L’infinito periodo delle cosiddette festività mi ha fatto scoprire – oltre alla bellissima parola “anemoia”, che significa “sensazione di nostalgia per un tempo storico che non si è mai vissuto”, nel mio caso la seconda metà dell’800 – due bottiglie spettacolari, entrambe provenienti dall’El Dorado enoico italico (il Piemonte, ovvio).
La prima è l’Alta Langa docg extra brut Drops of Dreams 2020 di Sorì della Sorba, un metodo classico che è la rappresentazione più trasparente e pura del terroir da cui nasce, con pinot nero e chardonnay che si fondono in un vino teso e minerale, con richiami di frutta secca, agrumi e pietra focaia (io a casa sniffo sempre la pietra focaia, fidatevi), dal perlage raffinatissimo. Un altro pianeta. L’altra scoperta è stata il Langhe doc Nebbiolo 2023 dei Produttori del Barbaresco. Anche qui, chettelodicoafare, un vino di un’altra categoria, snello e vivace, dal bellissimo color rubino, dal naso amplissimo che ci parla anche di pepe bianco e anice.



