“Come fermare il tempo”: trama invidiabile e stile seducente

Come Fermare Il Tempo HaigC’è un quarantenne malinconico ma in forma, che ha incontrato Shakespeare, suonato il pianoforte a Parigi e bevuto cocktail con Scott Fitzgerald. Oggi Tom insegna storia in un liceo di Londra e racconta dettagli di cose che ha visto di persona, perché ha 437 anni.

È questo il contesto di Come fermare il tempo, nuovo romanzo di Matt Haig (edizioni e/o, traduzione Silvia Castoldi), uscito dopo ferragosto. Tom, nato nella periferia di Londra dell’Inghilterra elisabettiana, ha una disfunzione «Molto rara, ma non unica. Sconosciuta a chiunque non scopra di averla»: invecchia molto più lentamente di tutti gli altri, in media un anno ogni quindici, a iniziare dalla pubertà. Si chiama “anageria”.

Siamo dalle parti della ricerca dell’immortalità, e viene in mente Reincarnation Blues di Michael Poore. Con una differenza rispetto alle storie in cui si va in cerca della fonte dell’eterna giovinezza: Tom ha vissuto decine di vite ma soffre per questo suo stato. Ha visto centinaia di persone morirgli accanto; dalla madre all’unico amore che abbia avuto. Non basta: è stato “affiliato” a una specie di società segreta, diretta da uno come lui, molto più vecchio, Hendrich. È un “albatros”; gli altri, nel mondo, sono “effimere”, che non devono sapere dell’esistenza dei semi-immortali. Tom è stanco anche di questo e vorrebbe staccarsi da quella società che, a volte, elimina gli albatros che non rispettano le regole.

Come fermare il tempo non è un romanzo di fantascienza, ma utilizza l’andamento dei romanzi fantastici per parlare dei rapporti fra le persone, della forza dell’amore e dell’amicizia, del ruolo della storia vista da punti d’osservazione diversi. C’è una frase centrale per capire lo spirito del testo: «Se solo riuscissimo a trovare il modo di fermare il tempo. – disse il marito – È su questo che dovremmo concentrarci. Sa, quando un attimo di felicità ci passa davanti. Potremmo lanciare la rete, catturarlo come una farfalla e tenerlo per noi per sempre». Sono parole di Francis Scott Fitzgerald, che ha accanto Zelda Sayre; ubriachi entrambi, chiacchierano con Tom, poi se ne vanno con Gertrude (Stein) e Alice (Toklas)…

Matt Haig scrive con uno stile leggero e seducente, prende per mano il lettore e lo porta verso un futuro possibile, mantenendo una coerenza di trama invidiabile e offrendo anche un paio di colpi di scena da thriller. Si legge in tre giorni. Non male, vero?

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