domenica
24 Maggio 2026

Faenza, marciapiedi da rifare in piazza San Francesco: previsto un mese di lavori

Il centro storico di Faenza sarà interessato, a partire da lunedì 23 marzo, da un cantiere per il rifacimento della pavimentazione dei marciapiedi in pietra di Luserna in piazza San Francesco. I lavori, che si protrarranno per diverse settimane, comporteranno una riorganizzazione temporanea della viabilità e della sosta nell’area. Le planimetrie visibili nella galleria di immagini nella pagina mostrano nel dettaglio le aree di cantiere e le relative restrizioni nelle tre fasi del cantiere.

La prima fase partirà lunedì 23 marzo e si concluderà venerdì 3 aprile, o comunque al termine delle lavorazioni previste per questo stralcio. In questo periodo, nella fascia oraria compresa tra le 7 e le 18, sarà istituito il divieto di transito in piazza San Francesco nel tratto tra il fianco del Parco verso il semaforo e il retro dell’area verde (evidenziato in rosso nelle mappe); l’accesso alla piazza sarà consentito solo ai residenti. Parallelamente, negli stessi orari, vigerà il divieto di sosta con rimozione forzata nell’area di fronte alla chiesa limitatamente agli stalli a spina di pesce (tratti tratteggiati in giallo).

La seconda fase degli interventi è programmata da martedì 7 a venerdì 10 aprile. Durante questi giorni il transito veicolare sarà regolarmente ripristinato. Resterà tuttavia attivo il divieto di sosta con rimozione forzata dalle 7 alle 18 nelle zone negli stalli a spina di pesce di fronte la chiesa e lungo la parte di piazza verso piazza della Liberta (in giallo dalla planimetria dello stralcio 2), per consentire il proseguimento delle opere di pavimentazione sui margini stradali.

L’ultima fase del cantiere si aprirà lunedì 13 per concludersi, salvo imprevisti, venerdì 24 aprile. Anche in quest’ultimo passaggio le limitazioni riguarderanno principalmente la sosta: sarà infatti confermato il divieto con rimozione forzata tra le 7 e le 18 nei tratti di piazza san Francesco lato Piazza della Libertà e il tratto di corso Garibaldi prospicente l’ingresso dell’area verde (segnalati in giallo nella planimetria dello stralcio 3). Per tutta la durata dei lavori, il percorso pedonale interessato dagli scavi sarà interdetto e delimitato da recinzioni di sicurezza, ma verrà sempre assicurato almeno un accesso pedonale utilizzabile per l’ingresso al parco.

Il personale dell’impresa esecutrice si occuperà di fornire le indicazioni necessarie a residenti e frontisti per raggiungere le proprie destinazioni e garantirà sempre il passaggio ai mezzi di soccorso in caso di emergenza. Eventuali variazioni al programma, dovute a esigenze tecniche o condizioni meteo avverse, verranno comunicate attraverso l’integrazione della segnaletica stradale temporanea.

Morrone ricorda Bossi: «Un genio visionario, ti promettiamo che non molleremo mai»

All’età di 85 anni è morto Umberto Bossi, fondatore del partito Lega Nord nel 1989, e il deputato Jacopo Morrone, segretario della Lega Romagna, lo ricorda con alcune parole.

«Bossi è stata una figura assoluta, un leader autentico, un genio visionario che ha cambiato un’epoca con i principi fondanti della filosofia politica leghista ‘libertà, autonomia, federalismo’, da considerare rivoluzionari nel momento in cui nacque il Movimento ma che poi hanno influenzato il dibattito politico italiano nel suo complesso. È questa l’eredità immensa che Bossi ci ha trasmesso: la Lega, che non è solo una forza politica che si evolve nel tempo seguendo il progresso ma è anche un’idea di vita, una visione del mondo e della storia che affonda le radici nella tradizione. La Lega è cresciuta e si è evoluta ma ha mantenuti intatti quei valori, quel patrimonio di ideali, quella coerenza che sono scaturiti dall’idea formidabile di Bossi. Caro Umberto, un abbraccio da tutti noi e la promessa che non molleremo mai. Il futuro ci è davanti: siamo certi che tu vorresti vederci conservare una visione comune mantenendoci saldi nella direzione che abbiamo intrapreso con lo spirito innovativo che ci contraddistingue, anticipando i tempi e aprendo nuove strade come è nella nostra tradizione».

«Via Baiona e via Canale Magni sono da rifare»: 887 firme in 7 giorni per la petizione di due sorelle pensionate

Una petizione lanciata da due sorelle pensionate, per chiedere la sistemazione delle vie Baiona e Canale Magni tra Ravenna e Porto Corsini, ha raccolto 887 firme in sette giorni. Le firme sono state consegnate al Comune oggi, 20 marzo.

«È partito tutto da noi due – dicono Rosella e Maria Cristina Barboni –, senza il supporto di organizzazioni politiche, sindacali o locali, grazie alla collaborazione degli esercenti dei lidi nord che si sono resi disponibili a pubblicizzare l’iniziativa ai loro clienti e grazie ad alcuni lavoratori di aziende in via Baiona che, venuti a conoscenza della raccolta firme, si sono attivati per sensibilizzare i loro colleghi».

Le sorelle Barboni percorrono quotidianamente le vie menzionate: «Esasperate dallo stato disastroso del manto stradale e dalla pericolosità delle strade, dopo aver denunciato questo stato di cose in più occasioni, ci siamo dette che qualcosa andava fatto e raccogliendo le lamentele dei nostri concittadini, abbiamo pensato di avviare una raccolta firme. Siamo rimaste favorevolmente colpite da tanta adesione spontanea e questo significa che il problema evidenziato è molto sentito e denota, inoltre, una grande stanchezza per l’indifferenza mostrata fino ad ora da parte delle autorità competenti. Le quasi novecento persone che hanno firmato si attendono un riscontro positivo alle loro richieste e comunque, trattandosi di una petizione avranno diritto ad una risposta».

La Statua del Marinaio ora è sul molo di Porto Corsini

Il molo Sanfilippo di Porto Corsini da oggi, 20 marzo, ospita il monumento ai caduti del mare, chiamato anche statua del Marinaio. La cerimonia di inaugurazione del nuovo posizionamento, dopo il trasferimento dalla banchian del Candiano nei pressi del cimitero di Ravenna, è stata anche il primo degli eventi del 2026 inseriti nel calendario di appuntamenti per il titolo di capitale italiana del mare.

L’opera, fortemente voluta dall’Anmi (Associazione nazionale marinai d’Italia) negli anni Cinquanta per ricordare i marinai locali caduti durante la seconda guerra mondiale, fu inaugurata il 3 aprile 1960 e per decenni ha rappresentato un punto di riferimento per chi entrava e usciva dalla darsena. Il monumento, opera dello scultore ravennate Giannantonio Bucci, è costituito da tre elementi in travertino: la statua del marinaio e due bassorilievi recanti la preghiera del marinaio e lo stemma della Marina Militare.

Con l’evoluzione dell’area portuale il monumento era stato progressivamente decentrato, perdendo la sua funzione simbolica. Dopo il raduno nazionale dei Marinai d’Italia del 2015 a Ravenna è iniziato il percorso che ha portato al restauro e alla nuova collocazione. Un apposito comitato tecnico-scientifico è stato costituito al fine di individuare le tecniche idonee a proteggere l’opera durante le fasi di spostamento e ricollocazione sul nuovo basamento. Dopo una campagna di test preliminari sono state eseguite operazioni di pulitura per eliminare depositi che si erano accumulati sulla superficie nei decenni di esposizione all’aperto. L’aspetto originale dell’opera è stato ripristinato attraverso la realizzazione di stuccature e la ricostruzione degli elementi decorativi aggettanti mancanti. Il restauro è stato eseguito dal laboratorio di restauro della Fondazione Ravennantica. L’intervento, diretto da Paola Perpignani, sarà oggetto di tesi, con approfondimenti storici, artistici e scientifici, a cura della giovane laureanda, Livia Saglia, iscritta al corso di Conservazione e Restauro dell’Università di Bologna.

Il trasferimento della statua è stato contestato da alcune persone presenti a Porto Corsini con striscioni. La sezione ravennate dell’associazione ambientalista Italia Nostra parla di «un nanetto da giardino mandato a morire in riva al mare». L’associazione critica l’operazione: «La preziosa e bellissima statua viene messa in riva al mare, vicino al costruendo terminal crociere, senza valutare che è stata scolpita nel travertino, pietra molto porosa, sensibilissima agli agenti atmosferici aggressivi e all’aerosol di salsedine tipici dell’ambiente marino, senza alcun parere qualificato che certificasse l’idoneità ad una collocazione così problematica»

Italia Nostra richiama la tutela dell’opera che risulterebbe realizzata nel 1954 da artista non più vivente, e quindi con più di 70 anni: «Questo significa che ogni intervento andava valutato seguendo le stringenti regole del Codice dei beni culturali che si applicano ai monumenti, e invece è stata trattata al pari di un nanetto da giardino, manipolabile a piacimento. Il Comune di Ravenna si è arrampicato sugli specchi sostenendo che si parlava di un monumento nel suo complesso, ovvero dell’installazione realizzata nel 1960 per ospitare la statua, e quindi di non ancora 70 anni, cioè priva di rilevanza culturale tale da essere sottoposta a tutela, e che le condizioni atmosferiche sono le medesime in riva al mare e a 5,2 km in linea d’aria da esso, nella precedente collocazione sul Candiano vicino al cimitero».

Cosa sono Cpr? Dieci in Italia: nel 2024 seimila ingressi, meno della metà rimpatriati

Sullo sfondo dell’indagine della polizia sul reparto di Malattie infettive c’è il quadro di leggi che regolano la gestione dell’immigrazione. Proviamo a chiarire i concetti principali.

La detenzione amministrativa
È la condizione di privazione della libertà personale riservata ai cittadini stranieri provenienti da Paesi non Ue e non in regola con le norme di soggiorno. I presupposti sono indicati da un decreto legislativo del 1998, il cosiddetto “Testo Unico Immigrazione”. Si tratta di persone in condizione di irregolarità del soggiorno, persone che non hanno mai chiesto o ottenuto un regolare permesso di soggiorno o alle quali il permesso di soggiorno è stato revocato o è scaduto – spesso per motivi scollegati dalla propria volontà e responsabilità, ma dovuti alle strettoie burocratiche dei procedimenti amministrativi in materia di immigrazione – e non c’erano i presupposti per rinnovarlo.

Decreto di espulsione
Al cittadino extra comunitario senza un regolare permesso di soggiorno viene notificato un provvedimento firmato dal prefetto che si chiama decreto di espulsione dallo Stato. Se non è possibile eseguire con immediatezza l’espulsione mediante accompagnamento alla frontiera a causa di situazioni transitorie che ostacolano la preparazione del rimpatrio o l’effettuazione dell’allontanamento, allora il questore dispone che lo straniero sia trattenuto per il tempo strettamente necessario nel Cpr, centro di permanenza per i rimpatri, più vicino. Il provvedimento del questore deve essere trasmesso entro 48 ore al giudice di pace per la convalida e viene quasi sempre convalidato. In poche parole, la detenzione amministrativa è lo strumento per eseguire l’espulsione dal territorio nazionale tutte le volte in cui non possa essere eseguito immediatamente l’allontanamento del cittadino straniero.

I Cpr creati dalla legge Minniti-Orlando (centrosinistra)
Le strutture per la detenzione amministrativa in attesa che venga eseguito un provvedimento di espulsione. Introdotti nel 1995 con il decreto legge Dini (centrodestra) e poi ufficialmente istituiti nel 1998 dalla legge Turco-Napolitano (centrosinistra) come Cpt (centri di permanenza temporanea), nel 2002, con l’approvazione della legge Bossi-Fini (centrodestra), vennero rinominati Cie (centri di identificazione ed espulsione) e nel 2017 con la legge Minniti-Orlando (centrosinistra) si è arrivati alla definizione attuale. In Italia esistono attualmente dieci Cpr, per un totale di circa 1.300 posti, situati a Milano, Gradisca d’Isonzo (Gorizia), Ponte Galeria (Roma), Palazzo San Gervasio (Potenza), Macomer (Nuoro), Brindisi, Bari, Trapani, Caltanissetta e Torino. Formalmente non sono prigioni, ma hanno più o meno la stessa struttura e lo stesso regime di cattività: non si possono ricevere visite e, tranne alcune eccezioni, non c’è modo di comunicare con l’esterno. Dal momento che la permanenza dovrebbe essere temporanea, non esistono percorsi educativi e ricreativi.

Detenuti (anche) senza reati
Tra chi è trattenuto nei Cpr possono esserci anche persone accusate di reati, ma l’ordinamento ammette che anche persone incensurate, che non hanno mai commesso reati, possano essere destinatarie di un decreto di espulsione e possano finire nel circuito. Il trattenimento nei Cpr è disposto con priorità per coloro che siano considerati una minaccia per l’ordine e la sicurezza pubblica o che siano stati condannati, anche con sentenza non definitiva, per reati di particolare allarme sociale come la violenza sessuale nonché per coloro che siano cittadini di Paesi terzi con i quali sono vigenti accordi di cooperazione.

Visita medica preventiva
La direttiva Lamorgese del 2022 stabilisce i criteri per l’organizzazione e la gestione dei centri di permanenza per i rimpatri. All’articolo 3 stabilisce che “lo straniero accede al centro previa visita medica effettuata di norma dal medico della Asl o dell’azienda ospedaliera, disposta su richiesta del questore, anche in ore notturne, volta ad accertare l’assenza di patologie evidenti che rendano incompatibile l’ingresso e la permanenza del medesimo nella struttura, quali malattie infettive contagiose e pericolose per la comunità, disturbi psichiatrici, patologie acute o cronico degenerative che non possano ricevere le cure adeguate in comunità ristrette”. Il medico che certifi ca l’idoneità o la non idoneità al trattenimento compie un atto medico nell’ambito della propria discrezionalità tecnico-sanitaria.

Nel 2024 quasi seimila ingressi nei Cpr
A gennaio è stato pubblicato un rapporto sui Cpr elaborato dal Tavolo asilo e immigrazione (Tai), la principale coalizione italiana di oltre 20 organizzazioni impegnata nella difesa dei diritti dei migranti e nell’accoglienza. Nel 2024 sono state 5.891 le persone in ingresso nei Cpr italiani, di cui 1.251 (il 21,2 percento) provenienti dal carcere e 2.565 (il 43,5) richiedenti asilo. Nel 2024 il 41,8 percento delle persone transitate nei centri di detenzione è stato rimpatriato. Se si considera invece l’incidenza dei rimpatri effettuati attraverso i centri di detenzione sul totale dei provvedimenti di allontanamento adottati nel periodo 2011-2024 la media è del 9,9 percento. Nel 2024 il dato registrato è del 10,4, in calo rispetto all’anno precedente (10,5).

Gestori privati for-profit
I Cpr sono gestiti da enti privati (cooperative o consorzi, in gran parte soggetti dichiaratamente for-profit) selezionati tramite bandi pubblici indetti dalle prefetture. La vigilanza esterna e la sicurezza sono affidate alle forze dell’ordine. Attualmente sono sei i gestori dei dieci Cpr italiani.

I costi
Lo stesso rapporto del Tai, citando dati elaborati da Actionaid con l’Università di Bari, riporta i costi del sistema Cpr in Italia: nel 2024 sono serviti 19,6 milioni di euro, di cui 8,3 per manutenzioni e 11 per la gestione. Nel 2023 il costo era stato 17,4 milioni. Nel 2022 era stato 19,5.

Tre vie per uscire da un Cpr
Tre le possibilità di uscita: per essere imbarcati su un aereo ed essere rimpatriati, oppure perché è venuto meno il presupposto giuridico del trattenimento se nel frattempo il cittadino straniero si è regolarizzato, oppure perché scade il termine massimo di trattenimento che nel 2023 è stato portato a 18 mesi.

Il sistema fuori dall’Italia
Il sistema della detenzione amministrativa è diffuso in quasi tutti i Paesi europei e risponde alle politiche di contenimento dei flussi migratori.

Caso certificati Cpr, l’avvocato: «Vanno controllate anche le pubbliche amministrazioni che trattano i diritti degli stranieri»

«È importante trovare nella magistratura un efficace e effettivo presidio di legalità che controlla e sanziona non solo i singoli ma anche le pubbliche amministrazioni che hanno il delicato compito di trattare i diritti umani fondamentali delle persone di origine straniera». È la riflessione dell’avvocato Andrea Maestri, esperto di diritto dell’immigrazione, dopo il caso di un 68enne albanese residente a Ravenna che in 48 ore ha vissuto un’odissea tra poliziotti, giudici e medici, rischiando di finire in un centro di permanenza per il rimpatrio (Cpr) per poi ritrovarsi di nuovo a casa in attesa di una ulteriore sentenza del tribunale che definisca il suo status dopo la revoca del permesso di soggiorno che aveva da 22 anni. Avevamo raccontato la vicenda già ieri su queste pagine, riprendendo un post dell’avvocato su Facebook. Maestri ora torna sul caso con maggiori dettagli, anche per replicare ai resoconti di cronaca pubblicati oggi, 20 marzo, da alcune testate locali.

Il 68enne risulta allo stato attuale ancora incensurato (ha alcuni precedenti non definitivi) e all’inizio del 2026 si è visto revocare il permesso di soggiorno dopo oltre 20 anni di regolare permanenza in Italia con la propria famiglia: «La revoca è per due condanne di cui nessuna definitiva. Ha impugnato il decreto del questore di Ravenna al tribunale di Bologna ma il 17 marzo scorso, prima che il giudice si pronunciasse sulla sospensiva, la prefettura ha notificato al mio assistito un decreto di espulsione amministrativa dal territorio nazionale. Non perché soggetto socialmente pericoloso, bensì in ragione della irregolarità del soggiorno determinata dalla revoca del permesso».

Il 17 marzo la convocazione in questura a Ravenna dove l’uomo ha manifestato la volontà di chiedere il riconoscimento della protezione internazionale e coinvolto l’avvocato Maestri: «Ho inviato una Pec alla questura chiedendo che fosse avviata la procedura di asilo. La Pec veniva ricevuta alle 10.42. Il decreto di espulsione, unitamente al decreto di accompagnamento alla frontiera, è statp notificato al mio assistito alle 11.50». Il giorno dopo, il 18 marzo, il giudice di pace pronunciava un provvedimento di diniego della convalida dell’accompagnamento alla frontiera ma il cittadino straniero veniva comunque colpito da un nuovo decreto del questore: «Questa volta per il trattenimento in un Cpr come prevede la legge quando viene presentata la domanda di asilo nel corso dell’esecuzione di una misura di espulsione, anche se non è questo il caso. In questo nuovo decreto, a differenza del decreto di espulsione prefettizio, compare per la prima volta l’affermazione che “è possibile desumere la pericolosità sociale del cittadino straniero”». Una nota della questura riferisce che a carico del 68enne pendono precedenti per maltrattamenti in famiglia, minaccia e lesioni personali.

Di fronte a un provvedimento di trattenimento in un Cpr, l’uomo è stato accompagnato in ospedale per la certificazione dell’idoneità al trattenimento. «Un medico del pronto soccorso e non del reparto infettivi come si legge sulla stampa – sottolinea Maestri – certificava l’idoneità nonostante la sussistenza di attacchi di panico frequenti durante la notte, diabete mellito tipo II, cardiopatia ischemica cib angioplastica, tumore operato pochi anni fa. Le ideazioni autolesive sono state ritenute a scopo dimostrativo e rivendicativo nonostante in anamnesi precedente valutazione psichiatrica a giugno 2023 in seguito ad assunzione di tre compresse di xanax». Il medico del Ps di Ravenna non ha ritenuto necessaria valutazione infettivologica: «Nonostante gli esami del sangue evidenziassero globuli bianchi superiori alla norma che potrebbero indicare infezioni batteriche o virali».

Al Cpr Corelli di Milano altri medici della Asl lombarda lo hanno certificato non idoneo al trattenimento per le stesse patologie sopra indicate. E l’uomo è rientrato a casa.

Nel frattempo è arrivato il decreto del tribunale di Bologna che ha sospeso l’efficacia del decreto del questore di Ravenna che aveva revocato il permesso di soggiorno e ha ordinato alla questura la riconsegna del permesso di soggiorno al cittadino straniero, fino alla definizione del giudizio di merito. È arrivata anche la sospensiva del giudice di pace di Ravenna che ha bloccato in via cautelare la procedura espulsiva.

«Occorre riflettere sull’importanza di garantire, anche attraverso la mobilitazione dei colleghi e della società civile, ai medici un contesto di solidarietà e sostegno che li affranchi dalla paura, umanamente comprensibile, di rischiare – ogni volta che dovranno certificare un’idoneità – il posto di lavoro o di essere sottoposti ad un procedimento penale».

Sul monopattino con un bilancino da pusher, in casa droga e coltelli: 17enne denunciato

A Conselice un 17enne è stato denunciato dai carabinieri per detenzione ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti e detenzione abusiva di armi e munizioni. Il minorenne è stato trovato in strada a bordo di un monopattino e ha tentato di disfarsi di un bilancino di precisione con tracche di hashish. Dalla perquisizione successiva sono state rintracciati coltelli e munizioni.

L’attività dei militari della stazione locale si è svolta nell’ambito di servizi di controllo del territorio volti alla prevenzione e repressione del traffico di sostanze stupefacenti. Durante il monitoraggio di alcune aree note per essere zone di spaccio, i militari hanno notato il minorenne a bordo di un monopattino elettrico e sono riusciti a recuperare l’oggetto che aveva gettato in un campo: un bilancino elettronico di precisione solitamente usato per pesare la droga.

L’attività investigativa, proseguita nella stazione alla presenza di un genitore, ha permesso di rinvenire circa 5 grammi di hashish occultati negli indumenti. La successiva perquisizione domiciliare ha consentito di sequestrare ulteriori 4 grammi, tre coltelli a serramanico, un coltello a lama seghettata di 30 cm, una cartuccia calibro 10, un bossolo calibro 6,5 e un secondo bilancino di precisione rinvenuto nel garage.

Ravenna, al Benelli arriva il Livorno: serve una scossa per ritrovare il passo in ottica playoff

Domani, sabato 21 marzo alle 17.30, il Ravenna torna in campo al Benelli contro il Livorno per la 15ª giornata di ritorno del campionato di Serie C. Un girone fa i giallorossi viaggiavano a ritmo spedito, capaci di mettere insieme 33 punti nelle prime 14 giornate; tutt’altro passo rispetto a quello tenuto nel 2026, dove nelle prime 14 gare del ritorno si sono fermati a 17. In altre parole, dopo la pausa natalizia la squadra non solo ha dilapidato il margine accumulato su Arezzo e Ascoli, ma è scivolata dal primo al terzo posto, rallentando fino a una media di 1,2 punti a partita (2.27 era quella a fine girone d’andata), ritmo più da zona salvezza che da vertice.

Nonostante ciò la stagione del Ravenna non è finita: la “regular season” si concluderà tra sei giornate (cinque da giocare per il Ravenna che deve ancora osservare il turno di riposo) e domani, dopo 17 giorni d’attesa, tornerà a viaggiare il pallone sul prato del Benelli per il match contro il Livorno. La squadra di Mandorlini scenderà in campo contro i toscani per un match che vale poco per la classifica, ma molto per l’umore della piazza e della squadra: «Come ha detto Ariedo Braida il programma è prepararci e migliorare sotto tutti gli aspetti – dichiara Andrea Mandorlini in conferenza stampa –. A parte la partita con l’Ascoli meritavamo qualcosa in più. La posizione in classifica è ormai definita (l’Ascoli è a +7 mentre dietro c’è il Pineto a -13 ndr), ma l’obiettivo è quello di arrivare possibilmente ai playoff come miglior terza. Non accetto alcun calo di tensione: dobbiamo pensare esclusivamente a vincere questa partita».

Dopo una partenza shock, il Livorno si è ripreso nella parte centrale del campionato. Grazie alla cura Venturato, gli amaranto navigano a metà classifica con un vantaggio di 6 lunghezze dalla zona playout, che coincide con lo stesso ritardo accumulato dall’ultimo posto valevole per la partecipazione ai playoff. Il Livorno, a livello di risultati, sta vivendo lo stesso momento del Ravenna: nelle ultime 4 partite sono arrivati 3 pareggi e una sconfitta. «Sono concentrato su di noi – sottolinea Mandorlini -, ma il Livorno sta facendo un buon campionato da quando hanno cambiato allenatore. È una squadra esperta come la nostra, con giocatori che hanno militato in categorie superiori e che possono creare ». In particolare gli attaccanti Alessio Dionisi e Samuel Di Carmine – in possesso di un curriculum di spessore in Serie B – sono stati capaci di realizzare già 9 gol a testa in stagione.

Per il Ravenna le note liete arrivano dall’infermeria: dopo settimane di emergenza, Mandorlini può contare su tutta la rosa, a discapito di Viola. Nell’ultima settimana sono stati recuperati Falbo, Di Marco e Rossetti. Proprio di quest’ultimo ha parlato il tecnico ravennate in conferenza: «Rossetti è stato fuori un mese. Ha dimostrato di essere un punto fermo e sono contento che sia rientrato. Matteo è importate per noi sia a livello tecnico ma anche per quanto riguarda la personalità all’interno dello spogliatoio».

Come detto dallo stesso tecnico dopo la debacle di Ascoli, il Ravenna deve ancora trovare la sua identità, in primis dal punto di vista tattico: «Finora abbiamo giocato in diversi modi, con la difesa a 3 e a 4 e con un centrocampo con il triangolo rovesciato e no. Quello che conta è l’atteggiamento e la predisposizione dei giocatori che devono sapere bene cosa fare individualmente a prescindere dal modulo. Ora il calendario è meno fitto e abbiamo ancora un po’ di tempo per trovare l’identità forte e per andare a giocare i playoff in maniera importante».

Tafferugli in un locale da ballo: per 8 giovani arriva un divieto fino a 3 anni di accesso alla movida

Movida vietata a Faenza per otto giovani maggiorenni. Il questore di Ravenna ha emesso un provvedimento di divieto di accesso e stazionamento nelle immediate vicinanze di un locale pubblico e degli esercizi nelle vicinanze interessati dalla movida notturna faentina nei confronti di otto giovani dopo una denuncia dei giorni scorsi dei carabinieri per concorso in lesioni personali aggravate e violenza privata. La durata del divieto varia da uno a tre anni.

I fatti risalgono alla notte del 14 febbraio scorso. In un locale da ballo era scoppiato un tafferuglio che ha coinvolto diversi giovani della zona. Un ragazzo aveva riportato serie lesioni al volto. Le indagini hanno portato all’identificazione dei presunti partecipanti all’episodio. La durata del divieto di accesso è stata modulata a seconda della pericolosità dei soggetti.

Il provvedimento è noto anche come Daspo Willy, una misura di prevenzione urbana introdotta nel 2020 dopo l’omicidio di Willy Monteiro Duarte a Roma. Permette al questore di vietare l’accesso a bar, locali pubblici e aree urbane a soggetti pericolosi, denunciati o condannati, anche non in via definitiva, per violenza o spaccio. Il provvedimento nasce per contrastare la violenza giovanile e notturna estendendo il concetto di Daspo che è un divieto di accesso alle manifestazioni sportive per i violenti. Come detto, non richiede una condanna definitiva per essere applicato, ma si basa sulla valutazione della pericolosità sociale.

Moda: i “figurini” di Giancarlo Utili in mostra a Palazzo San Giacomo

Il Comune di Russi ospita a Palazzo San Giacomo la mostra Visioni di Moda. Figura e figurini di Giancarlo Utili, dedicata al lavoro nel campo della moda di Giancarlo Utili. Scomparso prematuramente all’età di 40 anni nel 1992, il russiano Utili ha lasciato un patrimonio iconografico di migliaia di “figurini” (i disegni che realizzano gli stilisti per comunicare la propria idea creativa), realizzati per le grandi case di moda negli anni ’80.

L’esposizione sarà visitabile dal 21 marzo (inaugurazione alle 16) al 21 settembre. Curata da Gianni Zauli e allestita insieme a Claudio Ballestracci, presenta oltre 250 opere che indagano il rapporto tra segno, forma e stile nel periodo che va dalla fine degli anni ’70 all’inizio degli anni ’90 in modo diretto e coinvolgente anche per i non addetti ai lavori. La figura di Utili, eccentrico e geniale ma al tempo stesso schivo e riservato, è raccontata attraverso una serie di installazioni interattive che custodiscono gelosamente gli oggetti che lo hanno accompagnato nei pochi anni della sua vita. Il visitatore può scoprire questi frammenti di intimità con un gesto discreto e rispettoso, entrando con lo sguardo in un cassetto, dietro un’anta o attraverso uno sportello, e sbirciando negli oggetti che hanno fatto parte del suo mondo privato.

Come sottolinea Donata Utili, sorella dell’artista e custode della collezione: «Sono i disegni i veri protagonisti della mostra, allestiti in modo da dialogare anche con abiti originali in una suggestiva cornice, che oscilla tra l’installazione artistica e l’esposizione museale. Si tratta di vere e proprie opere d’arte, pronte a deliziare non solo gli studiosi del settore o gli appassionati di moda, ma anche i cultori dell’immagine grafico-pittorica e del mondo del fumetto; o anche chi, semplicemente, ama la bellezza».

Giancarlo Utili è nato a Russi nel 1952 e morto a Parigi nel 1992. Ha disegnato e progettato collezioni e abiti per Etro, Balenciaga, Gattinoni, Adidas, Ungaro, La Viola, Tarlazzi, Caliceti, Caroll Tricot, France Andrevie, Fuzzi, Bullit, Dejac.

La mostra sarà aperta nei seguenti orari:
– 21 marzo-31 maggio: sabato 10-12 e 16-19; domenica 16-19
– 1 giugno-31 luglio: venerdì 17-20; sabato 10-12 e 17-20
– 18-21 settembre: venerdì e lunedì 17-20; sabato e domenica 10-12 e 17-20

L’ingresso è gratuito. Per ulteriori informazioni e prenotazioni, si prega di contattare: 0544 587641 – cultura@comune.russi.ra.it.

Dal dissenso politico all’erotismo: le opere di Philippe Artias a Palazzo Rasponi

Dal 21 marzo (inaugurazione alle 18) al 3 maggio, Palazzo Rasponi dalle Teste, in centro a Ravenna ospita la mostra dedicata a Philippe Artias (Feurs-Francia, 1912 – Numana-Italia , 2002) , artista francese dalla vicenda umana e creativa intensa e appassionata. L’esposizione è organizzata dal Comune di Ravenna – Assessorato alla Cultura e Assessorato al Turismo – dal Mar Museo d’Arte della città di Ravenna e dall’Accademia di Belle Arti di Ravenna, con il patrocinio della Regione Emilia-Romagna.

La pittura di Artias nasce da un forte sentimento di libertà e da una profonda tensione etica. «Ho sempre lottato affinché gli uomini vivano liberi e felici: ecco ciò che la mia pittura deve tradurre con intensità», affermava l’artista. Parole che racchiudono il senso di un’intera esistenza segnata da scelte coraggiose: dalla partecipazione alla Resistenza francese fino al trasferimento in Italia, dove l’artista si stabilì negli ultimi decenni della sua vita e dove morì nel 2002 a Numana.

Autodidatta, Artias si avvicina alla pittura negli anni Trenta, intrattenendo una lunga corrispondenza con André Lhote. In seguito vive incontri determinanti con Henri Matisse e soprattutto con Pablo Picasso, che segneranno profondamente la sua visione artistica. Tra il 1948 e il 1953 si stabilisce a Vallauris, in Provenza, frequentando l’ambiente creativo che ruotava attorno a Picasso: un’esperienza che Artias definirà «la più grande lezione di pittura» della sua vita.

In quegli anni sperimenta anche la pittura su ceramica, trasferendo su vasi, piatti e brocche la stessa intensità cromatica e gestuale delle sue tele. La sua produzione procede per cicli tematici, che riflettono una personale interpretazione della nuova figurazione, attraversata da una continua ricerca esistenziale. Paesaggi, nudi e nudi-paesaggio si alternano a cicli più complessi e ambiziosi, come la rilettura della Famiglia Reale di Francisco Goya, le opere dedicate alla Rivoluzione francese e gli studi sulla sensualità e sull’erotismo femminile sviluppati nel ciclo dei Geotemi.

Il percorso artistico di Artias si sviluppa presto in dimensione internazionale. Dal 1950 al 1973 partecipa con continuità al Salon de Mai di Parigi; nel 1964 ottiene il Gran Premio di pittura di Avignone con opere dedicate alla Rivoluzione francese e alla figura di Robespierre. Negli anni successivi espone in numerose città europee, negli Stati Uniti, in Giappone e in America Latina. Nel 2000 diventa il primo artista contemporaneo invitato a esporre al Museo Nazionale dell’Arte Cinese di Pechino. Nel 1997 riceve la Legion d’Onore per meriti artistici.

Le sue opere sono oggi conservate in musei e collezioni di Parigi, Ginevra, Pechino, Dunkerque, San Paolo del Brasile, Ferrara, Neuchâtel, Saint-Étienne, Città del Messico, Avignone, Abidjan, Teheran e Urbino.

La mostra ravennate, a cura di Claudio Piersanti, Rita Rava e Paolo Trioschi, presenta circa trenta dipinti, offrendo un percorso che attraversa i principali nuclei tematici della sua ricerca. Dalle immagini legate al dissenso politico e alla memoria della Rivoluzione francese, fino alle opere dedicate alla sensualità e all’erotismo, il percorso espositivo restituisce la complessità di uno sguardo sempre attento alla condizione umana.

A completare la mostra, una produzione video inedita dedicata alla vita e all’opera di Artias, realizzata con la partecipazione della consorte Lydia, che accompagna il pubblico alla scoperta dell’universo creativo dell’artista.

Orari di apertura:
mercoledì – venerdì: 15–19
sabato, domenica e festivi: 11–19
Chiuso lunedì e martedì
Ingresso libero

Oltre, uno spazio di approfondimento «contro slogan e semplificazione»

Da ormai dieci anni lontano dai palazzi della politica, Pietro Vandini, insieme al “socio” Matteo Guerra, ha da poco dato vita a una sorta di esperimento di comunicazione proprio sui temi della politica. Una pagina Facebook e un canale Youtube dal significativo nome Oltre. «L’idea è quella di voler andare oltre gli slogan e le semplificazioni, ma anche oltre Ravenna» spiega Vandini, ex consigliere comunale per i 5 Stelle ed ex candidato sindaco proprio per il movimento fondato da Grillo, prima di allontanarsene in polemica soprattutto con la mancanza di trasparenza e democrazia all’interno del soggetto politico. Oggi è manager in ambito “sicurezza salute e ambiente” in una multinazionale di Vienna, è in attesa della seconda figlia e nel tempo libero si occupa, appunto, di approfondire i temi di attualità. Il tutto insieme a Matteo Guerra, anche lui classe 1979, due figli, imprenditore nell’ambito edilizio con uno studio a disposizione in centro dove i due registrano i video che caricano poi sulle piattaforme.

Vandini, perché nasce Oltre?
«Perché non ci piace come si sviluppa il dibattito sui social, dove tutto viene ridotto a uno slogan, a una riga. Crediamo ci sia invece bisogno di approfondire e di contrastare l’iper semplificazione imperante».

Una critica anche alla stampa locale, quindi?
«No, la stampa fa il suo mestiere, noi vogliamo essere uno spazio in cui cerchiamo di andare a fondo su determinati argomenti, senza darci limiti di tempo o lunghezza o scansioni precise di uscite, quello che la stampa non può fare. Tra i temi che abbiamo affrontato in queste prime settimane ci sono stati l’alluvione e i piani di ricostruzione e adesso stiamo uscendo con una serie di interviste sui temi del referendum cercando di approfondire sia le ragioni del sì, sia quelle del no».

Qual è stata finora la risposta?
«Siamo contenti, abbiamo qualche centinaia di visualizzazioni per ogni contenuto e non è poco data la lunghezza dei video. Abbiamo persone che si sono iscritte al canale e che ci seguono perché davvero motivate».

Nessuna ambizione a raggiungere invece il pubblico di chi si scontra sui social magari dopo aver letto solo il titolo di un articolo?
«In realtà no, le persone che ragionano per slogan raramente cambiano idea, ma Matteo e io siamo convinti che ci sia invece una larga maggioranza silenziosa in cerca di contenuti diversi da quelli in genere offerti dai social. E inoltre abbiamo trovato grande disponibilità anche da parte delle persone che abbiamo contattato per le interviste, come De Pascale, Rontini o Carradori, che vedremo a breve».

Non si rischia di dare visibilità a chi è nelle posizioni di maggior potere senza contraddittorio?
«No, per esempio sull’alluvione siamo partiti da Stefano Bertozzi, ex Fratelli d’Italia e all’opposizione a Faenza per anni, ma che soprattutto è molto preparato in materia. Per noi l’importante è far parlare persone competenti che possano aiutare noi e chi ci segue ad andare a fondo nella complessità delle questioni».

Ma tra qualche anno dobbiamo aspettarci la lista “Oltre” alle amministrative?
«Questo è davvero l’ultimo dei nostri pensieri, per come è fatta adesso la politica, non vediamo il contesto giusto per una proposta come una lista, è molto più divertente, utile e interessante fare divulgazione».

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