70 – Il campanaro insolente

Duomo RavennaFu nell’estate del 1821 che il filosofo, poeta e scrittore inglese Percy Bysshe Shelley, venne a Ravenna a trovare l’amico, nonché cognato, George Byron.
Della città Shelley ebbe modo di apprezzare le antiche basiliche – «sono andato a visitare le antichità di questo luogo che sono notevoli» – scriverà alla moglie Mary, molto meno l’ambiente ravennate, come avrà modo di confidarle: «Ravenna è un posto triste; la gente è barbara e selvaggia e la loro lingua il più infernale patois che si possa immaginare».
Forse, un giudizio così negativo, si deve anche all’incontro non certo idilliaco con il campanaro del Duomo, che gli negò l’accesso alla basilica…
Questo episodio irritò profondamente Lord Byron che, in difesa dell’amico, scrisse al conte Giuseppe Alborghetti, perché di questa spiacevole vicenda fosse informato l’Arcivescovo: «Gentile Signore, a un gentiluomo inglese, mio amico, è stato oggi impedito l’accesso al Duomo da parte del campanaro, con maniere a dir poco insolenti. Dato che non ho l’onore di conoscere personalmente l’Arcivescovo, vi sarei grato se gli faceste presente da parte mia che, di qualunque natura siano i suoi sentimenti nei miei confronti, spero che non incoraggi i suoi dipendenti a insultare gli stranieri, soprattutto perché io non ho mai incoraggiato i miei dipendenti a comportarsi in questo modo (…). Se l’Arcivescovo provvederà a punire l’insolenza del suo dipendente, bene, in caso contrario, troverò io ad ogni costo il mezzo di farlo pentire».

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