domenica
24 Maggio 2026

Moda e sostenibilità, se ne parla con Cna: «Con nuove regole più costi anche per chi già usa buone pratiche»

La sostenibilità è ormai la sfida per ogni settore economico. Lo è in maniera ancora più marcata per il mondo della moda che deve fare i conti con la nuova strategia tessile introdotta dall’Unione europea che intende ridefinirne gli asset secondo standard ambiziosi: materie prime certificate, riuso e riciclo potenziato, progettazione sostenibile (ecodesign), gestione dei rifiuti attenta e responsabile, filiera trasparente. Cna Federmoda della provincia di Ravenna e Slow Food Ravenna organizzano un seminario divulgativo: esperti del settore, con varie competenze, saranno i relatori di un incontro aperto al pubblico in programma il 13 marzo alle 17.30 nella sede dell’associazione (viale Randi 90). Il focus è la sostenibilità della moda, dal valore della manifattura artigiana agli impatti del fast fashion, verso un modello di produzione e di consumo più consapevole, una sorta di alleanza tra imprese virtuose e consumatori.

L’evento promosso da Cna, quindi, proverà a contestualizzare la situazione attuale: «Cerchiamo di informare i nostri associati – spiega Claudia Bellini, 38 enne imprenditrice del settore e presidente provinciale di Federmoda –. Teniamo alta l’attenzione sul tema e diamo la parola a chi ha già messo in atto strategie di cambiamento». Bellini farà i saluti di apertura dell’incontro per lasciare poi la parola ai relatori: Elisa Tosi Brandi (professoressa associata al dipartimento di Beni Culturali a Ravenna dove insegna, tra i vari corsi, “Storia e patrimonio culturale della moda”), Sergio Baroni (esperto nella gestione dei rifiuti), Maria Silvia Pazzi (fondatrice di Regenesi e Regenstech) e Dario Casalini (fondatore di Slow Fiber).

Tra le declinazioni della normativa madre voluta dall’Ue, che troveranno applicazione a breve, un tema dibattuto è il passaporto digitale di prodotto. Il cosiddetto Dpp (dall’inglese digital product passport) riguarderà anche altri settori dell’economia, non solo la moda, ma solo per le merci vendute in Ue e dovrà contenere tutte le informazioni sul ciclo di vita del prodotto: la composizione, la sostenibilità, la tracciabilità, le possibilità di riciclo e tanto altro. «Le ultime notizie dicono che il passaporto potrebbe essere obbligatorio da gennaio 2027 – dice Bellini – ma in questo momento le aziende sono un po’ disorientate perché a oggi non ci sono ancora linee guida chiare su cosa succederà e sui requisiti specifici per la conformità». L’ipotesi al momento più probabile è che l’accesso al Dpp avvenga tramite un codice Qr “dinamico” che accompagna gli abiti. «Ma ancora non si sa come sarà da generare, che caratteristiche dovrà avere, se dovremo appoggiarci a qualche piattaforma. E di conseguenza non ci sono previsioni sui costi da sostenere».

L’obiettivo di tutto, almeno nei principi ispiratori, è di rendere il settore più sostenibile. Federmoda cita alcuni dati che giustificano la necessità di un’inversione di rotta: ogni anno nel mondo vengono prodotti circa 150 miliardi di capi di abbigliamento di cui oltre 40 miliardi vengono distrutti senza mai essere stati indossati. Nel 2024, gli indumenti scartati e gettati a livello globale hanno raggiunto i 120 milioni di tonnellate: l’80 percento è finito nelle discariche o negli inceneritori, solo il 12 percento è stato riutilizzato, e meno dell’uno percento è stato riciclato in nuove fibre tessili. Ogni giorno, poi, arrivano in Europa oltre 12 milioni di pacchi di importazione extra-Ue.

La ricerca della sostenibilità non spaventa Bellini, ma le scelte dell’Ue generano quantomeno delle perplessità: «Ci sono tante aziende, specie quelle artigiane, che da tempo lavorano dando priorità alla tutela ambientale e al rispetto dei principi etici e di sicurezza, ma ora anche queste dovranno sostenere dei costi per dimostrare qualcosa che in gran parte già fanno. Controlli efficaci con sanzioni a chi non rispetta le regole forse sarebbe una condotta meno pesante per le Pmi». Senza dimenticare la competizione impari giocata con le aziende extra europee: «Le regole Ue non impattano su produttori di altre aree del mondo e questo diventa un gap importante nella concorrenza».

Per Bellini il concetto di sostenibilità fa rima, prima di tutto, con durabilità: «Usare materiali di qualità consente a un abito di reggere nel tempo». Lo spreco si riduce anche evitando gli accumuli di magazzino lavorando sul venduto: «Se la boutique finisce la fornitura e ha bisogno di un nuovo capo deve sapere che il produttore può realizzarlo. Un’impresa artigiana in poco tempo  riuscirà a realizzare il capo richiesto e a fine stagione non c’è materiale in eccesso».

Tutte accortezze che Bellini mette in atto nella sua azienda, fondata dalla madre Doriana Montalti a Castel Bolognese nel 1974 (dal 1976 associata Cna): «L’attività è partita come contoterzista, cioè svolgendo lavori per altri brand della moda, potendo fare ogni fase della produzione, dal disegno al capo imbustato. E tutt’oggi ancora siamo contoterzisti, per qualcuno ci occupiamo solo di un passaggio della lavorazione, per altri eseguiamo l’intera attività. È un sistema consolidato nella moda. Però un po’ alla volta l’azienda ha anche cominciato a realizzare le sue creazioni. Nel 1987 sono nata io e i miei genitori hanno creato il marchio Claudia B che poi è diventato Clò by Claudia B. Dopo l’istituto d’arte a Faenza sono cresciuta in azienda, all’inizio affiancando la stilista e occupandomi della scelta dei materiali e dal 2022,  dopo la morte di mia madre, seguendo tutte le fasi dell’azienda».

Fare moda da Castel Bolognese, realtà di circa diecimila abitanti, non è facile: «Siamo distanti dai grandi centri e questo a volte penalizza, ma questo è un settore dove spesso le imprese sono piccoli artigiani che fanno cose esclusive. Più attenzione a queste realtà è quello che chiediamo da tempo alle istituzioni».

A luglio 2025 e  febbraio 2026 Bellini ha portato la sua linea in Giappone alla fiera “Moda Italia Tokyo” organizzata da Ice, l’agenzia per la promozione all’estero e l’internazionalizzazione delle imprese italiane per la presentazione delle collezioni primavera-estate 2026 e autunno-inverno 2026-2027. Dalla provincia ravennate erano presenti anche la pelletteria Miviu di Ravenna e il calzaturificio Moda Italia di Bagnacavallo. «La Regione Emilia-Romagna e la Cna regionale hanno fornito un aiuto importante per le imprese con un bando che metteva a disposizione fondi. È stato piacevole scoprire un mercato che apprezza la qualità del prodotto. Lavorare bene e seriamente è nel dna dell’artigiano della moda».

La banca Cassa di Ravenna ha devoluto 40mila euro a favore di Linea Rosa

La banca Cassa di Ravenna ha devoluto 40mila euro a favore di Linea Rosa, associazione che si occupa di contrasto alla violenza di genere e aiuto alle donne vittime di abusi. Si tratta dello 0,2 percento una tantum sull’importo totale sottoscritto di obbligazioni con scadenza triennale.

L’obbligazione in devoluzione è una delle attività messe in campo dalla Cassa di Ravenna per il territorio: in cui al risparmiatore viene proposta contemporaneamente una formula di investimento che valorizza il capitale e contemporaneamente rappresenta un sostegno al territorio ed alle sue diverse esigenze. Iniziative simili negli ultimi mesi hanno consentito alla Cassa di Ravenna di consegnare importanti contributi anche allo Ior ed all’Ail.

Il presidente della Cassa di Ravenna Antonio Patuelli e il direttore generale Nicola Sbrizzi hanno consegnato un assegno simbolico stamattina, 12 marzo. All’incontro per la consegna dell’assegno erano presenti anche il vice direttore generale vicario della Cassa di Ravenna Alessandro Spadoni, la presidente di Linea Rosa Alessandra Bagnara, la vice presidente Monica Vodarich, la consigliera Gaia Marani, la direttrice strategica Denise Camorani e il responsabile dell’Area Commerciale della Cassa di Ravenna Matteo Ramilli.

Costruire il bene comune

Venerdì 30 gennaio 2026, la Sala Spadolini della Biblioteca Oriani di Ravenna ha ospitato la presentazione del volume Mario Tampieri. Uomo e cooperatore, pubblicato da Longo Editore nel 2025, che raccoglie gli atti della giornata di studio realizzata il 2 marzo 2019 da Federazione delle Cooperative della Provincia di Ravenna, Circolo Cooperatori e Fondazione Casa Oriani. Il libro, curato da Lorenzo Cottignoli e Maria Paola Patuelli, approfondisce la figura di Mario Tampieri, ripercorrendone il profilo umano e l’impegno nel mondo cooperativo. All’incontro, presieduto da Giovanni Monti, presidente del Circolo Cooperatori APS, erano presenti i curatori del volume ed è intervenuto Roberto Balzani, dell’Università di Bologna.

Img35 1 733x1024Il libro, dopo un’introduzione di Giancarlo Ciani, Presidente del Circolo dei Cooperatori APS alla data del convegno, ospita l’intervento Andate e ritorni: appunti per la ricostruzione di una “bildung” di Elda Guerra, studiosa di Storia contemporanea, già docente presso l’Università di Bologna. Con rigore metodologico il contributo di Elda ricostruisce la vita di Mario attraverso «quell’indugiare ricorrente sul luogo della sua origine perché tutti quei momenti mi sono sembrati scorci di paesaggio». Una biografia che, a vent’anni, s’intreccia con le aspettative del dopoguerra italiano, «dopo gli anni soffocanti del fascismo», e che verrà scandita dai passaggi del lavoro, della militanza, fino all’entrata nel sindacato. A metà degli anni Cinquanta, Mario diventa responsabile dell’INCA – Istituto nazionale confederale di assistenza nato nel 1945 durante il primo congresso della CGL; nel 1962, assume la responsabilità di vice presidente dell’Associazione delle cooperative di produzione e lavoro della Lega delle cooperative, diventando «uno dei protagonisti del difficile processo di trasformazione tra vecchio e nuovo che caratterizzò la storia locale, in uno stretto intreccio con la dimensione nazionale e internazionale, nel corso degli anni Sessanta e Settanta».

A seguire l’intervento di Alessandro Luparini, direttore della Fondazione della Casa di Oriani di Ravenna e direttore della Biblioteca Oriani, che analizza gli anni cruciali «della ricerca e dell’autonomia» da parte della Federazione delle Cooperative, «[…] un momento di svolta decisivo, destinato a modificare per sempre gli indirizzi della politica cooperativa comunista […]». Nell’ottobre del 1972 Tampieri, a 43 anni, rileva da Mario Verlicchi la presidenza della Lega provinciale delle cooperative, «una scelta nel segno della continuità: la continuità del rinnovamento». Il nuovo modello imprenditoriale di cooperazione che, non senza difficoltà, viene a delinearsi, oltre a diversificarsi, si specializzerà in senso consortile. Nel 1973 al primo congresso provinciale della presidenza Tampieri, «accanto alla condanna del terrorismo neofascista e alle dichiarazioni di solidarietà al popolo vietnamita, il congresso chiamava il movimento cooperativo a battersi per delle riforme di struttura […] l’allargamento della «forma cooperativa e associativa verso i ceti medi della città e delle campagne». Mario riconosce la necessità del superamento delle correnti per un’evoluzione della cooperazione unitaria.

«Il metodo di direzione per correnti, nella pratica, è in gran parte superato e dove sopravvive provoca dei guasti e viene ogni giorno più contestato dalla base sociale», anche se «Della proposta per il superamento delle correnti non si sarebbe trovata che un’eco al IX congresso della Lega Provinciale del 6-8 dicembre 1977».

Il terzo intervento del volume, “Scatti di memoria”. Fotografia e storia nella cooperazione ravennate, a firma di Luigi Tomassini, docente presso la Facoltà di Conservazione dei Beni Culturali dell’Università di Bologna, è il racconto della nascita, evoluzione, realizzazione di una mostra fotografica, un convegno e pubblicazione di un catalogo di accompagnamento, sulla storia della cooperazione ravennate che Mario, in qualità di Presidente del Circolo dei cooperatori ravennati, promuove in occasione del Centenario della costituzione della Federazione delle Cooperative della Provincia di Ravenna. L’obiettivo è valorizzare «quella che era stata la vera epopea dei cooperatori ravennati: il modo cioè in cui una massa immensa e dispersa di lavoratori poverissimi e privi di ogni potere aveva saputo, attraverso la solidarietà e la cooperazione, giungere e conseguire risultati eccezionali sul piano della dignità e della retribuzione del lavoro, fino al punto di acquistare in proprietà attraverso la cooperazione, nel modo forse più rilevante ed evidente in Italia, larga parte delle terre che prima quegli stessi lavoratori avevano coltivato come braccianti».

L’intervento di Lorenzo Cotignoli, dirigente della Lega delle Cooperative, dal titolo: Mario Tampieri dirigente cooperativo dopo l’esperienza ravennate (1977-1989), racconta dell’esperienza di Mario come presidente della Lega delle Cooperative del Veneto e del ruolo che assumerà di presidente del Consiglio di Amministrazione di AICA – Alleanza Italiana Cooperative Agricole. Anni in cui «il Consorzio si trovò a fronteggiare le grandi cooperative agroalimentari che lo vivevano ormai come una sovrastruttura». Nel 1989 Mario si presenta dimissionario al Consiglio d’Amministrazione: «La situazione che si era determinata fu al centro di un duro confronto all’interno del movimento cooperativo: nelle strutture politico sindacali e fra le componenti che le dirigevano e fra le imprese cooperative associate», fino a giungere al luglio del 1990 e alla delibera di cessazione del Consorzio con proposta ai creditori del concordato stragiudiziale. Le metamorfosi del sistema cooperativo provocheranno in Mario un travaglio personale e morale che lo accompagnerà per il resto dei suoi giorni.

Ai quattro interventi dei relatori, seguono le testimonianze di Elsa Signorino, già assessora alla cultura del Comune di Ravenna e parlamentare, «ragazza di bottega» di Mario «quando lui era Presidente della Lega provinciale delle cooperative Ravenna»; di Sauro Mattarelli, già presidente della “Fondazione Casa di Oriani” di Ravenna, che racconta dei progetti promossi da Mario e realizzati, grazie anche al supporto del comitato scientifico e del consiglio di amministrazione della biblioteca Oriani, di cui facevano parte noti studiosi locali. Tra questi progetti, uno fra tutti, la traduzione italiana dell’opera dell’economista e sociologo svizzero Frierdrich Vöchting, Die Romagna. Eine Studie über Halbpacht und Landarbeiterwesen in Italien, uscito negli anni Venti del ’900, in cui l’autore poneva al centro dell’analisi il rapporto conflittuale tra braccianti agricoli e mezzadri, mettendo in risalto le diverse condizioni dell’agricoltura e della società rurale nelle diverse zone agricole della Romagna. «L’esigenza di una edizione critica in italiano era molto sentita e Mario Tampieri, dopo approfondite considerazioni con il consiglio di amministrazione di Casa Oriani, se ne fece interprete convincendo Pietro Albonetti a cimentarsi in questa opera notevole». Il volume La Romagna. Braccianti e contadini, a cura di Pietro Albonetti, traduzione Pietro Albonetti e Alberto Zambon, verrà pubblicato, dall’Editore Longo, nel 2000, nella collana Contemporanea. Studi e Testi n. 17, con l’apporto del Circolo Cooperatori Ravennati.

L’impegno di Mario di coinvolgere i/le giovani per trasmettere i valori di giustizia sociale viene ribadito nella testimonianza: Mario Tampieri. Un ricordo di Alessandro Bonetti: «In Aica, noi dipendenti più giovani, quelli entrati con lui o subito dopo di lui, lo chiamavamo a sua insaputa e affettuosamente “il babbo”, come fosse in qualche modo un secondo padre.

Vivere con Mario, il racconto di una «quotidianità condivisa, per trentotto anni», è il contributo conclusivo della pubblicazione a firma della sua compagna, Maria Paola Patuelli. Paola descrive, con lucida e appassionata scrittura, cosa significò scegliersi nelle loro vite: «Toccammo con mano quanto – come il pensiero femminista mi avrebbe poi insegnato – il personale è politico». Paola narra con trasporto del «senso di responsabilità che rasentava l’ossessione» con cui Mario ha bilanciato sfera pubblica e sfera privata, delle scelte intraprese e delle loro conseguenze. Sarà anche grazie al buon vivere «nell’autonoma Repubblica» della Casa di Glorie «a conduzione democratica», e al rinnovarsi imperturbabile dello sbocciare delle violette, che la/le storie di Paola e Mario, si consolidano, e diventano Storia.

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Il teatro di Mezzano abbandonato in una foto di Alberto Giorgio Cassani

Ho conosciuto Mario in occasione di un incontro promosso dall’Associazione Femminile Maschile Plurale della quale Paola e io facciamo parte. Simpatia reciproca immediata, un’amicizia allegra, stima condivisa: a volte, poche, capita, non c’è un perché, è così, un refolo di buon vivere. Ho un ricordo che merita di essere menzionato. Capitò che Mario mi raccontò la storia del Teatro di Mezzano. Come scrive Elda Guerra: «Ancora un altro progetto lo richiamava a Mezzano negli ultimi anni di vita: era quello di dare una nuova vita al Teatro costruito dalla cooperativa agricola braccianti, entrato in funzione nel 1921 come luogo di incontro e riscatto sociale e culturale». Ne seguì che, un pomeriggio, Paola, Mario, Alberto e io facemmo un sopralluogo a Mezzano, accanto all’argine del Lamone, e constatammo lo stato d’abbandono dell’edificio. Iniziammo a progettare, con euforia, quali azioni intraprendere per far rinascere quell’insieme di mattoni e di tecniche costruttive, che raccontavano una storia da preservare e ne imponevano la salvaguardia e la tutela. Intervistammo passanti, cercando di condividere la nostra passione verso quell’edificio-contenitore di micro e macro storia. In vista dell’eventualità di “Ravenna Capitale Europea della Cultura”, partecipammo con Mario a incontri e presentammo progetti. Nel 2012 scrissi l’articolo Notizie da un “possibile futuro”. Autunno 2016 risorge il Teatro di Mezzano, sul n. 76 di «Trova Casa Premium», in cui simulavo il ripristino del Teatro. Tutto inutile: il Teatro è ancora lì, a tutt’oggi, in completo stato di abbandono.

La storia delle cooperative è, per definizione, una storia dal basso. Studiarla attraverso la lente della microstoria è importante perché se la macro-economia parla di mercati, le micro analisi locali raccontano della vita delle persone che fanno delle scelte rendendo i valori cooperativi tangibili e non astratti. Senza le biografie personali e il racconto delle comunità locali, si perderebbe il senso del legame tra cooperative e territorio. Le memorie personali testimoniano come il modello cooperativo abbia resistito e affrontato crisi economiche e politiche. Parlare di crisi della cooperazione oggi significa analizzare difficoltà d’identità profonda: il conflitto tra la necessità di stare sul mercato (efficienza) e la fedeltà alle origini (mutualità).

Oggi la cooperazione è vissuta come un settore economico tra i tanti, non più come movimento di trasformazione sociale; si rilevano esperienze Cooperative di Comunità che rappresentano modelli emergenti di nuova cooperazione, capaci di coniugare efficienza imprenditoriale e funzione sociale. Esperienze che dimostrano che fare impresa, se ce ne fosse la volontà, oltre a generare valore in termini di profitto, potrebbe/dovrebbe creare coesione sociale e rigenerazione territoriale.

Il cibo non consumato nell’area di servizio andrà alla Caritas per aiutare 35 persone

Il cibo non consumato al punto di ristoro Chef Express dell’area di servizio Santerno Ovest sull’autostrada A14 sarà donato alla Caritas di Solarolo che ha sede nella parrocchia Santa Maria Assunta. Il progetto anti-spreco partirà dalla prossima settimana, sviluppato da Chef Express (Gruppo Cremonini) in partnership con Last Minute Market e Gruppo Hera.

Le porzioni alimentari (ad esempio, un panino, una pizzetta, ecc.) non consumate e non scadute, verranno recuperate e donate alla parrocchia a supporto delle attività di assistenza alle persone fragili. Per garantire la massima qualità, Hera, Chef Express e Last Minute Market hanno messo a punto una catena organizzativa e logistica volta a garantire il rispetto di tutte le norme fiscali e igienico-sanitarie (compresa la freschezza e l’integrità del cibo). Gli operatori della Caritas hanno, inoltre, ricevuto indicazioni specifiche per il trasporto e il trattamento corretto degli alimenti, che verranno ritirati direttamente alla cucina Chef Express in giorni e orari prestabiliti.

Il modello organizzativo e logistico che presiede a raccolta e donazione delle porzioni di cibo è stato testato dai tre soggetti promotori nel corso di un progetto pilota svolto fra 2024 e 2025 nelle province di Modena e Bologna, dove, complessivamente, sono state recuperate e donate oltre 14mila porzioni di cibo dal valore di 30.200 euro, con oltre 2 tonnellate di rifiuti evitati. In ragione di tali ottimi risultati il progetto è stato così esteso a regime in altri territori, fra cui, appunto, il comune di Solarolo.

«Grazie al progetto di recupero abbiamo l’opportunità di distribuire le eccedenze alimentari a dieci famiglie in difficoltà, per un totale di 35 persone – spiega Don Tiziano Zoli, responsabile Caritas parrocchiale Santa Maria Assunta –. Ringraziamo sinceramente per l’opportunità e per la preziosa collaborazione, con particolare riconoscenza per l’attenzione costante nel contrastare lo spreco alimentare».

M5s, Grossi lascia l’incarico di referente: «Non condivido più la linea locale schiacciata sul Pd»

A due mesi dalle elezioni comunali, il Movimento 5 stelle di Cervia perde il suo referente. Il 62enne Davide Grossi, esperto di informatica, ha lasciato l’incarico in rottura con i colleghi di partito: «Resto iscritto al movimento come cittadino, ma non condivido più la linea locale».

Secondo Grossi la sezione locale si è allontanata dai principi e dai valori che lo avevano portato ad aderirvi: «Il Movimento 5 Stelle Cervia è eccessivamente schiacciato sulle posizioni del Partito democratico a livello regionale, perdendo quella funzione di controllo critico e di alternativa che dovrebbe caratterizzare una forza politica autonoma». Alle elezioni del 2024 la lista dei grillini prese il 3 percento in coalizione con il centrosinistra. Nel 2019 i pentastellati corsero da soli (candidato sindaco Pierre Bonaretti) arrivando all’11 percento.

In un post su Facebook, che ha anticipato una nota inviata alla stampa, Grossi sottolinea che nella scelta ha pesato anche il caso Missiroli. Come noto, Cervia va al voto a due anni dall’ultima tornata elettorale per la decadenza del consiglio comunale e della giunta dopo le dimissioni di tutti i consiglieri di maggioranza che hanno sfiduciato il sindaco Mattia Missiroli (Pd) che aveva ritirato le dimissioni presentate perché indagato per presunti maltrattamenti alla moglie. «Ritengo inaccettabile il modo in cui la maggioranza ha gestito la situazione: quando un sindaco, eletto democraticamente dai cittadini, dichiara la propria innocenza e ritira le dimissioni, la risposta della coalizione non può essere la sfiducia attraverso dimissioni in massa dei consiglieri. In uno Stato di diritto, quando sono in gioco la sfera personale e la vita privata di un individuo, la presunzione di innocenza è un principio sacro e inviolabile. La comunità politica avrebbe dovuto attendere l’esito del percorso giudiziario».

Non è escluso che Grossi possa essere coinvolto in qualche modo nelle prossime elezioni: «Continuerò a seguire con attenzione le dinamiche politiche e amministrative della città, con lo stesso spirito civico che ha sempre guidato la mia partecipazione. In vista delle prossime elezioni amministrative, mi riservo di valutare il modo migliore per contribuire al futuro di Cervia, libero da vincoli di appartenenza che non rispecchiano più i miei valori».

Trasferta vietata anche a Sassari, i tifosi del Ravenna avevano già comprato biglietti di aerei e traghetti. Il club: «Servono altre soluzioni»

Come già noto, in seguito ai fatti di Arezzo, è stata vietata ai tifosi del Ravenna del calcio anche la trasferta a Sassari contro la Torres (calcio d’inizio alle 14.30 di sabato 14 marzo). Una beffa per i sostenitori giallorossi che secondo tutte le ricostruzioni sarebbero stati aggrediti da quelli di casa dell’Arezzo in una sorta di agguato e che ora si ritrovano tutti penalizzati, in particolare alla vigilia di una trasferta per cui era necessario organizzarsi per tempo: in tanti avevano già comprato biglietti di aereo o traghetto e versato le caparre nelle strutture ricettive, sfruttando la partita del Ravenna per trascorrere un weekend in Sardegna. Solidarietà nei loro confronti arriva direttamente dal club, penalizzato anche per il mancato sostegno sul campo dei propri tifosi (come già successo a Livorno nel girone d’andata e lunedì scorso ad Ascoli e come succederà anche il 29 marzo a Gubbio, a meno di clamorosi dietrofront delle autorità competenti).

«La società – si legge in una nota del Ravenna Fc -, pur nel pieno rispetto delle autorità competenti, non può esimersi dal rimarcare il profondo dispiacere nel dovere per l’ennesima volta affrontare una gara decisiva senza il supporto del proprio pubblico, componente fondamentale ed imprescindibile di ogni competizione sportiva. Nel caso specifico, la decisione assume un impatto ancora più rilevante considerando che molti tifosi avevano già da tempo programmato la trasferta sostenendo importanti costi di viaggio, tra voli e traghetti, per poter essere presenti al fianco della squadra. Il Ravenna FC sottolinea che lo sport debba sempre essere vissuto nel rispetto delle regole e dei valori che lo contraddistinguono ma allo stesso modo è necessario che i provvedimenti puniscano puntualmente solo chi queste regole non le rispetta. Per questo motivo – termina la nota stampa – la società si farà portavoce presso le istituzioni calcistiche della necessità di avviare una riflessione condivisa tra i club, affinché si possano individuare soluzioni capaci di affrontare un tema che sta diventando sempre più di rilevanza nazionale».

Nel frattempo, sta per partire una petizione nazionale (con i tifosi del Ravenna che agevoleranno la raccolta firme anche sul territorio) per “un calcio giusto e popolare” in cui si chiede anche la tutela del “diritto di trasferta” e lo “stop a misure ingiuste e spropositate”.

L’Ausl esonera gli 8 medici indagati dalle certificazioni di idoneità per il rimpatrio di stranieri

La strategia dell’Ausl Romagna per evitare la sospensione dei medici indagati per il caso dei certificati anti-rimpatrio è stata quella di esonerare gli otto professionisti coinvolti (su 11 dell’intero reparto di Malattie infettive dell’ospedale di Ravenna) dall’occuparsi nuovamente degli stranieri extracomunitari inviati dalle forze dell’ordine per ottenere l’idoneità al trasferimento nei Cpr (centri di permanenza per il rimpatrio).

Con un documento depositato in procura e comunicato internamente, l’azienda sanitaria spera così di evitare una sospensione che sarebbe pesantissima per il regolare funzionamento del servizio pubblico. D’altronde – sottolineano dall’Ausl – si tratta di professionisti stimati e fino a poco tempo fa elogiati pubblicamente per il loro lavoro in particolare durante la pandemia, i cosiddetti “eroi” del Covid.

Sulle pagine del quotidiano locale Il resto del Carlino, il direttore generale dell’Ausl Romagna, Tiziano Carradori, sottolinea come la prassi voglia che i certificati di idoneità possano essere rilasciati direttamente in pronto Soccorso (in alternativa resterebbero disponibili i tre medici non indagati del reparto di Malattie Infettive). Rispondendo alle domande del giornalista, Carradori rivela anche che l’azienda non ha avviato alcuna indagine interna e non sono stati presi provvedimenti disciplinari. In attesa di capire l’evolversi dell’inchiesta della magistratura.

Baci e palpeggiamenti, 60enne condannato per violenza sessuale ai danni di una 16enne figlia di amici

Avrebbe molestato la figlia sedicenne di amici di famiglia, approfittando della fiducia costruita negli anni con i genitori della ragazza. Per questo un 60enne di origine campana è stato condannato dal gup del tribunale di Ravenna Andrea Galanti a 2 anni e 8 mesi di reclusione per violenza sessuale su minore, al termine del processo con rito abbreviato.

Il giudice ha disposto anche il pagamento di una provvisionale di 8mila euro a favore dei genitori della giovane, costituiti parte civile con l’avvocato Carlo Benini, oltre alle spese legali e al risarcimento dei danni da quantificare in sede civile. La procura aveva chiesto 4 anni per violenza sessuale aggravata. L’imputato ha sempre negato ed è scontato il ricorso in appello.

La notizia è riportata con ulteriori dettagli sui due quotidiani locali in edicola oggi, 12 marzo.

Il fatto contestato risale a ottobre 2024, quando la ragazza, ai tempi 16enne, sarebbe stata avvicinata, palpeggiata e baciata dall’uomo. La giovane riuscì a chiamare la madre e a scappare in un parco vicino, dove venne raggiunta dai genitori.

Intossicato dai lupini, ritirato dal mercato un lotto di prodotto di un’azienda di Bagnacavallo

Un caso di intossicazione alimentare dopo il consumo di lupini ha fatto scattare il richiamo di un lotto di prodotto realizzato nel Ravennate. Una persona è finita al pronto soccorso di Cesena in stato confusionale dopo aver mangiato lupini secchi acquistati in un punto vendita della grande distribuzione: l’episodio ha portato all’attivazione delle verifiche sanitarie e al ritiro precauzionale del prodotto dal mercato.

Il richiamo riguarda i lupini secchi a marchio Cibòn, confezionati in sacchetti da 500 grammi. Il lotto interessato è il 343/25, con termine minimo di conservazione giugno 2027. Il prodotto è stato confezionato dall’azienda Melandri Gaudenzio nello stabilimento di Bagnacavallo.

Alla base del provvedimento c’è la possibile presenza di alcaloidi chinolizidinici in quantità superiori ai livelli considerati sicuri. Si tratta di sostanze naturali prodotte dalle piante di lupino che, se presenti in concentrazioni elevate, possono provocare sintomi di intossicazione come nausea, vertigini, malessere e disturbi gastrointestinali.

Dopo la segnalazione del caso, le confezioni appartenenti al lotto indicato sono state ritirate dagli scaffali a scopo precauzionale. Ai consumatori che avessero acquistato il prodotto viene raccomandato di non consumarlo e di riportarlo al punto vendita, dove potrà essere sostituito o rimborsato.

L’avvocato: «Il carcere prima di una sentenza definitiva andrebbe evitato»

«Un avvocato cerca sempre di evitare il carcere come misura cautelare per il suo assistito, non perché voglia “fregare lo Stato”, ma perché esiste la presunzione di innocenza e la detenzione prima di una sentenza definitiva è una condizione gravosa che andrebbe evitata più possibile». Il 39enne Andrea Valentinotti, avvocato di Lugo, non ha dubbi sulla necessità di trovare alternative alla cella.

Ma spesso la pancia dell’opinione pubblica vorrebbe gettare la chiave. «Il popolo vorrebbe vedere la ghigliottina in piazza – dice Valentinotti –. Ma dipende cosa vogliamo sacrificare: applichiamo il carcere prima della sentenza anche per il minimo reato per la tutela dell’ordine pubblico, oppure salvaguardiamo il diritto costituzionale che impone il minor sacrificio possibile della libertà di una persona non ancora giudicata?».

L’esperienza in tribunale per Valentinotti dice che tra i giudici è più diffuso l’approccio che considera il carcere preventivo solo come soluzione senza alternative: «Ho sempre avuto a che fare con magistrati che hanno fatto ricorso al carcere solo quando era l’unica possibilità e non sono rare le volte che in udienza il giudice si è detto disponibile a rivedere il provvedimento se in seguito fosse emersa una possibilità più leggera».

Uno scenario che a molti può sembrare troppo morbido. Valentinotti auspica più rispetto per gli operatori della giustizia nelle loro scelte: «Magistrati e avvocati non sono in tribunale per tramare contro l’ordine pubblico. Un po’ di educazione civica ricorderebbe a tutti che il principio della pena deve tendere alla rieducazione».

A prescindere dall’essere più o meno garantisti, su quanto ragionato fin qui inciderà poco l’esito del referendum del 22-23 marzo, sebbene alcune parti politiche dicano il contrario. La riforma Nordio tocca la struttura della magistratura e non i procedimenti.
Un possibile effetto però potrebbe esserci, secondo l’opinione di Valentinotti (che fa parte del comitato per il No): «Dalla riforma uscirebbe una figura del pubblico ministero molto più forcaiolo, molto più interessato alla condanna e non alla ricostruzione della vicenda. Quindi mi aspetto più richieste di carcere come misure cautelari. Avremmo un pm più come avvocato dell’accusa, ma credo che sia più utile un pubblico ministero che faccia le indagini come prevede oggi il codice anche a favore dell’indagato e che in udienza chieda l’assoluzione se la vicenda è diversa da come l’aveva ipotizzata».

Villaggio Globale rivolge ai più giovani tre progetti artistici per promuovere la mescolanza culturale

Tre percorsi artistici radicati in contesti cittadini specifici e rivolti a gruppi di giovani con età e background differenti, per raccontare una città plurale, tra convivenza e narrazioni distorte, in occasione della XXII Settimana contro il razzismo. Dal 14 al 22 marzo Villaggio Globale coop sociale realizza a Ravenna il progetto “Into the mix. Produzioni artistiche per la mescolanza culturale”. Si tratta un percorso di laboratori artistici e momenti pubblici dedicati alla mescolanza culturale e al contrasto degli stereotipi e delle discriminazioni.

Il primo percorso è un laboratorio musicale hip hop ospitato da Casa Volante, spazio di edilizia residenziale pubblica sostenuto da Acer Ravenna. Dieci giovani under 30 guidati da Mentality Aps lavoreranno alla scrittura, produzione e registrazione di brani originali dedicati ai temi della convivenza tra culture e del contrasto al razzismo. I brani saranno presentati pubblicamente durante la Settimana e diffusi sulle principali piattaforme di streaming, anche attraverso una puntata del podcast PodDare.

Il secondo laboratorio si svolge al centro di aggregazione giovanile Quake e si concentra sul videomaking. Circa dieci adolescenti realizzeranno brevi video dedicati alle esperienze cittadine di inclusione sociale e di convivenza interculturale, con l’obiettivo di raccontare esempi concreti di mescolanza già presenti sul territorio. Infine, terza proposta coinvolge gli studenti universitari del corso di laurea magistrale in International Cooperation on Human Rights and Intercultural Heritage e l’associazione Esn – Erasmus Student Network Ravenna in un laboratorio di ideazione e realizzazione di un’azione di guerrilla marketing. L’intervento artistico coinvolgerà il centro della città, per attirare l’attenzione sui temi della Settimana attraverso un linguaggio creativo e diretto.

I brani musicali, i video e l’azione urbana saranno diffusi durante la Settimana contro il razzismo e successivamente rilanciati attraverso canali digitali ed eventi pubblici. Il calendario degli appuntamenti è consultabile online.

Il progetto, finanziato dall’Ufficio Nazionale Antidiscriminazioni Razziali è realizzato insieme a Mentality Aps, Casa Volante, Centro Giovanile Quake, CittAttiva, Esn – Erasmus Student Network Ravenna, Tiratura Aps e il progetto PodDsre Live di LibrAzione coop sociale, con la collaborazione del Comune di Ravenna – Assessorato alle Politiche Giovanili, di Acer Ravenna e dell’Università di Bologna – Campus di Ravenna.

«Ravenna è una città con una presenza di cittadini migranti stabile e significativa: al 1° gennaio 2024 i residenti di cittadinanza non italiana nel comune risultavano circa 18.000, l’11,4% della popolazione comunale – commentano gli organizzatori -. Il fenomeno del razzismo in città riflette dinamiche presenti a livello nazionale, spesso alimentate da rappresentazioni semplificate o stereotipate. Sul territorio ravennate però sono attive anche numerose esperienze di integrazione e “Into the mix” nasce per rendere visibili queste esperienze».

Il Ravenna è volato in Sardegna per tornare a fare bottino pieno: a Sassari c’è la Torres

Il Ravenna è atterrato in Sardegna, ed è pronto a scendere in campo a Sassari contro la Torres (calcio d’inizio sabato 14 marzo ore 14.30). Come già noto, la squadra non potrà contare ancora una volta sull’apporto dei propri tifosi a seguito degli scontri avvenuti contro l’Arezzo, ma ha il dovere di ottenere un risultato positivo dopo la spenta prestazione di Ascoli e i due punti raccolti nelle ultime tre gare.

Di fronte c’è un avversario a caccia di punti, relegato nelle zone basse della classifica. I sardi, dopo aver disputato campionati di grande livello, non hanno mai trovato continuità nella stagione corrente, tanto da trovarsi attualmente quart’ultimi a quota 29 punti. Nel mercato di riparazione la squadra di mister Greco ha inserito tra le proprie fila l’ex Ravenna Pierluca Luciani, in gol nell’ultima sfida contro il Carpi terminata 1-1.  L’allenatore della Torres è stato chiaro nella conferenza pre-gara utilizzando il climax «Brutti, sporchi e cattivi» per definire la prestazione necessaria per contrastare il Ravenna. Più soft è stato invece Mandorlini: «Bisogna ragionare partita dopo partita. Ad Ascoli pensavamo di fare una partita diversa ma cosi non è stato. Domani vogliamo fare una partita importante e di conseguenza un risultato importante. Di recente abbiamo giocato contro squadre di alta classifica ma non importa, dobbiamo pensare a noi perché nel calcio ci sono squadre e campi difficili da affrontare, e domani è uno di quelli».

Ad Ascoli è emerso chiaramente come il Ravenna abbia rinunciato a fare la partita fin dalle prime battute e sia stato messo sotto sia sul piano tecnico, che sul piano fisico, come mai forse prima in questo campionato. Un indizio può essere dato dall‘altissima età media dei titolari, non agevolati dalle tante partite in pochi giorni e dalle rotazioni venute a meno a causa degli infortuni che costringeranno ai box anche domani Viola, Di Marco, Rossetti, con Falbo recuperato ma probabilmente non ancora pronto. «Al di là delle rotazioni, possiamo lavorare diversamente in settimana dal punto di vista fisico e continuare a preparare bene le partite come stiamo facendo – prosegue il tecnico -. Falbo è partito con noi nonostante non sia ancora in condizione per scendere in campo, ma nelle prossime due settimane lui e gli altri indisponibili dovrebbero rientrare».

Mandorlini non si è soffermato più di tanto sul modulo. Il 4-2-3-1, con Fischnaller (grande ex della gara di domani) molto largo a sinistra, non ha convinto e non è detto che venga riproposto in Sardegna: «Ogni partita ha una sua storia, in base anche ai giocatori e allo stato fisico. Abbiamo giocato con 1 o 2 punte. Uno dei punti di forza della squadra è poter cambiare modulo».

Per quanto riguarda gli obiettivi stagionali, il mister non fa troppi calcoli: «Dopo Ascoli non cambia nulla, dobbiamo ragionare partita per partita. L’obiettivo ora è fare risultato contro la Torres».

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