Anche a Ravenna ci sono momenti di protesta contro la politica imperialista di Trump all’indomani del blitz degli Usa che hanno letteralmente rapito e deportato il presidente del Venezuela Maduro con la moglie. Un atto senza precedenti per i modi, per l’arroganza della rivendicazione, per la minaccia che rappresenta al cosiddetto, peraltro assai traballante, “ordine mondiale”. Eppure la reazione è stata relativamente tiepida fuori dai talk show e dalle pagine di commento di geopolitica, forse perché da un lato Maduro è stato un dittatore, e perché dall’altro ormai si è rassegnati alla legge del più forte, dopo tutto ciò che è successo in Medio Oriente o in Russia. E molti pensano che per la popolazione sarà forse meglio ora, senza Maduro e il suo clan. E pazienza per il diritto internazionale già costantemente violato nel corso degli ultimi anni, insieme a quello del mare. In realtà, quindi, chi protesta ha ottime ragioni per farlo ma dal punto di vista del marketing e dell’appeal gli striscioni “Maduro libero” (per quanto coerenti e legittimi) rischiano di non allargare la protesta. Oppure tutti se ne stanno al calduccio, pronti a mobilitarsi per la Groenlandia, ultima frontiera peraltro del passato coloniale europeo. Anche lì, la questione non si presenta proprio semplice…
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