I dischi della vita, dai Blur agli Oasis – di The Doormen

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The Doormen

A cura di The Doormen *

Ecco alcuni dei dischi che ci hanno cambiato – in qualche modo – la vita. Due a testa, otto in tutto.

(Vins)
Blur – “Modern Life Is Rubbish” Secondo album dei Blur, è stata una vera droga che mi portava nella cultura londinese fino al midollo, il lavoro meno commerciale della mia band preferita, ma quello con più classe secondo il mio parere. Della serie, “noi siamo così e se non vi piacciamo cazzi vostri”.
Portishead – “Dummy” L’esordio dei Portished è stato l’unico album che mi ha fatto uscire dal mio stato di puritano del rock e mi ha aperto la mente. Capolavoro che ha fatto scoprire al mondo il vero sound di Bristol capitanato fino ad allora da Tricky e Massive Attack.

(Allo)
The Doors – s/t Se a 11 anni ho iniziato ad ascoltare il rock è grazie a questo disco. Mi ha sconvolto l’anima ed è stato per me l’inizio di un viaggio; da quel momento Jim Morrison, Ray Manzarek, Robby Krieger e John Densmore sono entrati nella mia vita per sempre.
Guns N’ Roses – “Appetite for Destruction” Questo è il mio disco preferito di tutti i tempi; se ho iniziato a suonare è perché volevo diventare il “batterista dei Guns”; ho consumato la videocassetta del “Live at The Ritz” (il famosissimo live del 1988) e giuro che conosco a memoria ogni colpo di batteria di quel concerto!

(Mala)
The Smiths – “The Queen Is Dead” È il disco che mi ha avvicinato all’immaginario mancuniano con tutti i suoi vizi e i suoi eccessi. Il leitmotiv che la fa da padrone è il romanticismo e la voce di Morrissey si appoggia benissimo alla chitarra di Johnny Marr. Ogni nota che suona è ben calibrata al punto giusto e al momento giusto come se fosse una piccola orchestra all’unisono. Il sound di Marr è anche quello che mi ha più influenzato come chitarrista, con le sue strutture rarefatte fatte di trame ed arpeggi. Il mio pezzo preferito è “There is a light that never goes out”, quel pezzo che tutti noi vogliamo sentire quando sfrecci con l’auto a forte velocità accompagnato da una bella ragazza…
Oasis – “Definitely Maybe”. È il disco che ho ascoltato senza ombra di dubbio più di tutti. Un album arrogante, potente, strafottente ma allo stesso tempo sincero. Un pugno nello stomaco. Il disco dei miei fottuti 20 anni, ma ancora molto attuale. Il mio pezzo preferito che ho ascoltato fino allo sfinimento è “Supersonic” e il verso iniziale “I need to be myself , I can’t be no one else” mi rende davvero invincibile.

(Tommy)
Mineral – “The Power of Failing” Disco adolescenziale scoperto – ahimè – quando l’adolescenza anagrafica l’avevo passata da un po’, ma che era esattamente l’album giusto in quel preciso momento, con un po’ di magone…
Nirvana – “Nevermind” Scelta banalona ma un disco che – essendo praticamente il secondo cd comprato in vita mia, quando ero proprio un cinno – ricordo come la chiave che mi ha aperto un mondo prima sconosciuto. Non lo ascolto da anni.

* I ravennati The Doormen sono Vincenzo “Vins” Baruzzi (voce e chitarra), Andrea “Allo” Allodoli (batteria), Luca “Mala” Malatesta (chitarra) e Tommaso “Tommy” Ciuoffo (basso). Dal post-punk degli esordi con riferimenti wave molto inglesi, gradualmente si sono avvicinati a un rock d’autore erede della tradizione americana. Il loro ultimo (terzo) disco è dell’aprile del 2015 e si intitola “Abstract [RA]”. Il nuovo album è atteso il prossimo anno

 

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