Uno spettacolo di tanti anni fa dell’oltremodo geniale regista e drammaturgo argentino Rodrigo García si intitolava A un certo punto nella vita dovresti impegnarti seriamente e smettere di fare il ridicolo. Per qualche motivo quel titolo mi è sempre rimasto impresso e ciclicamente questa frase mi si ripresenta, non invitata, come a ricordarmi qualcosa. Forse dovrei preoccuparmi. Meglio pensare al buon vino.
La Nosiola è un antico vitigno – che cresce su terreni poveri, dando vita a dei vini di grande delicatezza e longevità – del Trentino (dove ho trascorso la mia infanzia tra le due guerre), diffuso un tempo su tutto il territorio, ma che oggi si coltiva solo nella Valle dei Laghi e sulle colline di Trento e Pressano, da dove arriva la Fontanasanta Nosiola 2024 Vigneti delle Dolomiti Igt di cui mi accingo a dire due robe. Partendo dalla scelta dell’anfora spagnola (tinaja) nella quale viene vinificata a contatto con le bucce per otto mesi, che infonde al vino una divertente complessità e un’eleganza d’altri tempi. Tutto, in questa Nosiola, è cangiante e in movimento, a partire dal bouquet iodato, fruttato e floreale, fino al palato, fresco, di carattere, in continua evoluzione.



