“108 metri”, per un Natale con la nuova classe operaia e la buona scrittura

Prunetti 108metriTra gilet gialli che incendiano la Francia e una sinistra in frantumi in Italia, mentre il Pd si avvita su se stesso e Salvini riempie le piazze con una politica punitiva verso i migranti che altro non vorrebbero che diventare lavoratori in Europa, cosa c’è forse di meglio che riscoprire la classe operaia protagonista della narrativa?

108 metri The new working class hero pubblicato da Laterza (secondo di una trilogia dedicata al lavoro) di Alberto Prunetti è un romanzo viscerale che racconta proprio questo, il lavoro della nuova working class, quella di questi nostri tempi. Forse con più efficacia di tanti articoli o saggi sociologici, questa storia, dichiaratamente autobiografica, fotografa la precarietà, lo sfruttamento e le modificazioni avvenute nel mondo del lavoro negli ultimi vent’anni.

Classe 1973, figlio di un orgoglioso operaio delle acciaierie di Piombino, Alberto è il primo della famiglia a studiare in un ambiente dove lo studio appare una scelta bizzarra e controcorrente. Liceo scientifico e poi università a Siena. E poi? Inghilterra, alla ricerca di una possibilità che l’Italia e la Toscana non potevano dare.
Ma la sua non è la storia di chi arriva in un mondo più meritocratico e così arriva rapidamente alla vetta, come pure accade a tanti. No, il suo è forse quello del mondo condiviso in realtà dai più, quello dei lavoretti nelle pizzerie, nei mall, nelle mense, lavori umili considerati alla base della scala sociale per chi non sa parlare la lingua, anche se ha una laurea in tasca. È una storia che potrebbe per certi versi far pensare a quella di tanti migranti qui, senonché in un’epoca before Brexit Prunetti può tranquillamente prendere un aereo con in mano la sola carta d’identità per andare a cercar fortuna.

Ma a parte questo, il suo posto è appunto quello alla base della catena alimentare, insieme ad altri stranieri, reietti, ex galeotti, un’umanità varia e poetica, disperata e autentica, per una storia che ha molto di politico e allo stesso tempo tantissimo di letterario. Il talento da scrittore purissimo Prunetti lo sfodera soprattutto in quella scelta così originale di un italiano impastato di idioletti locali e di inglese, quasi “esperanti” con un gusto per il grottesco che ricorda a tratti Irvine Welsh. La sua è una comicità che mescola la veracità toscana con lo humor inglese, un realismo senza veli a momenti di visionarietà totale.

Insomma, un libro che non ha solo l’enorme merito di affrontare un tema di fatto scomparso dalla letteratura, dove il precariato è diventato semmai un tema esistenziale, di riflessione individuale mentre qui in qualche modo riesce ad assumere una dimensione collettiva e transnazionale che parte da un dato di appartenenza alla working class, di consapevolezza che non basta una laurea, e meno che mai in Italia e meno che mai negli ultimi decenni, per trasformarti in borghese.
La testimonianza letteraria di ciò che tutti gli indicatori del resto dicono da tempo: le differenze sociali si stanno acuendo e l’ascensore sociale è bloccato. Una buona lettura per tutti i dirigenti dei mille partiti di sinistra per trovare un punto comune. E ai dirigenti del Pd che ancora non hanno capito perché sono stati abbandonati da una o più generazioni di elettori.
E in generale una buona lettura per chi ama la buona scrittura.

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