È uscito in sala La Grazia, l’ultimo film del premio Oscar Paolo Sorrentino, in concorso a Venezia 2025, dove Paolo Servillo ha meritatamente vinto la Coppa Volpi come miglior attore protagonista. Il cinema di Sorrentino è sicuramente originale e personale, ha una sua nitida e precisa poetica, con film a volte capolavori, altri meno riusciti, alcuni sottostimati e altri ancora molto sovrastimati.
Protagonista unico de La Grazia è Mariano De Santis (Toni Servillo), il Presidente della Repubblica Italiana. Politico di lungo corso, ex giurista, cattolico e compassato, soprannominato Cemento Armato per la sua resilienza e per la sua capacità di rimandare tante decisioni, Mariano è alla fine del suo mandato. Vedovo da anni della moglie Aurora, è affiancato dalla figlia Dorotea, anche lei giurista. Mariano De Santis è in crisi esistenziale e politica. Ha tre ultime pratiche importanti di cui occuparsi: una storica e irripetibile legge sulla eutanasia; e due domande di grazia: una donna che uccise il marito (forse) malato di mente, e un uomo che uccise la moglie (forse) malata di Alzheimer. Il dubbio su cosa sia giusto e su cosa quindi fare lo attanaglia. La figlia spinge per approvare la legge sull’eutanasia, ma Mariano sente profonda la indecisione su chi o cosa possa fare una scelta definitiva; mentre le due domande di grazia lo portano a riprendere il dilemma sul tradimento di sua moglie di tanti anni fa, ferita mai rimarginata, nemmeno dopo la morte.
Il personaggio di Servillo non è ispirato a nessuno presidente in specifico, quanto alla classe di presidenti della Repubblica fino agli anni ‘90: democristiani, rigorosi, seri. Non c’è polemica o satira politica, Sorrentino non farà mai qualcosa come Todo Modo di Petri. Come già ne Il Divo, in Loro, o in The Young Pope, La Grazia è un film sul Potere, e su come il Potere plasma e racconta se stesso attraverso le sue incarnazioni negli uomini che lo rappresentano di volta in volta, non perché si ponga il problema del suo abuso, quanto di cosa significhi decidere. Il Presidente vive nel rito e nella forma del Potere, ma alla fine preferirebbe non scegliere, come Bartleby lo scrivano di Melville, rimandare tutto a chi verrà dopo di lui, perché il mondo è inconoscibile, e tanto vale vivere la Grazia come leggerezza, assenza di gravità. Sorrentino dipinge e scolpisce un film esteticamente molto bello, tutto baricentrato sul Presidente. Un film che quasi si regge solo sulla grande prova attoriale di Toni Servillo, sicuramente coerente con la ricerca estetica di Sorrentino, ma troppo limitato in una storia solo interna al protagonista e con pochi sfoghi esterni che non siano alcuni elementi surreali già visti nel suo cinema.



