Come in letteratura, anche nel cinema i grandi classici andrebbero riletti periodicamente. E da oggi potrete rivedere in sala uno dei più grandi film di fantascienza della storia in versione restaurata: Incontri ravvicinati del terzo tipo (1977) di Steven Spielberg. Siamo negli anni ‘70. Una serie di fenomeni sconosciuti sconvolge tutta la Terra. Aerei scomparsi che riemergono; inspiegabili black-out elettrici; oggetti luminosi non identificati nel cielo; terrificanti fenomeni paranormali; una melodia semplice ma ossessiva che contagia intere popolazioni. Gli esperti della NASA, guidati dallo scienziato francese Claude Lacombe (François Truffaut), cercano di capire l’origine di questi misteri. In molti sono terrorizzati, tra cui Roy (Richard Dreyfuss) che incontra quattro Ufo di notte; altri ne rimangono affascinati, tra cui un bambino di 3 anni che vede i suoi giocattoli muoversi di notte come animati da spiriti.
I testimoni di questi primi incontri ravvicinati hanno visioni non chiare, al limite dell’allucinazione, di luoghi e suoni da decifrare. Per tutti, l’ossessione di una strana montagna. Finché non arriva un messaggio dallo spazio che sembra dare un appuntamento: un semplice messaggio di 5 note musicali… Fin dagli anni ’50, con pochissime eccezioni tra cui Ultimatum alla Terra (1951), il cinema di fantascienza mostrava gli extraterrestri come mostri invasori che volevano conquistare e dominare il nostro pianeta. La parola Alieno era sinonimo di Nemico. Il tema dello Straniero Occupante rappresenta una delle paure più ataviche del genere umano; il Diverso che non conosciamo fa terrore e viene raffigurato con sembianze mostruose; il Diverso che non parla la nostra lingua è un nemico da respingere e che merita solo odio e ribrezzo.
Spielberg ribalta magistralmente questo consolidato immaginario già nella scena iniziale del film, che ne definisce il tema portante: Lacombe chiede un traduttore per capire cosa gli viene detto. Perché è solo un problema di comunicazione, di parlarsi con un linguaggio comune. E quando avvengono i fenomeni paranormali, i poltergeist, i rapimenti, all’inizio Spielberg li racconta come in un film horror, cioè come crediamo che debbano essere: terrore, paura, angoscia. Ma procedendo nella storia, Spielberg porta un altro ribaltamento epocale del genere horror: l’intelligenza e la fiducia fanno capire che si tratta solo di nostre angosce arcaiche, di nostri limiti ancestrali che possono essere superati. E la paura lascia il posto alla necessità e alla bellezza di conoscersi reciprocamente, di parlare tutti insieme una stessa lingua universale: la musica di 5 semplici note musicali. Aprire la propria porta e accettare serenamente chi arriva in pace: ecco il lieto fine di Incontri ravvicinati del terzo tipo.



