150 – «Gente sana e vigorosa»

Opuscolo Antropologia RavennateNei mesi di ottobre e novembre del 1926 si teneva a Bologna la «Prima mostra del linguaggio grafico del fanciullo», un evento che vedeva la partecipazione anche della Provincia di Ravenna.
Per l’occasione fu pubblicato un opuscolo di poche pagine per raccontare l’ordinamento scolastico ravennate alla luce delle nuove correnti educative, un testo che nell’introduzione, oltre ad offrire una sintesi storica della città, presentava la popolazione ravennate, una descrizione che a leggerla dopo un secolo, appare quanto mai curiosa se non addirittura bizzarra: «Il tipo della popolazione è il brachicefalo bruno di stirpe ario-italica. Nessuna mistura di elementi etruschi nell’epoca preistorica e protostorica, nessuna infiltrazione di elementi germanici nelle età posteriori. La popolazione indigena conservò attraverso il tempo i suoi caratteri antropologici e psichici, rinforzati da un’impronta di romanità che è forse in Italia la più genuina. Nella lotta aspra e tenace per la conquista del suolo crebbe una gente sana e vigorosa, dedita all’agricoltura, amante delle cose fondamentali, d’una schiettezza rude e simpatica, non di grande fantasia e di grandi voli, ma ardente nelle sue passioni e capace di nobilissime idealità. Si spiega così come da questo ceppo uscissero spiriti contemplativi e riformatori pratici e battaglieri quali San Romualdo e San Pier Damiano».
La conclusione, poi, non era certo delle più lusinghiere: «Poco ha dato Ravenna alla letteratura, meno ancora all’arte».

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