venerdì
30 Gennaio 2026
Rubrica Controcinema

Intenso, sfiancante, da vedere: “No Other Choice” fa centro

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Ho recuperato un film a cui tenevo molto: No Other Choice, in concorso a Venezia 2025, la nuova opera del regista sudcoreano Park Chan-wook, che ricorderete tutti per la sua meravigliosa trilogia Mr. Vendetta (2002), Old Boy (2003) e Lady Vendetta (2005). Park Chan-wook è un regista di eccessi: ipertrofico, sempre esagerato, narratore dell’ultraviolenza, ma anche caustico, irriverente e satirico nei dettagli delle storie che racconta e nelle sfumature registiche.

No Other Choice è in effetti il remake di un bellissimo film del 2005: Cacciatore di teste, del maestro greco Costa-Gavras (che infatti nel film di Park Chan-wook figura come coproduttore), a sua volta tratto dal romanzo The Ax di Donald E. Westlake. Il film di Park Chan-wook si apre sui più consolidati cliché della famiglia perfetta: il protagonista Man-soo (interpretato da Lee Byung-hun, il Front Man di Squid Game) è ingegnere capo nella maggiore industria cartaria del paese; guadagna moltissimo e ha una villa con parco enorme, dove abita insieme alla moglie Miri, i due figli, e il cane. Tutto è perfetto nell’Asian Dream del protagonista.

Ma la sua azienda viene inglobata da un gruppo straniero; “ristrutturazione” aziendale è solo un modo diverso di dire “licenziamenti”: e Man-soo viene licenziato dopo 25 anni di lavoro perché “non c’è altra scelta”… Tutti a dirgli che sicuramente troverà subito un lavoro migliore. Ma la verità è che è troppo specializzato e rimane disoccupato; nei mesi non trova nulla, la moglie deve riprendere a lavorare, la villa di famiglia va messa in vendita… Come può Man-soo recuperare il suo posto di lavoro? Solo se non ci fossero concorrenti…

No Other Choice è un bel film, intenso e sfiancante. Con poche variazioni di trama rispetto all’originale, dovute quasi solo al cambio di continente e di periodo storico (il film Costa-Gavras nella Francia del 2005, Chan-wook nella Corea del Sud del 2025, e come già in un film “gemello” quale Parasite di Bong Joon-ho, il tema è il neocapitalismo selvaggio di inizio millennio. Man-soo è la vittima di un antecedente: l’uomo maschio ancora patriarcale che porta a casa i soldi e si occupa della famiglia; e di un conseguente: il sistema è morto, sostituito dalla freddezza robotica dei nuovi esseri umani. L’intera esistenza è regredita in una guerra darwiniana, uno Squid Game quotidiano senza bisogno dell’alibi di un gioco a premi. Certamente si può reagire a tutto questo con humor cattivo e crudele, come Park Chan-wook fa spesso: ma solo perché siamo tutti piccoli insetti che sperano di salvarsi dal mondo, non certamente di cambiarlo e risolverlo. E alla fine, pur se ci salviamo, saremo da soli, piccoli insetti, destinati a soccombere.

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