giovedì
12 Marzo 2026
recensione

Costruire il bene comune

Sul volume "Mario Tampieri uomo e cooperatore"

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Venerdì 30 gennaio 2026, la Sala Spadolini della Biblioteca Oriani di Ravenna ha ospitato la presentazione del volume Mario Tampieri. Uomo e cooperatore, pubblicato da Longo Editore nel 2025, che raccoglie gli atti della giornata di studio realizzata il 2 marzo 2019 da Federazione delle Cooperative della Provincia di Ravenna, Circolo Cooperatori e Fondazione Casa Oriani. Il libro, curato da Lorenzo Cottignoli e Maria Paola Patuelli, approfondisce la figura di Mario Tampieri, ripercorrendone il profilo umano e l’impegno nel mondo cooperativo. All’incontro, presieduto da Giovanni Monti, presidente del Circolo Cooperatori APS, erano presenti i curatori del volume ed è intervenuto Roberto Balzani, dell’Università di Bologna.

Img35 1 733x1024Il libro, dopo un’introduzione di Giancarlo Ciani, Presidente del Circolo dei Cooperatori APS alla data del convegno, ospita l’intervento Andate e ritorni: appunti per la ricostruzione di una “bildung” di Elda Guerra, studiosa di Storia contemporanea, già docente presso l’Università di Bologna. Con rigore metodologico il contributo di Elda ricostruisce la vita di Mario attraverso «quell’indugiare ricorrente sul luogo della sua origine perché tutti quei momenti mi sono sembrati scorci di paesaggio». Una biografia che, a vent’anni, s’intreccia con le aspettative del dopoguerra italiano, «dopo gli anni soffocanti del fascismo», e che verrà scandita dai passaggi del lavoro, della militanza, fino all’entrata nel sindacato. A metà degli anni Cinquanta, Mario diventa responsabile dell’INCA – Istituto nazionale confederale di assistenza nato nel 1945 durante il primo congresso della CGL; nel 1962, assume la responsabilità di vice presidente dell’Associazione delle cooperative di produzione e lavoro della Lega delle cooperative, diventando «uno dei protagonisti del difficile processo di trasformazione tra vecchio e nuovo che caratterizzò la storia locale, in uno stretto intreccio con la dimensione nazionale e internazionale, nel corso degli anni Sessanta e Settanta».

A seguire l’intervento di Alessandro Luparini, direttore della Fondazione della Casa di Oriani di Ravenna e direttore della Biblioteca Oriani, che analizza gli anni cruciali «della ricerca e dell’autonomia» da parte della Federazione delle Cooperative, «[…] un momento di svolta decisivo, destinato a modificare per sempre gli indirizzi della politica cooperativa comunista […]». Nell’ottobre del 1972 Tampieri, a 43 anni, rileva da Mario Verlicchi la presidenza della Lega provinciale delle cooperative, «una scelta nel segno della continuità: la continuità del rinnovamento». Il nuovo modello imprenditoriale di cooperazione che, non senza difficoltà, viene a delinearsi, oltre a diversificarsi, si specializzerà in senso consortile. Nel 1973 al primo congresso provinciale della presidenza Tampieri, «accanto alla condanna del terrorismo neofascista e alle dichiarazioni di solidarietà al popolo vietnamita, il congresso chiamava il movimento cooperativo a battersi per delle riforme di struttura […] l’allargamento della «forma cooperativa e associativa verso i ceti medi della città e delle campagne». Mario riconosce la necessità del superamento delle correnti per un’evoluzione della cooperazione unitaria.

«Il metodo di direzione per correnti, nella pratica, è in gran parte superato e dove sopravvive provoca dei guasti e viene ogni giorno più contestato dalla base sociale», anche se «Della proposta per il superamento delle correnti non si sarebbe trovata che un’eco al IX congresso della Lega Provinciale del 6-8 dicembre 1977».

Il terzo intervento del volume, “Scatti di memoria”. Fotografia e storia nella cooperazione ravennate, a firma di Luigi Tomassini, docente presso la Facoltà di Conservazione dei Beni Culturali dell’Università di Bologna, è il racconto della nascita, evoluzione, realizzazione di una mostra fotografica, un convegno e pubblicazione di un catalogo di accompagnamento, sulla storia della cooperazione ravennate che Mario, in qualità di Presidente del Circolo dei cooperatori ravennati, promuove in occasione del Centenario della costituzione della Federazione delle Cooperative della Provincia di Ravenna. L’obiettivo è valorizzare «quella che era stata la vera epopea dei cooperatori ravennati: il modo cioè in cui una massa immensa e dispersa di lavoratori poverissimi e privi di ogni potere aveva saputo, attraverso la solidarietà e la cooperazione, giungere e conseguire risultati eccezionali sul piano della dignità e della retribuzione del lavoro, fino al punto di acquistare in proprietà attraverso la cooperazione, nel modo forse più rilevante ed evidente in Italia, larga parte delle terre che prima quegli stessi lavoratori avevano coltivato come braccianti».

L’intervento di Lorenzo Cotignoli, dirigente della Lega delle Cooperative, dal titolo: Mario Tampieri dirigente cooperativo dopo l’esperienza ravennate (1977-1989), racconta dell’esperienza di Mario come presidente della Lega delle Cooperative del Veneto e del ruolo che assumerà di presidente del Consiglio di Amministrazione di AICA – Alleanza Italiana Cooperative Agricole. Anni in cui «il Consorzio si trovò a fronteggiare le grandi cooperative agroalimentari che lo vivevano ormai come una sovrastruttura». Nel 1989 Mario si presenta dimissionario al Consiglio d’Amministrazione: «La situazione che si era determinata fu al centro di un duro confronto all’interno del movimento cooperativo: nelle strutture politico sindacali e fra le componenti che le dirigevano e fra le imprese cooperative associate», fino a giungere al luglio del 1990 e alla delibera di cessazione del Consorzio con proposta ai creditori del concordato stragiudiziale. Le metamorfosi del sistema cooperativo provocheranno in Mario un travaglio personale e morale che lo accompagnerà per il resto dei suoi giorni.

Ai quattro interventi dei relatori, seguono le testimonianze di Elsa Signorino, già assessora alla cultura del Comune di Ravenna e parlamentare, «ragazza di bottega» di Mario «quando lui era Presidente della Lega provinciale delle cooperative Ravenna»; di Sauro Mattarelli, già presidente della “Fondazione Casa di Oriani” di Ravenna, che racconta dei progetti promossi da Mario e realizzati, grazie anche al supporto del comitato scientifico e del consiglio di amministrazione della biblioteca Oriani, di cui facevano parte noti studiosi locali. Tra questi progetti, uno fra tutti, la traduzione italiana dell’opera dell’economista e sociologo svizzero Frierdrich Vöchting, Die Romagna. Eine Studie über Halbpacht und Landarbeiterwesen in Italien, uscito negli anni Venti del ’900, in cui l’autore poneva al centro dell’analisi il rapporto conflittuale tra braccianti agricoli e mezzadri, mettendo in risalto le diverse condizioni dell’agricoltura e della società rurale nelle diverse zone agricole della Romagna. «L’esigenza di una edizione critica in italiano era molto sentita e Mario Tampieri, dopo approfondite considerazioni con il consiglio di amministrazione di Casa Oriani, se ne fece interprete convincendo Pietro Albonetti a cimentarsi in questa opera notevole». Il volume La Romagna. Braccianti e contadini, a cura di Pietro Albonetti, traduzione Pietro Albonetti e Alberto Zambon, verrà pubblicato, dall’Editore Longo, nel 2000, nella collana Contemporanea. Studi e Testi n. 17, con l’apporto del Circolo Cooperatori Ravennati.

L’impegno di Mario di coinvolgere i/le giovani per trasmettere i valori di giustizia sociale viene ribadito nella testimonianza: Mario Tampieri. Un ricordo di Alessandro Bonetti: «In Aica, noi dipendenti più giovani, quelli entrati con lui o subito dopo di lui, lo chiamavamo a sua insaputa e affettuosamente “il babbo”, come fosse in qualche modo un secondo padre.

Vivere con Mario, il racconto di una «quotidianità condivisa, per trentotto anni», è il contributo conclusivo della pubblicazione a firma della sua compagna, Maria Paola Patuelli. Paola descrive, con lucida e appassionata scrittura, cosa significò scegliersi nelle loro vite: «Toccammo con mano quanto – come il pensiero femminista mi avrebbe poi insegnato – il personale è politico». Paola narra con trasporto del «senso di responsabilità che rasentava l’ossessione» con cui Mario ha bilanciato sfera pubblica e sfera privata, delle scelte intraprese e delle loro conseguenze. Sarà anche grazie al buon vivere «nell’autonoma Repubblica» della Casa di Glorie «a conduzione democratica», e al rinnovarsi imperturbabile dello sbocciare delle violette, che la/le storie di Paola e Mario, si consolidano, e diventano Storia.

Teatro Mezzano Foto Alberto Giorgio Cassani Jpg (1)
Il teatro di Mezzano abbandonato in una foto di Alberto Giorgio Cassani

Ho conosciuto Mario in occasione di un incontro promosso dall’Associazione Femminile Maschile Plurale della quale Paola e io facciamo parte. Simpatia reciproca immediata, un’amicizia allegra, stima condivisa: a volte, poche, capita, non c’è un perché, è così, un refolo di buon vivere. Ho un ricordo che merita di essere menzionato. Capitò che Mario mi raccontò la storia del Teatro di Mezzano. Come scrive Elda Guerra: «Ancora un altro progetto lo richiamava a Mezzano negli ultimi anni di vita: era quello di dare una nuova vita al Teatro costruito dalla cooperativa agricola braccianti, entrato in funzione nel 1921 come luogo di incontro e riscatto sociale e culturale». Ne seguì che, un pomeriggio, Paola, Mario, Alberto e io facemmo un sopralluogo a Mezzano, accanto all’argine del Lamone, e constatammo lo stato d’abbandono dell’edificio. Iniziammo a progettare, con euforia, quali azioni intraprendere per far rinascere quell’insieme di mattoni e di tecniche costruttive, che raccontavano una storia da preservare e ne imponevano la salvaguardia e la tutela. Intervistammo passanti, cercando di condividere la nostra passione verso quell’edificio-contenitore di micro e macro storia. In vista dell’eventualità di “Ravenna Capitale Europea della Cultura”, partecipammo con Mario a incontri e presentammo progetti. Nel 2012 scrissi l’articolo Notizie da un “possibile futuro”. Autunno 2016 risorge il Teatro di Mezzano, sul n. 76 di «Trova Casa Premium», in cui simulavo il ripristino del Teatro. Tutto inutile: il Teatro è ancora lì, a tutt’oggi, in completo stato di abbandono.

La storia delle cooperative è, per definizione, una storia dal basso. Studiarla attraverso la lente della microstoria è importante perché se la macro-economia parla di mercati, le micro analisi locali raccontano della vita delle persone che fanno delle scelte rendendo i valori cooperativi tangibili e non astratti. Senza le biografie personali e il racconto delle comunità locali, si perderebbe il senso del legame tra cooperative e territorio. Le memorie personali testimoniano come il modello cooperativo abbia resistito e affrontato crisi economiche e politiche. Parlare di crisi della cooperazione oggi significa analizzare difficoltà d’identità profonda: il conflitto tra la necessità di stare sul mercato (efficienza) e la fedeltà alle origini (mutualità).

Oggi la cooperazione è vissuta come un settore economico tra i tanti, non più come movimento di trasformazione sociale; si rilevano esperienze Cooperative di Comunità che rappresentano modelli emergenti di nuova cooperazione, capaci di coniugare efficienza imprenditoriale e funzione sociale. Esperienze che dimostrano che fare impresa, se ce ne fosse la volontà, oltre a generare valore in termini di profitto, potrebbe/dovrebbe creare coesione sociale e rigenerazione territoriale.

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