Dall’alba dei tempi a oggi, ad aver osservato il mondo dall’alto, vedendolo come un globo sospeso nel cielo sono state solamente 24 persone. Occorre infatti innalzarsi a una distanza pari alla metà di quella che divide la Terra dalla Luna, per potersi girare ed ammirare il nostro pianeta. Fino a quando il 30 maggio 1966 il satellite sovietico Molnija 1-3 scattò la prima foto del globo visto dallo spazio, seppure fosse un dato certo scientificamente, nessuno aveva mai visto la Terra come una sfera che si muove nello spazio. Da quel giorno tutto fu diverso. “Viviamo una vita che è solo una selezione di finzioni. La nostra visione della realtà è condizionata dalla posizione che occupiamo nello spazio e nel tempo – non dalla nostra personalità, come invece ci piace di credere. Così, ogni interpretazione della realtà si basa su una posizione che è unica e individuale. Bastano due passi a destra, o a sinistra, e l’intero quadro muta”. Scriveva Lawrence Durrell, e infatti il punto di vista che abbiamo sul mondo cambia la percezione che abbiamo di esso. In “Ai quattro angoli del mondo. Viaggio nelle direzioni inaspettate della storia” (Feltrinelli) lo storico britannico Jerry Brotton ricostruisce come gli esseri umani, in diversi periodi storici e in diverse parti del mondo, hanno costruito versioni diverse di ciò che li circondava, con mappe e modi di orientarsi pensati in modi molti diversi tra loro.
In passato per cercare di descrivere con precisione e realismo la geografia di un’area o di una città si cercava di salire sul punto più alto, una torre o una collina, per poterla osservare dall’alto. Da quella prospettiva venivano corretti molti errori e sviste che dal basso era più difficile notare. Gli esseri umani non hanno strumenti neurologici per orientarsi, come ad esempio gli uccelli o i pesci, ma hanno il linguaggio, ovvero la possibilità di rendere astratto qualcosa di concreto. Così sono nate le mappe, un linguaggio simbolico per descrivere (semplificandolo) il mondo che ci circonda. Per molti secoli la parte più importante delle mappe è stata l’est, che veniva posto in alto. Da est infatti nasce il sole. Per questo ancora oggi diciamo “orientarsi” e non “nordizzarsi”. Questa idea è rimasta in molte lingue. In ebraico est si dice qedem, che signifia “davanti”. In arabo invece nord si dice al-shamāl, che significa “sinistra”. Nell’antica Cina, invece il mondo era girato in un altro modo. Il pittogramma del nord, 北, o běi, rappresenta due persone di schiena, perché per loro il sud era la parte più importante, calda e ospitale, mentre il nord era freddo, un luogo a cui era meglio volgere le spalle per andarsene. Per gli antichi greci invece, che erano grandi navigatori, la cosa importante non era tanto il sole o il caldo, ma i venti. E così i loro segni cardinali erano le direzioni da cui provenivano i venti: Borea (nord), Apeliote (est), Noto (sud), Zefiro (ovest), come pure Kaikias o Cecia (nord-est), Euro (sud-est), Lips o Libico (sud-ovest) e Skiron o Scirone (nord-ovest). Poi iniziarono le tecnologie, dalla bussola fino ai cellulari e ci siamo disorientati. E oggi in quanti saprebbero orientarsi solo guardando le stelle o ascoltando il vento che soffia?



