza interrompere le funzioni e propone una sorta di recensione, con toni scherzosi e dissacranti: dalla location alle panche, fino all’outfit del prete. In alcuni casi utilizza linguaggi e riferimenti ironici, dal calcio al mondo fantasy, commentando momenti della liturgia e il rito dell’eucaristia, definita ad esempio come “piatto del giorno”. Tra le chiese citate nei contenuti figurano Santa Croce, Santa Maria in Porto, San Pier Damiano e il Duomo.

Rincaro gasolio, camionisti autoconvocati annunciano tre giorni di sciopero al porto

Gruppi di autotrasportatori autoconvocati, non appartenenti ad alcuna associazione di categoria, hanno annunciato tre giorni di manifestazioni (23-24-25 marzo) al porto di Ravenna per protestare contro l’aumento dei costi di esercizio, in particolare il rincaro dei carburanti. Lo si apprende da un comunicato inviato alle redazioni locali oggi, 21 marzo, dal Comitato unitario autotrasporto della provincia di Ravenna (Cuar) che riunisce Cna Ravenna, Confcooperative Romagna-Estense, Confartigianato Ravenna e Legacoop Romagna.

Il Cuar non condivide la scelta del gruppo di promuovere una manifestazione locale nel corso di un confronto con la committenza e nonostante il decreto del Governo che interviene con provvedimenti destinati ad attenuare l’aumento ingiustificato del costo del gasolio. «Non è stato possibile condividere un confronto strutturato e propositivo con gli autotrasportatori autoconvocati», si legge nella nota del Cuar.

La preoccupazione del Cuar riguarda il possibile impatto sul funzionamento del porto di Ravenna e le conseguenze economiche per il sistema produttivo, ma anche il rischio che possano verificarsi tensioni o criticità nei confronti di autotrasportatori che non aderiranno alla protesta. «Per questo motivo auspichiamo la massima collaborazione, vigilanza e presidio da parte delle autorità locali e delle forze dell’ordine, affinché le manifestazioni si svolgano nel rispetto delle regole, della sicurezza e della libertà di lavoro».

Il Comitato e le imprese aderenti alle associazioni di categoria che lo compongono prendono fin da ora le distanze dalla manifestazione di protesta, «nonché da qualsiasi azione che possa arrecare danno all’attività del porto, degli spedizionieri, delle imprese e dei lavoratori del porto e dell’autotrasporto».

A livello territoriale, il dialogo promosso dal Comitato con tutti gli attori della filiera ha portato a un risultato che viene definito «significativo» nel confronto con l’Associazione degli Spedizionieri di Ravenna: una convergenza sulla necessità di riconoscere a cadenza bisettimanale, l’impatto dell’aumento del gasolio sui servizi di trasporto, ponendo le basi per adeguamenti tariffari più equi e sostenibili. «Si tratta di un esito rilevante, che conferma come il dialogo responsabile tra le parti sia lo strumento più efficace per affrontare le criticità del comparto».

La lista “Cervia ti amo” si fa da parte: critiche ai metodi del centrosinistra

Il direttivo della lista civica “Cervia ti amo” annuncia che non si presenterà alle prossime elezioni amministrative di maggio 2026. La lista aveva criticato il Pd per aver calato dall’alto, senza confronto con la possibile coalizione, il nome dell’ex assessore Mirko Boschetti come nuovo candidato del centrosinistra. «Ogni nostro sforzo per cambiare il metodo del centrosinistra e le politiche di questa città è stato vano – si legge in un comunicato per i giornali –. Restare per fare solo battaglie di bandiera non ha più senso. Ci facciamo da parte. Ci auguriamo, per il bene della democrazia e dei cervesi, che possa ancora emergere un’alternativa credibile».

La lista fu capace nel 2019 di sfiorare il 6 percento delle preferenze nella coalizione di centrosinistra a sostegno di Massimo Medri. Nel 2024, invece, «facemmo una scelta di rottura sostenendo con una candidatura la lista civica di Massimo Mazzolani nel centrodestra, fu un passaggio sofferto, dettato dalla speranza di poter finalmente incidere. Oggi, quella speranza si è esaurita».

All’inizio di marzo la lista aveva proposto il nome dell’ex sindaco Pd (dal 2004 al 2014) Roberto Zoffoli quale candidato a primo cittadino “della società civile”. Un nome che avrebbe messo d’accordo anche una parte della base del Pd.

«Siamo nati e rimasti una forza civica di centrosinistra – si legge nella nota firmata dal direttivo composto da Silvia Elena Berlati, Alain Conte, Pietro Ancarani, Alessandro Lualdi, Enrico Ronchi e Gianni Bosi –. Non abbiamo mai cercato di imporre diktat; volevamo solo arrivare al tavolo con una proposta condivisa, dignitosa e, soprattutto, figlia di un percorso comune. Nel 2019 il metodo funzionò: la candidatura di Medri passò per le primarie, uno strumento democratico che ci vide tutti protagonisti. Con Missiroli, la musica è cambiata: nessuna consultazione, nessuna condivisione. Una scelta calata dall’alto e da chi oggi si propone di guidare la città.
Stavolta avevamo fatto persino un passo in più, trovando la quadra su un nome che mettesse d’accordo tutte le forze alleate. Un lavoro di mediazione paziente che è stato però ignorato e sminuito».

La lista parla di realtà deprimente: «Le liste civiche e i partiti minori vengono sistematicamente svuotati di senso e dignità. Le decisioni vere si prendono altrove, su tavoli lontani dai cittadini, e arrivano in città già impacchettate. Il dialogo diventa un simulacro, mentre la politica qui si riduce ad una spartizione di posti decisa a tavolino. I temi? In secondo piano, come sempre».

Infrange il divieto di accesso alla zona della stazione, 19enne portato in carcere

La polizia di Stato di Ravenna ha arrestato un 19enne tunisino già indagato nell’operazione antidroga “Smoke Corner” contro lo spaccio ai giardini Speyer. In quell’occasione per il giovane era stato disposto il divieto di dimora nel comune di Ravenna, ma dopo la segnalazione di diverse violazioni al divieto, è arrivato un aggravamento della misura cautelare: il giudici ha disposto la custodia in carcere

Nel pomeriggio del 19 marzo il giovane, irregolare sul territorio e con precedenti, è stato individuato dagli agenti della squadra mobile e arrestato in piazzale Farini per essere portato presso in carcere di Ravenna.

Nello stesso contesto è stato denunciato per l’inottemperanza all’ordine del questore di lasciare il territorio nazionale e la violazione dei provvedimenti Dacur (Daspo Urbano) emessi dalla divisione anticrimine che gli vietavano di frequentare la zona della stazione ferroviaria, dei Giardini Speyer e di vari locali pubblici presenti nell’area citata.

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