Scene inedite dall’Australia alla Russia, tra Rimini e Lido Adriano

Roberto Magnani

L’attore del Teatro delle Albe, Roberto Magnani

In un elzeviro scritto per “Repubblica” lo scorso dicembre, Marco Belpoliti salutava la fine degli anni Dieci definendoli il «decennio della serialità».
Un decennio condannato a ripetere eventi già vissuti e a incistarsi nella riflessione sul passato, privo della capacità di pensare un’utopia e inabile a immaginare futuri possibili. Come tutte le riflessioni astratte, anche questa porge il fianco a dubbi e perplessità. Non è forse la Storia stessa a ripetersi inesorabile, come già diceva Marx, prima come tragedia e poi come farsa? Non è una prerogativa della natura animalesca dell’uomo quella di essere impermeabile alla razionalità e di continuare a cadere, ancora e ancora, negli stessi errori ed orrori che dall’alba dei tempi ci infliggiamo gli uni agli altri?

In questo inizio 2020 che già semina incendi, bombe e ombre di guerra, viene in mente la famosa frase di Stephen Dedalus: «La storia è un incubo dal quale sto cercando di svegliarmi». Forse l’unica utopia possibile è fuori dalla Storia. E non dico relegata in chissà quali fantasticherie mistiche post-mortem, quanto piuttosto nell’arte e nella capacità umana di realizzare qui e ora un suo giardino delle delizie, un riparo fragile che resista all’uragano dei tempi. Se si fa arte, almeno non si uccide. Non abbiamo molto di più.

Perciò vediamo, in questo febbraio romagnolo ricco di appuntamenti teatrali, di unire le linee e creare la nostra mappa del tesoro.
Partirei dal 6 al 9 febbraio dal Bonci di Cesena (o al Galli di Rimini, dal 25 al 27) con When the Rain Stops Falling, spettacolo che si è aggiudicato ben tre premi Ubu: miglior nuovo testo straniero all’australiano Andrew Bovell; miglior regìa a Lisa Ferlazzo Natoli e migliori costumi a Gianluca Falaschi. Si tratta, come da tradizione anglo-americana, di una saga famigliare che attraversa la storia australiana dal 1959 al 2039 – saga accompagnata dallo scroscio continuo della pioggia metafisica del titolo. La presenza del nostrano Marco Cavalcoli fra gli attori non fa che crescere la nostra curiosità.

Il 12 febbraio, al Rasi di Ravenna, è in scena la giovane attrice-autrice pugliese Licia Lanera con Guarda come nevica 1. Cuore di cane, spettacolo del 2018, primo episodio di una trilogia dedicata ad autori russi. Pluripremiata fondatrice della compagnia che dal 2018, dopo la fine del sodalizio con Riccardo Spagnulo, porta il suo nome, la Lanera mette in scena un peculiare riadattamento di Cuore di cane di Michail Bulgakov, nel quale l’apporto musicale curato da Tommaso Qzerty Danisi dialoga con un testo per voce sola scritto dall’autrice. Al centro della riflessione, «la fine della coscienza e dell’ideologia politica». (Il 13, fuori abbonamento sempre al Rasi, sarà la volta di un altro lavoro della Lanera, The Black’s Tales Tour).

Concludo il baedeker al Cisim di Lido Adriano, dal 20 al 22 febbraio, dove Roberto Magnani, attore del Teatro delle Albe, curerà una sorta di “retro-avanspettiva” sul suo lavoro in solo, intitolata Abitare nello specchio. Gli spettatori potranno vedere lavori già datati nei quali il dialetto romagnolo è al centro della riflessione, come Odiséa (di Tonino Guerra) e E’ bal (di Nevio Spadoni), ma anche nuovi pezzi in via di definizione e in stretto dialogo con la musica. Il 22 la giornata inizierà con Siamo tutti cannibali, montaggio di letture da un libro smisurato, Moby Dick, sostenuto dal basso di Checco Giampaoli, e si chiuderà con Descrizione di un quadro, frammento di Heiner Müller musicato dal duo sperimentale Cacao (Matteo Pozzi e Diego Pasini).

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