sabato
14 Marzo 2026

Cosa fare quando la musica comincia a parlare un’altra lingua

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Avete mai provato a parlare con un adolescente di oggi di musica o avete provato ad ascoltare qualcosa insieme? Molto spesso vi dirà che ha visto il video del tal pezzo o del tal altro, probabilmente ha sentito qualche brano in qualche reel su qualche social o magari ha avuto un contatto musicale grazie a qualche piattaforma (Spotify, Deezer o Apple Music). La maggior parte di ciò che è musica, per i ragazzi d’oggi, passa attraverso le immagini.

Siamo davanti al fatto compiuto che l’arte musicale sia diventata un’arte visuale, oltre a essere già diventata un’altra letteraria già a partire dagli anni ’70 del secolo scorso. Il problema, infatti, è proprio questo: negli ultimi cinquant’anni la musica di consumo ha perso gran parte della sostanza musicale (con le dovute eccezioni, va da sé) per riversare il suo contenuto sul testo, in prima battuta, e sull’impatto visuale, già diversi anni. Cosa comporta questo approccio differente è presto detto, la musica si è trasformata in un’arte incapace di parlare con il suo linguaggio specifico, ma si vede obbligata a utilizzare quello delle altre arti.

Ciò si ripercuote anche sul distacco che si crea con la musica colta. Questa, infatti, viene percepita dai giovani (e anche da diversi “quasi” giovani) una inutile fatica, costituita da suoni senza senso, senza parole che diano senso al testo musicale. Senza, quindi, un’accessibilità emotiva. Il punto è proprio questo, la facilitazione continua che viene inconsciamente perseguita di generazione in generazione conduce a questa refrattarietà percettiva che rifugge lo sforzo cognitivo a favore della velocità emozionale letterario-visuale.

L’allarme è suonato da tempo e ci indica che il patrimonio musicale degli ultimi due millenni comincia non a parlare la lingua odierna, cosa evidente, ma diventa a poco a poco un’eredità impossibile da decifrare, un retaggio obsoleto del quale non si può apprezzare il valore. Non è tardi, però, per stimolare l’approfondimento dell’arte dei suoni, non solo tramite l’analisi videotestuale, ma anche del materiale musicale, cominciando ad affinare l’ascolto come mezzo principe dell’interpretazione sonora. Ciò potrebbe dare modo a chiunque di godere appieno della cultura musicale di cui l’Italia si cinge la testa solo verbalmente anche perché, è evidente che quando un’arte smette di parlare la propria lingua perde inevitabilmente parte della propria verità.

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