sabato
30 Agosto 2025

Islanda, terra di geyser e di scrittori

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Quest’estate mi sono immerso nella letteratura islandese, ed è stato un bel viaggio. L’Islanda è un’isola di vulcani e ghiacciai, poco abitata, ma densa di storie e scrittori. Fin da subito, i primi vichinghi che vi si insediarono provenienti dalla Danimarca e dalla Norvegia, iniziarono a scrivere, e ad oggi è il luogo del mondo con la più grande densità di scrittori per popolazione (e di lettori). La solitudine e i paesaggi devono aver aiutato molti a trovare ispirazione. Gi autori dell’isola hanno tutti alcuni elementi in comune: la forte presenza della natura, la solitudine, il misticismo. Ecco quelli che mi sono piaciuti di più.

Iniziamo con una saga. Il termine “saga” è l’unica parola islandese diffusasi in tutto il mondo (oltre a geyser). Saga in islandese vuol dire semplicemente “storia”. Anche se gli abitanti dell’isola erano una piccola minoranza rispetto ai popoli nordici, quasi tutte le saghe che conosciamo, da cui abbiamo appreso le storie di Odino, Thor e i la mitologia norrena, sono state scritte in Islanda. La più nota si chiama Edda (Adelphi), la cui versione di Sturluson Snorri (del 1200) è molto interessante, perché racconta i miti in una maniera molto diversa rispetto a come, ad esempio, Omero raccontò quelli greci. Snorri creò un nuovo stile per raccontare storie leggendarie che fu in seguito ripreso da molti autori nordici, e non solo.

Veniamo ai romanzi. Il classico più amato dagli islandesi è Gente indipendente (Iperborea) di Halldór Laxness, scritto nel 1935 e che valse il Nobel al suo autore. Racconta la storia del bracciante Bjartur che dopo anni al servizio del padrone, riesce a prendere il suo appezzamento di terra e costruire la propria casa. È molto amata perché è una sorta di mito fondativo dell’Islanda moderna, e ha al centro uno dei valori più a cuore di questa società: l’indipendenza. Degli stessi anni è l’altro capolavoro che si annovera tra i classici, Il pastore d’Islanda (Iperborea) di Gunnar Gunnarsson, il cui titolo originale sarebbe Avvento. È la storia di un uomo (che in realtà non è un pastore) che come voto per l’avvento decide di salire sulle montagne innevate a salvare le pecore che si sono perse, prima che il gelido inverno le uccida. È un romanzo poetico e imbevuto di fede, in cui il protagonista, rincorrendo le pecorelle smarrite, ricorda una parabola del Vangelo. Come ultimo vi suggerisco il mio preferito tra i tanti autori contemporanei, Jón Kalman Stefánsson. Stefánsson riprende i temi della natura dei classici e li riporta al tempo d’oggi. Con il suo stile poetico e visionario racconta storie semplici, ma molto affascinanti. Tra i suoi molti libri vi suggerisco di iniziare da I pesci non hanno gambe (Iperborea): un romanzo polifonico dove le voci delle donne si intrecciano con quella della natura, narrando l’anima di un paese. Un racconto sul potere delle parole di plasmare desideri, forgiare destini e spingerci ad affrontare le acque più tempestose.

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