martedì
03 Marzo 2026
Rubrica Il Bombolone

Nella landa ravegnana

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Novemila e quattro voti di questi tempi di astensione sono un numero che ha dell’incredibile. Eppure sono gli elettori ravennati che domenica sono andati alle urne per votare Lega Nord. Cioé Salvini. Perché di ravennati nella Lega Nord non c’è traccia. Ci sono i faentini, certo, il segretario provinciale, due candidati di cui uno è appena diventato consigliere regionale con oltre 1.300 voti. Ma di ravennati neanche l’ombra. L’unico leghista è il consigliere comunale Guerra che più che un leghista sembra un capannista o comunque un amante della piallassa. Lui al massimo se la prende con le nutrie, con lo stile salviniano (per fortuna o purtroppo) non ha molto a che fare. Per il resto, la Lega a Ravenna chi sa cosa è e chi la rappresenta è bravo. E l’assenza del Comune principale della provincia non è mica solo visibile nel secondo partito, ma anche nel terzo, ossia il Movimento 5 Stelle, non uno dei quattro era di questa città. E in generale, guardateci, eccetto le performance di Valentina Morigi e Alberto Ancarani, i candidati del resto della provincia hanno avuto la meglio quasi ovunque (perfino nel Pd, a pensarci bene) in questa landa di astensionismo. Una prateria (quasi) sconfinata.

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