L’oratorio, un genere musicale che era adatto anche alla Quaresima

San Filippo Neri

San Filippo Neri nel celebre dipinto di Guido Reni

Tanti sono i giovani che sono passati dagli oratori, luoghi di socializzazione pastorale ed evasiva ricreazione, tuttavia l’origine di questi edifici permea i primi passi della cristianità.
Mutuando il nome direttamente dal latino orare (pregare), è però a seguito della Controriforma successiva allo scisma protestante che questi luoghi assumono importanza, grazie anche alla figura di San Filippo Neri che ne fece la sede di lectio e approfondimenti spirituali.
Tra questi esercizi trovarono spazio momenti musicali che via via presero sempre più importanza fino ad assumere essi stessi il nome di oratorio.
In musica l’oratorio nasce quindi nella prima metà del Seicento come complemento alla preghiera prima di affermarsi come genere musicale ben definito.

I temi toccati dall’oratorio erano molto spesso sacri (anche se non sempre) e prevalentemente tratti da storie dell’Antico Testamento e, meno soventemente, dal Nuovo. L’evoluzione del genere parte da Roma e si diffonde a macchia d’olio fino a diventare uno dei più importanti generi sacri nei quali si poteva declinare la musica.
Nel periodo barocco furono moltissimi i compositori italiani che si dedicarono alla scrittura di oratori: Stradella, Scarlatti, Bassani, Vitali, Carissimi, Vivaldi solo per citarne alcuni, tuttavia anche all’estero il genere godeva di grande successo.
Non si può dimenticare né l’apporto di Bach (il celeberrimo Weilnachtsoratorium) né quello di Händel (tra tutti non si può non citare The Messiah contenente uno dei cori più famosi della musica, l’Halleluja).

Nel corso della storia, poi ci furono altri grandi compositori che si dedicarono al genere: nel classicismo Haydn (Die Schöpfung e Die Jahreszeiten) e Beethoven (Christus am Ölberge), nel romanticismo Mendelssohn (Paulus e Elias), Franz Liszt (Die Legende von der heiligen Elisabeth e Christus) e a seguire Perosi che rinverdì i fasti di questo genere a cavallo del Novecento per tacer di Schönberg e Stravinskij.
Questa è tutta la verità sull’oratorio, però la storia della musica a volte si riempie anche di qualche motivazione più prosaica, perciò non vi è da stupirsi se la genesi dell’oratorio è da ascriversi non solo alla devozione dei credenti, ma anche all’opportunità dei musicisti di lavorare durante il periodo quaresimale nel quale i teatri d’opera erano chiusi.
Tante volte le motivazioni dell’evoluzione della storia sono ideali, qualche volta, invece, riportano a una dimensione più materiale e terrena.

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