Rosso caldo, l’alchimia delle parole per parlare di sentimenti

Commissariato di Pozzuoli. Mentre piove male, nonostante il calendario parli di primavera, le vite dei personaggi creati da Patrizia Rinaldi si complicano. Come tutte le vite, in realtà. La sovrintendente Blanca, ipovedente da quando aveva 13 anni, è attraversata da crisi di rapporto con l’ispettore-dandy Liguori (che soffre senza mollare mai le proprie “pose”) e con la quasi figlia adottiva, e adolescente, Ninì; il commissario Martusciello sente scivolare via la memoria e rischia la vita per un colpo di coltello; l’agente scelto Carità continua con la propria “mutagnola”. E torna il malavitoso Gianni Russo, padre di Ninì. Tutto mentre ci sono da risolvere due omicidi e da capire cosa siano quegli scheletri (veri ma non solo) antichi. Rosso caldo, appunto di Patrizia Rosso CaldoRinaldi (edizioni e/o, 16 euro) è un romanzo in cui tutto si tiene. Non c’è alcuna sbavatura nella trama, poliziesca o gialla che la si voglia definire. I personaggi sono vivi, reali, parlano e soffrono oggi e leggendo si percepisce il loro sentire. Anche quando esprimono il dolore della rabbia, feroce, che può far scorrere il sangue. E non solo i personaggi cardini di questa che si spera divenga una serie letteraria. Sono, per esempio, affascinanti le due anziane omosessuali, insieme da quando esserlo rappresentava uno scandalo e portava all’esclusione dalla società “normale”. Belle e dolcissime, con la professoressa di matematica che nasconde all’altra il proprio male. Ma è la scrittura a chiudere il cerchio di un romanzo da leggere e rileggere, per scoprirne dettagli e preziosità. Capitoli brevi, che tolgono il respiro, con un linguaggio in terza persona cristallino. Altri dedicati ai protagonisti che “si raccontano” e propongono punti di vista dettagliati e diversi. Certo, non è una novità, ma Patrizia Rinaldi rinnova l’alchimia delle parole che sanno esprimere i sentimenti. Come quando descrive l’umanità: «Stiamo dentro a un mondo che non stende mani, che si lava la faccia con le parole belle e con le mani inserrate dentro alle tasche. Voi no. La faccia la tenete sprucida ma l’anima e le mani le tenete aggiustate», dice Carità al suo commissario, privo di sensi. Ancora una volta la letteratura di genere, o popolare che dir si voglia, mostra dove si può arrivare con la qualità. Così, se leggendo Patrizia Rinaldi capitasse di pensare a Simenon e a come un personaggio seriale possa entrare fra i classici, bhé, non si commetterebbe peccato.

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