La musica colta, ormai un bene di lusso

Strumenti Musicali«Ah, fai il musicista? E, invece, di lavoro?» La deprecabile domanda è stata posta a chiunque lavori nell’arte dei suoni almeno una volta nella vita. Normalmente chi, tra i professionisti, si sente porre questo interrogativo subisce passivamente questa mancanza di considerazione, tuttavia non mancano reazioni sdegnate che, però, non vengono comprese da chi ha ingenuamente chiesto.

Questo genere di situazione è figlio di un progressivo allontanamento della società dalla musica (sì, proprio così, nonostante si possano ascoltare gli autoradio vomitare sciabordate di note a ogni semaforo). È più che evidente che il concetto di musica commerciale abbia definitivamente anestetizzato le coscienze musicali, già piuttosto provate dalla negazione avanguardista alla compiacenza dell’orecchio del pubblico. Ciò si è tradotto in un assottigliamento dell’interesse del pubblico verso un impegno acustico (prima) e un’estetica musicale (poi) che ha delegittimato la sopravvivenza della musica colta stessa, paragonata a un bene di lusso, superflua e certamente di non grande diffusione.

Eppure un tempo la musica era un bene prezioso. Chi la praticava aveva il potere di rompere il dominio del silenzio e del rumore, di rapire estaticamente le coscienze, di diffondere pensieri non vergati con caratteri, ma nati dall’armonia, capaci di spiegare le profondità umane senza dover ricorrere alla sensaleria delle lettere.

Abbeverarsi a questa fonte, però, è un’esperienza ancestrale, sensuale prima ancora che razionale. Diviene poi una necessità, un bisogno mai domo, come una brace pronta a ritornar fiamma al primo alito di vento.

Ma quest’opera non crea profitto e non è, quindi, che un povero orpello per questa società. A nulla valgono i (pochi e scarsi) tentativi di diffusione della musica, dell’arte, che sono compiuti a tutti i livelli dalle istituzioni. Non i prezzi popolari, non le trasmissioni televisive: nessun monologo, panegirico o omelia affidato alla più influente voce potrà cambiare l’attuale status quo. Qualsiasi di questi sforzi è destinato a fallire miseramente.

Non c’è, purtroppo, alcun modo per arginare questa considerazione dell’arte se non quello di riportare al centro del pensiero sociale l’uomo e non il denaro.

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