domenica
24 Maggio 2026

«Un’altra guerra di cui l’Europa subisce gli effetti anche se scatenata da altri»

«La nuova guerra del Golfo sembra profilarsi come l’ennesimo conflitto da cui l’Europa subirà conseguenze anche se è stato scatenato da altri». È la sintesi del pensiero del professor Michele Marchi, coordinatore del corso di laurea triennale in “Storia, società e culture del Mediterraneo” al dipartimento di Beni culturali di Ravenna dell’Università di Bologna.

Le principali ricadute per il Vecchio Continente, secondo il professore di Storia contemporanea, sono di due tipi: «Sul piano economico già lo vediamo con l’aumento dei prezzi dell’energia. Sul piano umanitario è plausibile aspettarsi una nuova crisi migratoria che porterà profughi alle porte della Turchia e potrebbe avere a sua volta effetti socio-politici come avvenne un decennio fa ai tempi delle Primavere arabe con l’affermazione di nuovi movimenti di destra contrari all’immigrazione».

Quindi ancora una volta l’Europa nella parte di chi resta a guardare?
«Voglio essere “ultracategorico” e dire che non possiamo pretendere che l’Europa abbia un ruolo per cui servirebbero strumenti che non le abbiamo dato. Non abbiamo fatto nulla di quello che era necessario fare per renderla autonoma una volta finito il mondo bipolare. Penso a una politica estera comune e a un esercito europeo. In una situazione in cui lo spazio per le diplomazie è purtroppo sempre più esiguo, ma parlano le armi, serve una potenza dissuasiva dal punto di vista militare che l’Europa come soggetto unitario non ha».

Alcuni Stati europei stanno muovendo le proprie flotte verso il teatro del conflitto.
«Non è un caso che lo faccia soprattutto Parigi, in sintonia con Roma, Berlino, Atene (e Londra), in quelle che chiamiamo coalizioni a geometria variabile. Ma sarebbe sbagliato leggerlo come la voglia di protagonismo di Macron alla fine del mandato presidenziale: dal punto di vista militare la Francia è l’unico Paese che può mettere in campo un dispositivo all’altezza della sfida, oltre a poter contrare sulla dissuasione del nucleare».

L’Europa rischia di essere colpita militarmente sul proprio suolo?
«Al momento più che un rischio di attacchi militari, è più plausibile l’azione di qualche cellula terroristica rimasta dormiente. Credo che sia questo l’aspetto che tiene più impegnati i servizi segreti in Europa».

Sono passati più di dieci giorni (l’intervista è stata realizzata il 10 marzo, ndr) dall’inizio della guerra. Si riesce a delineare i realistici obbiettivi raggiungibili dalle parti in causa?
«Per Israele è abbastanza semplice da dire: Netanyahu considera questa operazione come la continuazione della risposta agli attacchi del 7 ottobre 2023. L’Iran sosteneva Hamas e quindi Israele ha l’ambizione di chiudere i conti con lo sponsor di Hamas. Invece è meno chiaro quale obiettivo possano raggiungere gli Stati Uniti. Dalle notizie che emergono, come il fatto che sia stato il Mossad a raccogliere le informazioni per colpire Khamenei, sembrerebbe quasi che Trump si sia fatto trascinare da Netanyahu in un nuovo intervento dopo la guerra dei dodici giorni di giugno 2025 che pareva avesse risolto il rischio che Teheran si potesse dotare dell’arma nucleare. Ora Israele e Usa sono protagonisti di un intervento che avviene fuori da qualsiasi cornice istituzionale. Anche nel 2003 in Iraq non ci fu un intervento con una approvazione internazionale, ma almeno ci fu un animato dibattito sulla presunta minaccia delle armi di distruzione di massa in sede Onu».

Non le sembra che la mossa Usa-Israele fuori da ogni cornice convenzionale abbia ottenuto meno biasimo dall’opinione pubblica di quanto accaduto con l’invasione russa in Ucraina nel 2022?
«A memoria non ricordo gente che si fosse stracciata le vesti per gli ucraini. E credo proprio che l’Ucraina sia stato lo spartiacque in questo senso: oggi ci scandalizziamo ancora meno perché l’abbiamo già visto succedere, lo scardinamento del diritto internazionale purtroppo sta diventando un’abitudine. In più pesa il fatto che per l’Iran parliamo comunque di uno dei regimi dittatoriali più feroci al mondo. È una situazione simile al Venezuela dove è stato colpito un regime antidemocratico».

La morte di Ali Khamenei può essere un risultato sufficiente per Trump?
«Ne dubito, anche perché è arrivata nel primo giorno di combattimenti, ma questo non ha dato segnali di sgretolamento nel regime. Anzi, la nomina del figlio Mojtaba come guida suprema è un messaggio chiaro di un Paese che resta nel solco dell’integralismo e non intende scendere a patti».

L’America sta mandando messaggi alla Cina?
«La competizione con la Cina è l’ossessione trumpiana che emerge sullo sfondo di tutte le mosse del presidente in politica estera: Venezuela e Groenlandia per citare i casi recenti più lampanti. Sappiamo che l’Iran viveva in questi anni soprattutto esportando idrocarburi alla Cina».

Pechino non si è fatta sentire.
«Con l’approccio tipico della sua diplomazia ha condannato a mezza voce, senza azioni eclatanti come poteva essere il richiamo della questione davanti al consiglio di sicurezza dell’Onu. Possono essere due i motivi. La Cina ha anche altri interessi nel Golfo e non vuole dare l’impressione di avere legami solo con l’Iran ora che questo sta colpendo altri Stati nell’area. E in più c’è un parallelismo con uno scenario cinese: Pechino potrebbe pensare di lasciar agire l’America aspettandosi una sorta di “restituzione del favore” qualora decidesse per un intervento preventivo a Taiwan».

Quanto andrà avanti il conflitto in Iran?
«Per Israele la guerra è una sorta di identità statutaria sin dalla nascita nel 1948, ne ha fatto la sua ragione d’essere. Per l’America è diverso, a novembre ci sono le elezioni di mid term e l’opinione pubblica è largamente contraria a questa guerra, ancora di più se i prezzi dei carburanti si alzeranno. Per l’Iran la strategia sembra quella di compattarsi e resistere, colpendo altri Paesi nel Golfo nel tentativo di far nascere un movimento che faccia pressioni sull’America per evitare di subire ferite. Ma il rischio è di creare un fronte compatto avverso tra Paesi che non erano marcatamente anti iraniani».

Gli ambientalisti al sindaco: «Inizi con i mezzi elettrici e le fonti rinnovabili in tutti gli edifici pubblici»

Il coordinamento ravennate “Per il clima – Fuori dal fossile” entra nel dibattito sulle fonti di energia rinnovabili scaturito dalle parole della premier sull’eolico offshore, per lanciare un appello al sindaco di Ravenna, che nella sua risposta a Meloni aveva auspicato «una diversificazione fra le fonti di approvvigionamento».

«Noi – si legge nella lettera aperta firmata dagli ambientalisti -, in buona compagnia con gli studiosi più competenti, siamo sempre più convinti che la parola diversificazione non debba essere una specie di mantra utilizzato per stare con i piedi in troppe scarpe, bensì possa voler dire una cosa sola: iniziare a produrre con decisione energia da rinnovabili, e contemporaneamente iniziare a ridurre con decisione il ricorso alle fonti fossili. La politica governativa, a partire dalla legge sulle comunità energetiche e quella sulle “aree idonee”, per non parlare dei colossali sussidi tutt’ora erogati ai colossi del fossile, è tutta un “bastone fra le ruote” alle possibilità di sviluppo di un modello alternativo, basato sulla produzione e il consumo decentrati e governati dal basso, in grado già oggi – solo che lo si voglia – non soltanto di supplire ai mancati approvvigionamenti dovuti alla crisi ormai permanente, ma anche di iniziare a sostituire stabilmente il fossile con l’energia rinnovabile. Sosteniamo che ad ogni Kilowatt in più prodotto da rinnovabili debba corrispondere un Kilowatt in meno di derivazione fossile. Invece, purtroppo, si continua ad affidare ad un mercato “libero” (cioè eminentemente speculativo) la gestione dell’intero settore».

Ma secondo gli ambientalisti «anche i poteri locali, fino ad ora, non hanno brillato per impegno nella transizione. Ognuno dovrebbe fare la sua parte, gentile Sindaco, non si può in eterno attendere che le scelte della “grande politica” forniscano le soluzioni. Perché è ormai chiaro che delegare alla Presidente Meloni, o alle scelte dell’Europa, o peggio ancora a un impossibile ravvedimento degli imperialismi, avrà come risultato, semplicemente e letteralmente, la distruzione del genere umano».

Da qui, il coordinamento ravennate “Per il clima – Fuori dal fossile” fa un elenco di richieste concrete al sindaco di Ravenna (che riportiamo di seguito testualmente):

– Che tutti gli edifici pubblici di Ravenna raggiungano rapidamente la completa autosufficienza energetica tramite fonti rinnovabili;
– Che i trasporti pubblici e i mezzi di mobilità di proprietà del Comune siano definitivamente e completamente elettrificati
– Che si studi in tempi brevi un complessivo intervento di riconversione sostenibile del porto di Ravenna
– Che si tracci un percorso chiaro e temporalmente definito di abbandono dell’uso del fossile a Ravenna e della sua sostituzione con la produzione energetica da rinnovabili, precipuamente quella prodotta dal basso, puntando sulla progressiva autosufficienza energetica di quartieri e frazioni, favorendo lo sviluppo delle comunità energetiche nelle loro varie espressioni
– Che il Comune di Ravenna faccia pressione sulla Regione affinché in tempi rapidi vengano discusse e approvate le proposte di legge d’iniziativa popolare che gran parte del movimento ambientalista regionale ha presentato già da tre anni e che giacciono tutt’ora nei cassetti dell’Istituzione regionale
– Che assieme al mondo associativo e alla società civile si formulino le proposte più adeguate per le aree idonee ad ospitare gli impianti rinnovabili
– Che Eni e Snam cessino di essere interlocutori largamente privilegiati dell’Istituzione comunale e divengano componenti della realtà sociale al pari di tutte le altre aziende e realtà imprenditoriali, limitando la loro pervasività di intervento nelle istituzioni culturali ed educative
– Che si dichiari la necessità che il settore dell’energia debba essere trasferito dall’ambito del profitto a quello dei beni comuni.

“Mortal Heroes” chiude la stagione di danza al Teatro Alighieri

L’ultimo appuntamento della stagione di aanza 2025/26 del teatro Alighieri di Ravenna è in programma sabato 21 marzo alle 20.30 (con replica domenica 22 marzo alle 15.30) con la compagnia ŻfinMalta che presenterà in prima italiana Mortal Heroes.

La coreografia, firmata da Sita Ostheimer, si ispira alla resilienza e alla tenacia dell’animo umano. Il lavoro parla di un viaggio tra caos e passione, oscurità e luce, fragilità e forza, proponendo una riflessione su come gli individui affrontano la fragilità e si rinnovano. La potenza espressiva dei movimenti è al centro della coreografia: gesti esplosivi e al tempo stesso delicati, aggressivi ma anche gentili.

Le luci sono curate da Barnaby Booth e le musiche da Adrien Casalis / Vimala «Questi elementi contribuiscono al ritmo dell’opera – spiega la coreografa –guidando gli spettatori a percepire l’essenziale dentro di sé. In Mortal Heroes  l’obiettivo è creare uno spazio pulsante e teso che porti il pubblico in uno stato di eccitazione interiore ininterrotta e consenta di sperimentare il potere e la capacità di corpo, mente e movimento».

Fondata nel 2014, ŻfinMalta è la compagnia nazionale di danza contemporanea nata con l’obiettivo di valorizzare il territorio maltese come centro culturale nel panorama europeo delle pratiche artistiche. Nata come spazio d’incontro che promuove la collaborazione artistica tra diverse voci locali e internazionali, oggi la compagnia si compone di dieci danzatori stabili e due danzatori apprendisti, provenienti da Malta e da diversi Paesi europei. La direzione artistica è guidata da Matthew William Robinson dal 2024, affiancato da un team di professionisti.

Info e prevendite
Biglietteria Teatro Alighieri –
tel. 0544 249244  – www.teatroalighieri.org. 
Biglietti da 10 a 30 Euro
Under 18: 5 Euro – Carta Giovani Nazionale (18-35 anni, platea e palchi): 15 Euro

Certificati anti-rimpatrio, tre medici sono stati sospesi per dieci mesi

Il Gip Federica Lipovscek del Tribunale di Ravenna ha disposto l’interdizione dalla professione medica per 10 mesi per tre degli indagati nell’ambito dell’inchiesta sui certificati anti-rimpatrio

Per gli altri cinque indagati sempre del reparto delle Malattie Infettive dell’ospedale di Ravenna (più di recente una dottoressa è passata a Forlì), è scattato, anche qui per 10 mesi, il divieto di occuparsi dei certificati per l’idoneità ai Cpr, centri di permanenza per i rimpatri.

Sulla base delle verifiche della polizia – come riportato dai due quotidiani il Resto del Carlino-Qn e Corriere Romagna -, i Pm Daniele Barberini e Angela Scorza, titolari del fascicolo, avevano chiesto per tutti gli otto indagati (accusati di falso ideologico continuato e di interruzione di publico servizio) l’interdizione per un anno dalla professione.

Il Gip, pur gradando le misure cautelari, ha evidentemente ritenuto che, in un contesto di gravi indizi, sussista il pericolo di reiterazione del reato sebbene l’Ausl Romagna avesse fatto sapere, alla vigilia dell’interrogatorio di garanzia di giovedì mattina, di avere già escluso gli otto dalla mansione di certificazione per i Cpr.

Sulla base delle informative di Sco e squadra Mobile e di parte delle chat sequestrate nella perquisizione informatica del 12 febbraio scorso, la Procura ha ipotizzato che gli otto, in maniera preordinata e ideologica, abbiano attestato false non idoneità alla detenzione amministrativa nei cpr per diversi irregolari perlopiù arrestati dopo avere commesso reati.

L’indagine era partita nel luglio 2025. Era poi emerso che dei 64 accompagnati in reparto a Ravenna tra settembre 2024 e gennaio 2026, 34 erano stati ritenuti non idonei e 10 si erano rifiutati di sottoporsi a visita. Dei 44 così tornati liberi, 10 avevano poi commesso una ventina di reati, secondo quanto rappresentato dalla Procura al Gip. (Ansa.it)

Condannato a un anno e quattro mesi per aver palpeggiato la propria inquilina

Un uomo ultrasessantenne di Conselice è stato condannato dal tribunale di Ravenna a un anno e quattro mesi di reclusione con pena sospesa per molestie sessuali nei confronti della propria inquilina, una donna poco più che quarantenne.

La vicenda è riportata oggi (14 marzo) da Il Resto del Carlino in edicola.

Secondo l’accusa, l’uomo avrebbe approfittato di una visita nell’abitazione per riscuotere l’affitto per palpeggiare la donna e afferrarla, episodio che – stando alla denuncia – sarebbe avvenuto la sera del 3 maggio 2024. La procura aveva chiesto una condanna a due anni, ma il collegio giudicante ha riqualificato il fatto nell’ipotesi più lieve di violenza sessuale da palpeggiamenti, rideterminando la pena.

La difesa ha sostenuto l’inattendibilità del racconto della donna, parlando di una vicenda maturata in un clima di tensioni tra le parti e ricordando anche un procedimento parallelo per lesioni e minacce tra il marito dell’inquilina e il proprietario dell’immobile. Il tribunale ha però ritenuto credibile la ricostruzione della denunciante. La sentenza potrà essere impugnata in appello dopo il deposito delle motivazioni.

Flop nuovo palazzetto, Ancarani (Forza Italia): «Negli ultimi sei mesi cosa ha fatto il Comune?»

Cosa ha fatto il Comune di Ravenna per il palazzetto dello sport nei sei mesi trascorsi da quando le travi non hanno superato le prove di carico? È la domanda sollevata da Alberto Ancarani, consigliere comunale di Forza Italia, con un question time presentato dopo la notizia riportata dal quotidiano Il Resto del Carlino di un incontro avvenuto in municipio ieri, 12 marzo. «Quali attività e verifiche tecniche sono state svolte prima di questo incontro? Quali soggetti tecnici sono stati coinvolti? Quali decisioni operative sono state prese nel corso della riunione?». E poi la domanda delle domande: «L’amministrazione è in grado di indicare tempi certi per la risoluzione dei problemi e per il completamento dell’opera?».

Il consigliere di opposizione critica l’amministrazione comunale di «turlupinare i cittadini contribuenti con un monumento all’incapacità politica del centrosinistra». Vale la pena ricordare che il cantiere cominciò nella primavera 2019, con l’obiettivo di essere ultimato nel 2021 in tempo utile per ospitare l’edizione di quell’anno di Omc, la fiera del mondo energetico. A distanza di sette anni l’opera non è ancora conclusa e il suo prezzo è lievitato dal preventivo iniziale di 15-16 milioni di euro ai 24-25 dell’ultimo aggiornamento a gennaio 2025.

Domande simili a quelle di Ancarani le aveva sollevate anche la lista civica La Pigna in consiglio comunale. «L’assessore ai Lavori pubblici e il dirigente responsabile del progetto non hanno saputo rispondere – afferma la consigliera Veronica Verlicchi –. Un fatto preoccupante e francamente inaccettabile, perché significa che dopo anni di lavori e decine di milioni di euro già spesi il Comune non è ancora in grado di dire né quando finirà l’opera né quanto costerà davvero ai cittadini».

La Pigna chiede che a pagare l’aumento «spropositato per il disastroso, e anche vergognoso, appalto» siano i sindaci e gli assessori che hanno approvato le delibere di aumento e i dirigenti che hanno consigliato alla giunta di non risolvere il contratto per l’esecuzione dei lavori. «L’aumento dei costi non può essere a carico dei cittadini ravennati attraverso il bilancio comunale e neppure degli italiani attraverso i contributi statali». La Pigna annuncia un nuovo esposto in arrivo.

39 anni fa la tragedia della Mecnavi, le celebrazioni a Ravenna

Un breve video delle celebrazioni a Ravenna della tragedia della Mecnavi, 39 anni dopo. L’incidente del 13 marzo 1987 costò la vita a 13 lavoratori impegnati nelle operazioni di manutenzione straordinaria della nave gasiera “Elisabetta Montanari”.

Il Comune di Ravenna, insieme ai sindacati Cgil, Cisl e Uil e a realtà culturali cittadine, ha organizzato una giornata di commemorazione che, oltre a ricordare la strage, è stata l’occasione per approfondire il tema del caporalato e della sicurezza sul lavoro.

«Nel mondo sono in corso 54 conflitti. Ma si parla solo di quelli che coinvolgono l’Italia»

Alessandro De Pascale è redattore dell’Atlante delle guerre e dei conflitti del mondo, sito web e pubblicazione cartacea stampata ogni anno dal 2012 per informare sulle situazioni belliche di tutto il pianeta. Il giornalista interverrà alla rassegna “Facciamo chiarezza”, organizzata da Arci Ravenna e dal gruppo Saletta di via Romea, per parlare di Cosa accade in Sudan? Una delle più grandi crisi umanitarie dimenticate dai media occidentali”. Appuntamento sabato 14 marzo alle 16.30 a Ponte Nuovo, in via Romea sud 95.

Quanti conflitti sono in corso nel pianeta?
«Il nostro atlante ne ha mappati 54, di cui 31 guerre e 23 situazioni di crisi secondo i parametri internazionali. La maggior parte è in corso da quando abbiamo iniziato questo lavoro, quindici anni fa, e non ne abbiamo ancora visto terminato nessuno. In media una guerra dura 25 anni; significa che intere generazioni in molti paesi non hanno vissuto nient’altro che la guerra e non hanno mai visto la pace. Penso all’Afghanistan e ad Haiti, ma anche al Kosovo e a Cipro».

A Ravenna si parlerà della guerra in Sudan.
«È una situazione di crisi umanitaria particolarmente devastante e complessa tra cause politiche, economiche ed etniche. Solo negli ultimi tre anni ha provocato oltre 200mila vittime, 13 milioni di sfollati interni e 4 milioni di profughi in fuga verso i paesi vicini. Ma per scelta politica nell’Atlante dedichiamo lo stesso numero di pagine a ogni conflitto. Non esistono guerre di serie A e di serie B».

A livello mediatico, invece, alcune guerre ricevono più attenzione di altre. Perché?
«In Italia le pagine degli esteri sono sempre più scarne e si tende a parlare solo delle guerre che vedono il nostro Paese in qualche modo coinvolto. Per esempio si è parlato per anni dell’Afghanistan, finché l’Italia ha partecipato all’occupazione del Paese, ma dopo l’accordo di pace coi talebani il tema è sparito dalle cronache nonostante il conflitto sia ancora in corso. Ci sono poi guerre dimenticate perché non riguardano gli interessi economici occidentali in modo diretto. Da ultimo, i conflitti in Africa riguardano soprattutto lo sfruttamento delle risorse naturali e delle terre rare da parte di alcune multinazionali straniere, che finanziano le bande armate locali, e perciò non vengono raccontate damolte testate i cui editori hanno interessi economici legati a queste aziende».

Come sono cambiate le guerre nell’ultimo secolo?
«Fino alla Prima guerra mondiale il 90 percento delle vittime era rappresentato dai soldati. Dalla Seconda guerra mondiale in poi, con lo sviluppo dell’aviazione e dei bombardamenti, la violenza è arrivata nelle città e la percentuale si è invertita: oggi nove morti su dieci sono civili. Paradossalmente in un paese in guerra conviene appartenere alle forze armate anziché essere un comune cittadino. Le guerre provocano anche malnutrizioni acute tra i bambini, problemi idrici e crisi energetiche per le popolazioni coinvolte. È proprio questo il tipo di racconto che cerchiamo di fare con l’Atlante: illustrare le guerre dal punto di vista delle popolazioni che le subiscono, concentrandoci sulla geografia dei diritti più che sulla geopolitica».

Cosa può fare il giornalismo per spiegare meglio le guerre?
«Tenere conto della prospettiva post-colonialista che ancora impregna molti conflitti e abbandonare alcune etichette errate ma molto diffuse. Per esempio si parla spesso di “guerre di religione”, ma in realtà non si combatte quasi mai per la religione. Le motivazioni che portano allo scoppio di un conflitto sono sempre economiche o politiche. Infine bisogna ricordarsi di parlare anche di pace, che è molto più difficile. Quando una guerra termina occorre tenere alta l’attenzione sulla costruzione e sul mantenimento della pace, che sono le fasi più complesse ma ignorate dai media».

Arisa a Cervia: l’11 luglio il concerto in Piazza Garibaldi

Dopo il Festival di Sanremo, Arisa annuncia le prime date del suo nuovo tour estivo: tra le tappe in calendario c’è anche Cervia. La cantante si esibirà infatti l’11 luglio sul palco di Piazza Garibaldi.

Il summer tour prevede 14 appuntamenti in diverse località italiane, tra festival, piazze storiche e teatri all’aperto. L’artista proporrà alcuni dei brani che hanno segnato la sua carriera: da Sincerità a La notte, fino a Controvento, la canzone con cui ha vinto il Festival di Sanremo nel 2014. Non mancherà Magica Favola, la canzone presentata quest’anno all’Ariston, oltre ad alcune nuove canzoni che anticipano il prossimo album “Foto Mosse”, in uscita il 17 aprile.

I biglietti per le date estive sono disponibili in prevendita su TicketOne e nei punti vendita abilitati.

Dopo Cervia, Arisa continuerà il tour tra Caserta, Sicilia, Vicenza e molte altre città. Di seguito il programma completo:
28 giugno 2026 – Piacenza, Palazzo Farnese
4 luglio 2026 – Bard (AO), Forte di Bard
11 luglio 2026 – Cervia (RA), Piazza Garibaldi
15 luglio 2026 – Caserta, Belvedere di San Leucio
19 luglio 2026 – Sampeyre (CN), Suoni dal Monviso
30 luglio 2026 – San Pancrazio Salentino (BR), Forum Eventi
2 agosto 2026 – Zafferana Etnea (CT), Etna in Scena – Anfiteatro Falcone e Borsellino
3 agosto 2026 – Palermo,  Dream Pop Fest – Teatro Verdura
7 agosto 2026 – Marina di Pietrasanta (LU), Teatro La Versiliana
8 agosto 2026 – Castiglioncello (LI), Castello Pasquini
21 agosto 2026 – Roccella Jonica (RC), Roccella Summer Festival / Teatro al Castello
29 agosto 2026 – Vicenza, Vicenza in Festival – Piazza dei Signori
4 settembre 2026 – Aquileia (UD), Piazza Patriarcato
6 settembre 2026 – Macerata, Sferisterio

Il cadavere trovato nel canale è di un pensionato di 70 anni residente in città

I carabinieri hanno dato un’identità al cadavere ritrovato stamani, 13 marzo, nelle acque del canale di Cervia all’altezza di via Bracciano. Si tratta di un 70enne pensionato residente in città. L’uomo viveva solo e quindi nessuno ne aveva denunciato la scomparsa. I familiari sono stati informati dai militari. Ora le indagini proseguono per accertare i contorni della vicenda.

Il corpo è stato avvistato da un passante verso le 8 e dalle prime ispezioni sembra che fosse in acqua solo da poche ore. Vista la corrente lenta del canale si ipotizza che il corpo non abbia percorso distanze in acqua. La bicicletta ritrovata nei paraggi potrebbe essere di sua proprietà. Non sono evidenti segni di violenza e questo fa propendere per la caduta in acqua a seguito di un malore o di un incidente, oppure un gesto volontario. Saranno svolti accertamenti.

I vigili del fuoco hanno ispezionato il fondale del corso d’acqua alla ricerca di elementi utili ma non è stato ritrovato nulla. Il prossimo passo delle indagini sarà la raccolta delle immagini filmate da videocamere di sorveglianza nei paraggi per ricostruire gli ultimi momenti di vita dell’uomo.

L’OraSì a Imola per il derby contro l’Andrea Costa. Coach Auletta: «Dobbiamo essere solidi»

Sabato 14 marzo alle 20.30, l’Orasì Ravenna scende sul parquet del Pala Ruggi per il derby contro l’Andrea Costa Imola, valido per la trentesima giornata di serie B Nazionale di basket. L’obiettivo della squadra di coach Auletta è quella di fermare l’emorragia di sconfitte che prosegue da cinque turni. Di fronte, però, c’è un avversario sulla carta superiore: i biancorossi sono settimi in classifica (a più 10 lunghezze dall’Orasì tredicesima) e vantano la miglior difesa del girone: «Dovremo essere lucidi, muovere bene la palla e dare pochi punti di riferimento perché sono una squadra con grande tatticismo e solidità difensiva – dichiara Auletta alla vigilia –. Sono sicuramente ben allenati e molto strutturati. Sappiamo di avere delle assenze, soprattutto dal punto di vista offensivo, ma ormai ne siamo consapevoli e dobbiamo andare avanti tutti insieme».

Le assenze di Dron e Naoni in cabina di regia hanno lasciato un vuoto finora non colmato dal roster di Ravenna, che dovrà cercare di raschiare il fondo del barile per sistemare una classifica sempre più pericolante a sette partite dalla fine. «In questo momento non possiamo fare i conti analizzando il numero di partite in casa e in trasferta, dobbiamo essere solidi in tutte le occasioni – commenta il tecnico – . È un derby ed entrambe le tifoserie ci tengono molto: anche l’aspetto emotivo sarà importante, ma non dobbiamo farci trascinare da situazioni extra campo. Il palazzetto sarà sicuramente molto caldo ma è un fattore che dovrà darci una grinta in più e voglia di fare bene».

In questo momento difficile coach Auletta chiama a raccolta i tifosi, i quali potranno acquistare i biglietti per il settore ospite solo in prevendita, entro le 19 di oggi: «A nessuno piace perdere, né a noi che facciamo questo lavoro né a loro che ci seguono ogni settimana. Li ringrazio per quello che fanno ad ogni partita, sarà un derby acceso e spero che vengano in tanti a Imola per starci vicino e darci una mano».

Tornano i Mercatini di Primavera a Marina di Ravenna

Domenica 15 marzo tornano a Marina di Ravenna i Mercatini di Primavera, appuntamento dedicato all’artigianato artistico, alle opere dell’ingegno e ai prodotti enogastronomici. L’iniziativa, organizzata dalla Pro Loco e patrocinata dal Comune di Ravenna – Assessorato al Turismo, si svolgerà lungo viale delle Nazioni in zona bacino pescherecci.

mercatini saranno allestiti tutte le domeniche e nei giorni festivi a partire dalle ore 10. Tra le bancarelle i visitatori potranno trovare artigianato creativo, prodotti naturali, specialità enogastronomiche e spazi dedicati alla piccola somministrazione.

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