giovedì
26 Febbraio 2026

Che il commissariamento riporti splendore al Conservatorio

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Alla fine è successo l’impensabile, il Conservatorio di Musica “Giuseppe Verdi” di Ravenna è stato commissariato. E adesso? Prima di tutto bisogna fermarsi un attimo e dire che il commissariamento di un istituto del genere non va a detrimento degli studenti che, in qualsiasi caso, potranno continuare con profitto i loro studi senza nessuna difficoltà.

È l’amministrazione che sarà posta sotto osservazione da parte del commissario Ludovico Bramanti, nominato dal Ministero dell’Università e della Ricerca. Questo intervento si è, infatti, reso necessario dopo le diverse segnalazioni al sindacato Flc Cgil sommate agli esposti che alcuni docenti del Conservatorio avevano presentato. Il casus belli fu un concorso per assegnare la docenza di basso tuba: tra le possibili irregolarità figurerebbe la partecipazione alla selezione di un parente di uno dei componenti degli organi direttivi, vietata fino al quarto grado. Se ciò fosse vero, la realtà sarebbe più stupefacente della fantasia.

Il problema vero è che questo atto mina la credibilità di un conservatorio, da poco giunto alla statalizzazione, che nell’ultimo secolo si era ritagliato le proprie eccellenze. Negli ultimi decenni, per esempio, si è visto un progressivo assottigliamento delle cattedre degli archi a favore di un’apertura verso nuovi linguaggi. Certo questo non è di per sé sbagliato, ma sapere, per esempio, che c’è rimasto un solo insegnante di violino nel Conservatorio della città col Ravenna Festival lascia l’amaro in bocca.

Per contro ci sono state attenzioni verso strumenti storicamente meno rappresentati come il basso tuba, ma anche il contrabbasso e le percussioni, grandi lacune dell’offerta formativa del passato. Particolare, infine, l’attenzione che si è voluta dare alla musica folkloristica. Questo è un argomento davvero divisivo e non si entrerà qui nel merito di una scelta tanto criticata da una certa frangia di musicisti.

Quello che resta, oggi, è la sensazione che si sia rotto qualcosa che si era costruito nel corso della storia più che secolare dell’istituzione e l’unica speranza è che il commissariamento porti a una nuova fase di splendore come e più che nel passato, un passato che ha visto uscire da quelle porte non solo “gli insegnanti di musica delle medie”, ma anche quei musicisti dalla grande preparazione che hanno potuto instradarsi verso brillanti carriere e portare nel mondo il nome del Conservatorio, della città. Ciò dovrebbe tornare a essere l’unico vero obiettivo di ogni Conservatorio.

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