Agosto ha portato in sala un bellissimo film: Warfare del regista inglese Alex Garland.
Di Garland ricorderete l’ultimo suo film dell’anno scorso Civil War, fantascienza distopica su una ipotetica guerra civile negli Stati Uniti con Kirsten Dunst protagonista, ed è certamente uno degli autori più interessanti e poliedrici per chi ama il cinema di genere. Alex Garland nasce scrittore con il romanzo L’ultima spiaggia del 1996 dal quale Danny Boyle trasse il film The Beach con Leonardo di Caprio; sempre per Danny Boyle, Garland avrebbe poi scritto le sceneggiature di 28 giorni dopo e Sunshine, entrambi con Cillian Murphy.
Passato alla regia, Garland si è affermato come uno degli autori più visionari e intelligenti di fantascienza e horror, con opere affascinanti quali i suoi film Ex Machina, Annientamento, Men, e la meravigliosa serie tv Devs, purtroppo ancora inedita in Italia. Warfare esce dal tema fantascientifico ed entra prepotentemente nella realtà. Se Civil War parlava di una guerra ipotetica, Warfare è la storia di una guerra esistita e reale. Ruolo fondamentale in entrambi i film è quello dello sceneggiatore Ray Mendoza, ex soldato dell’esercito americano, che in Warfare racconta la guerra come l’ha vissuta veramente sul campo.
Siamo in Iraq nel 2006. Un plotone di Navy SEALs prende possesso dell’abitazione di una famiglia irachena, con lo scopo di farne una base operativa per il monitoraggio delle attività dei locali, insorti all’occupazione statunitense della regione, e che dominano il territorio. L’operazione va avanti come di routine: messa in sicurezza della zona, appostamento del cecchino, identikit dei sospetti che si aggirano nelle vicinanze, allaccio delle comunicazioni con altre unità nella regione, monitoraggio aereo e tentativi di dialogo con la famiglia invasa tramite interpreti locali al servizio del plotone. Ma d’un tratto, attraverso il buco aperto per il monitoraggio, una granata viene lanciata nella base operativa. Lo scoppio, i soldati feriti, l’allerta massima: i soldati sono sotto attacco, e il panico è sempre più insostenibile…
Film di guerra atipico, girato tutto in una casa; una teatralità rarefatta, fatta di infiniti gesti essenziali e ripetitivi, controllare e riferire, monitorare e scrivere, urinare dentro le bottiglie di plastica, che esplode all’improvviso dentro l’immaginario delle guerre da videogioco proiettandoci nel lato vero e sporco di ogni battaglia. Più che esplicitamente antimilitarista, Warfare porta a riflettere su come il mondo contemporaneo vive le guerre, un eterno flusso di immagini scollegate dalla verità del sangue e della morte.