martedì
10 Marzo 2026

Conservatorio Verdi, cosa sta succedendo?

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Dopo due settimane, siamo ancora qui a parlare del Conservatorio Verdi di Ravenna. A quanto pare il Commissario Ministeriale, il Professore Ludovico Bramanti, avrà le sue belle gatte da pelare per far chiarezza su ciò che è accaduto negli ultimi anni in seno all’istituzione di formazione musicale ravennate.

È del 6 marzo scorso, infatti, il decreto di annullamento della procedura selettiva pubblica per il reclutamento a tempo indeterminato di un docente di prima fascia di basso tuba. Leggendo i vari articoli citati nel documento spicca quello che esplicitamente afferma che «alle procedure concorsuali e comparative […] non possono partecipare coloro che abbiano un grado di parentela o affinità fino al quarto grado compreso, con il presidente, il direttore, il direttore amministrativo, un componente del consiglio di amministrazione o del consiglio accademico». Unita alla «nullità della nomina della commissione giudicatrice, presieduta dal vicedirettore, peraltro in assenza di una precisa delega al riguardo» e alla «perdurante presenza dei vizi della procedura concorsuale in questione […] e della permanente situazione di conflitto d’interessi», sorvolando a questo punto sul fatto che il bando fosse stato «sottoscritto dalla Vicedirettrice, prof.ssa Anna Maria Storace, pur essendo regolarmente in carica il Direttore, prof. Rinaldo Strappati» viene da chiedersi: ma cos’hanno combinato in Conservatorio? Il caos, però, continua. Il 7 marzo si apprende che il Tar ha respinto l’istanza proprio della (ormai ex) vicedirettrice e di altri due membri del consiglio accademico, di commissariamento del Verdi.

Intanto però, nelle discussioni su Facebook, che hanno sostituito quelle da bar, si dice che ciò che sarebbe accaduto a Ravenna sia un uso diffuso in tutto l’italico stivale. Ciò non è dato sapere, tuttavia è noto che (in tutta Italia) ci fossero studenti che “scappavano” da insegnanti con curricula non all’altezza delle aspettative. La riforma del comparto AFAM, sebbene abbia creato più di un danno dal punto di vista didattico, ha forse reso meno nebuloso il mondo amministrativo, con regole simili a quelle universitarie evitando, forse, situazioni scabrose.

Se ci siano colpe o no, oggi non è dato sapere, il giudizio starà a chi è deputato a farlo. Quel che si può augurare è che il risultato di tutte le indagini ravennati sia definitivo e volto al bene supremo dell’istituzione. In bocca al lupo Commissario!

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