Ma cosa vi hanno fatto i genitori?

 

Mentre scrivo con accanto un bambino di tre anni e mezzo che reclama a gran voce la mia attenzione, mi chiedo, davvero, perché nella nostra società i figli sembrano essere un peccato da scontare.

Voglio dire, si sono buttati fiumi di inchiostro sul cosiddetto burn out genitoriale, e non dovrebbe essere troppo difficile comprendere che un padre o una madre chiusi in 60 mq con bambini anch’essi nervosi e provati dalla situazione, si sentono frustrati e stremati più o meno come Nicola Zingaretti all’atto di dimettersi  da segretario del Pd.

Eppure, sotto qualsiasi articolo, post, intervento politico che cerca di affrontare l’argomento, arriva subito qualcuno a ricordarti che fare figli è stata una tua scelta (ma dai?), che hai voluto la bicicletta e ora pedali, che la scuola non è un parcheggio e simili amenità.

Ecco, io tutto questo astio, che peraltro fa il paio con quello che viene riversato sui poveri adolescenti, autorizzati a lamentarsi solo sotto un bombardamento, non me lo spiego, davvero.

Certo, i figli sono nostri, e infatti nessuno vi sta chiedendo di venire a farci da babysitter, cari i miei fan dell’estinzione. Ma sono anche una responsabilità collettiva. La scuola è una responsabilità collettiva, proprio così. I genitori in smartworking (che sarebbe meglio chiamare hardworking se nel frattempo devi badare ai figli) sono l’avvocato che sta seguendo la vostra causa con il vicino di casa, la commercialista che segue il vostro negozio, l’impiegata che valuta la vostra pratica. Se questa gente non riesce a lavorare, il problema è di tutti.

Se sempre più ragazzi sono depressi e  lasciano la scuola,  il problema è di tutti.

Quando leggete di genitori che vanno in piazza a protestare contro la DaD, non date per scontato che siano tutte e tutti no vax, poveri scemi che non hanno compreso l’emergenza sanitaria o semplicemente incapaci di stare con i loro figli: ascoltateli, sentite cosa chiedono. Poi, eventualmente, dissentite.

Fare o non fare figli, sia chiaro, è una scelta con pari dignità. E però rimane il fatto che il futuro è dei più giovani, e cercare di capire le loro esigenze dovrebbe essere il minimo sindacale, per una società che vuole evolvere. Non, come sembra essere qui da noi, una seccatura privata che viene pubblicamente imposta da chi ha osato riprodursi.

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