Il debutto di classe del GDG Modern Trio

GDGUn disco di gran classe, quello di debutto del GDG Modern Trio. E non poteva essere altrimenti, visti i suoi componenti, tutt’altro che debuttanti. Due sono ormai una sorta di mostri sacri della scena romagnola, nomi forti anche dell’intero panorama alternativo italiano, ossia Bruno Dorella e Francesco Giampaoli, bassista (e non solo) di Sacri Cuori e Classica Orchestra Afrobeat, nonché produttore o collaboratore di svariati progetti in zona, sempre tutti almeno interessanti, grazie anche alla sua etichetta Brutture Moderne che pubblica anche questo primo disco del Trio, Spazio 1918.

A completare la formazione (con una buona dose di elettronica vintage) ecco poi Stefano Ghittoni dei Dining Rooms) con cui i due hanno lavorato un paio d’anni lungo l’asse Ravenna-Milano fino ad arrivare in maggio alla pubblicazione di un disco che si muove tra musica da film, jazz, blues, trip hop, deviazioni etniche, senza perdere mai la bussola. Restando cioè molto inquadrato e misurato, senza improvvisazioni fini a se stesse, in otto canzoni interamente strumentali (fatta eccezione per la vagamente psichedelica “Spirit” che vede alla voce lo stesso Ghittoni) a cui si devono aggiungere tre “interferenze” per poco più di mezz’ora totale di musica che dà l’idea di essere davvero frutto di un lavoro comune, di più influenze. Un altro tassello nella carriera dei tre che promette di suonare bene soprattutto dal vivo e che si spera possa diventare qualcosa di stabile, visti questi primi risultati.

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