138 – «Ai sè, burdel»

Ai Se BurdelIl 27 maggio 1865, nascoste all’interno di una porta murata, furono scoperte le ossa di Dante. Oltre alla versione ufficiale, se ne conosce una più informale scritta da Enea Mazzotti in una lettera indirizzata a Giosuè Carducci, un racconto dal quale emergono le figure di Pio Feletti, il muratore che fece la scoperta, e quella del giovane Anastasio Matteucci, lo studente che lesse quanto era scritto sulla cassetta in cui erano le ossa del poeta.
«Alla seconda martellata si udì un cupo rimbombo, che accennava non più alla dura pietra, ma più precisamente all’esistenza nel cavo del muro di un legno vuoto. Il Feletti gridò allora abbastanza forte per essere udito e nel più piatto dialetto romagnolo: ai sè, burdel (ci siamo, ragazzi) volendo certo alludere alla speranza sua di rinvenire in quel muro un tesoro […]. Dette queste parole, menò di gran forza un colpo spietato sulla pietra esterna del muro, che in parte si sfasciò, lasciando cadere in grembo al Feletti, che nella posizione in cui era facilmente l’accolse, una cassetta di legno contenente ossa umane. Tradito nella sua speranza, il Feletti diè in un’imprecazione popolare punto pietosa e fece atto di gettare cassetta ed ossa […]. Si fu allora che il giovine Matteucci gridò dal luogo, ove noi eravamo, al fortunato muratore: fermati: v’è dello scritto sulla cassetta […]. A queste parole del Matteucci il Feletti alzò la cassetta fino a noi e la ripose in braccio del Matteucci stesso, che lesse le famose parole: Dantis ossa».

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