Gli Ovo al punto di non ritorno

Ovo Creatura 2016Sarà anche perché seguo le avventure in particolare di Bruno Dorella – che con orgoglio ospitiamo da qualche tempo anche con una rubrica fissa a questo link – da ben prima che diventasse ravennate, ma in questi mesi non nego di aver avuto una certa titubanza a inserire l’ultimo disco di uno dei suoi progetti di punta in questo spazio, sotto la dicitura “Romagna in cuffia”. Decisamente limitativo, infatti, per un gruppo con alle spalle oltre 15 anni di carriera e che rappresenta da tempo un pezzo di storia dell’underground italiano, riconosciuto anche all’estero, con tanto di tour fino in Vietnam, tanto per citare solo il paese da dove arrivano anche alcuni suoni presenti su questo disco.

Gli Ovo dei lombardi Bruno Dorella e Stefania Pedretti, però, ora sono in tutto per tutto un gruppo ravennate, che qui vive e qui registra; ghiotta occasione per unirci alla fila di chi celebra quello che probabilmente rappresenta l’apice della loro disordinata carriera, il loro ottavo album lungo, uscito a inizio dicembre dell’anno scorso per la giovane Dio Drone, che basta il nome. “Creatura” va oltre la musica brutta – come la chiama qualcuno senza voler farne una critica – per cui sono noti, va oltre la pancia, portando avanti una sperimentazione di testa, già introdotta con il precedente “Abisso” e qui portata a compimento, unendo alle chitarre sature e alla voce (che più che un canto è un urlo demoniaco continuo, per chi ancora non lo sapesse) di una Stefania Pedretti in stato di grazia (forse mai così versatile e quasi irriconoscibile in quel gioiellino che è “Zombie Stomp”), la mezza batteria di Dorella e soprattutto un lavoro di campionamenti, incisioni, sovraincisioni e scampoli di elettronica per un risultato finale più vicino forse alle avanguardie post-punk (nei momenti più melodici – addirittura – quasi come dei Liars ridotti all’osso) e all’industrial (il fantasma dei Throbbing Gristle si aggira spesso tra i pezzi meno d’assalto) che al noise e al metal a cui sono tradizionalmente accostati.

Il problema degli Ovo è forse che a fronte di una grande credibilità, in questi anni di proposta estrema, hanno anche fatto allontanare potenziali ascoltatori (e anche qualche giornalista…), che invece potrebbero trovare in questo ultimo lavoro qualcosa da non lasciarsi sfuggire, pur restando un disco Ovo al cento per cento, se questo non si fosse capito. Nella sua riuscita, quasi però un punto di non ritorno. E non ci si dovrà stupire troppo se il prossimo – come ha pure ventilato lo stesso Dorella – sarà un disco (del tutto) elettronico. Aspettiamo con trepidazione.

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