giovedì
15 Gennaio 2026

Vienna o Venezia. Chi ha vinto a Capodanno?

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Come avete passato il Capodanno? No, non c’entra il momento del conto alla rovescia in questo caso, ma se avete guardato i Concerti. Quali? Venezia e Vienna, va da sé. Come tutti gli anni ci si chiede se sia meglio l’uno o l’altro. Campanilisticamente parlando la Fenice vince dieci a zero, ma sarebbe mentire clamorosamente. Il punto è che, davvero, non c’è storia, si gioca a due giochi differenti. Vienna non ha dalla sua solo la tradizione, ha una orchestra di livello mondiale che suona un repertorio che conosce più delle proprie tasche. In laguna, invece, l’orchestra è buona, non certo la migliore, non d’Europa, ma nemmeno d’Italia, e suona (così così) un repertorio sulle cui scelte si dovrebbe fare un pensiero. È, infatti, vero che l’opera italiana è il caposaldo della musica nello stivale, tuttavia bisognerebbe considerare che questa nasce, a quanto dicono alcuni storici, il 6 ottobre 1600 e non nel 1813. In più c’è da aggiungere un secondo pensiero: il concerto di Capodanno deve (sottolineato: deve!) essere piacione, un bel momento di gioiosa ilarità musicale con la quale ci si scambia gli auguri. Se si vanno a cercare le arie meno frizzantine del repertorio, magari bellissime, ma che non sono questo tripudio di allegria, ecco che la frittata è servita.

Si vede già all’orizzonte la mano alzata di chi vorrebbe controbattere con la carta della cultura. Sapete che da queste colonne non si lesina mai un’arringa a favore di questa tesi e non si fa che denunciare la grevità intellettuale della situazione odierna. Ma non a Capodanno, suvvia! Semel in anno licet insanire (una volta all’anno è lecito far follie) dicevano i nostri pro-pro-genitori… Ultimo tasto da toccare, infine, è quello che ha visto trasformato il concerto veneziano in uno spot anti Venezi. C’era, ovviamente, d’aspettarselo come era giusto che fosse. La Maestro (?!?) si è trovata in una pessima situazione dalla quale poteva uscire con uno slancio senza pari, ma ogni giorno che passa precipita in una sabbia mobile senza fine e chi le ha consigliato di tener duro ha sbagliato il doppio. Se non ci saranno passi indietro da parte sua, quando sarà il momento, semplicemente, gli orchestrali sciopereranno a oltranza. È una questione politica? Sì e no. Sì perché tutte le nomine sono, alla fine politiche. No perché la direttrice non ha, ed è evidente a tutti coloro che hanno uno straccio di cultura musicale, le competenze e l’esperienza per ricoprire il ruolo piovutole dal cielo. Adesso, però, come dice Violetta Valery, «è tardi»!

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