Qualche anno fa era sulla cresta dell’onda telematica un cuoco, Nusret Gökçe noto come Salt Bae, la cui bravura consisteva nel cospargere di sale varie pietanze con un gesto particolare del braccio. Ecco, non si parlerà qui di questo genere di pizzichi, bensì di quello legato al mondo chitarristico nella sua più vasta declinazione. Chitarra barocca, liuto rinascimentale, tiorba e mandolino cremonese: un vero plotone di corde pronte a vibrare sotto le dita di Davide Fabbri. È, infatti, uscito il secondo disco del chitarrista faentino, Viaggio antico, che, come nel primo album, si dedica a un programma variopinto, un cammino tra varie stanze acustiche alla ricerca di suoni più o meno famigliari. Così si scoprono timbri e colori che echeggiavano tra le stanze dei palazzi dei nobili del Cinquecento, si gioca con i profumi sonori della letteratura barocca meno battuta e, forse, più verace e intima. Questi strumenti, infatti, se non in orchestra come colore timbrico, trovavano la loro naturale postura nella musica da camera, quella dei dilettanti, coloro che desideravano la musica in casa ante Spotify.
Apre il disco, quasi come un sipario che si svela, un brano che ogni essere umano che abbia mai intrecciato la sua vita con quella della musica ha avuto modo di ascoltare almeno una volta: Greensleevs. Questo brano, anonimo, è uno dei più potenti τόπος acustici della rievocazione rinascimentale e, unito al liuto, trasporta subito l’ascoltatore nel mondo sonoro quattro-cinquecentesco.
Interessante, poi, la selezione di composizioni di Giovanni Girolamo Kapsberger, compositore (italianissimo, a dispetto del cognome) tra i più importanti nell’ambito tiorbistico e che meriterebbe un’attenzione maggiore anche nelle stagioni concertistiche.
Attirerà le ire dei violinisti lo scippo che Fabbri compie con la Fantasia TWV 40:14. Eppure suonata sul mandolino cremonese non sembra un’appropriazione indebita. La resa sonora, differente da quella ideata dal compositore, è coerente con gli affetti messi in luce dall’interpretazione che il musicista offre. Gli accordi sgranati, cifra fisiologica del violino che, a causa della curvatura del ponticello, può offrire una simultaneità solo apparente, trovano una loro dimensione anche nel pizzico che porge all’esecuzione di questo brano uno sviluppo risonatorio altrimenti impossibile da ottenere.
Questo è un disco che non è per tutti, ma è per coloro che vogliono leggere un periodo storico con orecchie curiose e la curiosità è il pane della mente.



