Cento in piazza per i migranti: pochi o molti?

Lo chiedeva la settimana scorsa un lettore, nella rubrica delle lettere: perché in questa città si scende così poco in piazza per manifestare contro le politiche sui migranti?
Sabato scorso anche Ravenna (e in provincia Faenza) ha aderito a una manifestazione autoconvocata che si è svolta in tante città d’Italia contemporaneamente con presidi sotto i municipi.

Qui c’erano un centinaio di persone, forse anche qualche decina in più. Erano tante, considerata anche la pioggia e l’orario insolito (le 14)? Erano poche, se si pensa che tra le tante adesioni c’erano quelle di realtà come Arci e Cgil e che il tema ha a che fare (anche) con il rispetto di diritti umani universali? Certo, a colpo d’occhio, da lontano, sembrava soprattutto un raduno di Rifondazione (che sì, ancora esiste) per le bandiere che svettavano in modo sproporzionato.
Perché tra quel centinaio di persone ce n’erano di varia provenienza ed estrazione, qualcuno (addirittura) senza tessera in tasca.

Ma è possibile che un simile argomento non riesca a smuovere più persone?
Anche nel mondo cattolico, con un Papa che su questi temi si è espresso piuttosto chiaramente? O forse la convinzione ormai diffusa è che la piazza non serva di fatto a niente? Diffusa tra nuovi e vecchi cittadini italiani, si direbbe. E magari hanno ragione, che poi il rischio di trovarsi in pochi in piazza è di rendere plastica un’idea ancora tutta da verificare da queste parti: e cioé che “gli italiani siano in realtà con Salvini”, come ci dicono tanti sondaggi. Anche se, per la verità, certo il tema sono le politiche dell’attuale ministro dell’Interno, ma sarebbero dovuto esserlo anche quelle del precedente (che aveva preparato i campi in Libia).

Non che siano da mettere sullo stesso piano, ma certo il piano si era già inclinato e di molto. Ora forse è arrivato il momento in cui è diventato più chiaro a tutti. Ma da queste parti in questi giorni vediamo le barricate solo sul tema dell’offshore. Per una questione economica importante e che anche politicamente al centrosinsitra conviene sbandierare per mettere in luce le contraddizioni di questo governo e colpire là dove la Lega è più debole: sul tema dell’economia.
Evidentemente sui migranti una battaglia così drastica non conviene, rischia addirittura di essere controproducente. Meglio forse per le istituzioni lavorare a testa china, senza troppi clamori, evitando sul terreno errori nella gestione dei migranti presenti e magari con operazioni culturali più o meno diffuse.

Ma un tema così non dovrebbe diventare esclusivo delle istituzioni. O degli impavidi che ancora credono nella piazza.
E allora, ai cittadini comuni cosa resta? Intanto, forse, non lo si sarà detto mai abbastanza, la parola, che è azione quando pronunciata in dati contesti (su tutti, la sala d’aspetto di un medico qualsiasi…).
Non tacere, non lasciar correre, non abituarsi al silenzio di fronte a chi grida perché è e si sente più forte. Perché più forte lo è diventato anche così, non avendo paura di parlare quando era minoranza. In democrazia, funziona anche così.

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