domenica
01 Febbraio 2026
Rubrica Sbicchierate

Un verdicchio che lenisce l’anima

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È bello rendersi conto di come, secolo dopo secolo, l’umanità rinnovi sempre con grande entusiasmo la propensione ad autodistruggersi e gettare alle ortiche tutte le cose decenti che qualche anima volenterosa reisce a mettere assieme di tanto in tanto. Ma a sessant’anni le energie per indignarmi per la milionesima volta cominciano a scemare, e l’unico rimedio è affidarsi a una sana boccia della nostra bibita preferita.

Come ad esempio il Pistaraspi dell’azienda vitivinicola Apiua, nelle Marche (per l’esattezza a Cupramontana), un uvaggio di verdicchio (sicuramente dei Castelli di Jesi, vista la zona) e trebbiano (in percentuali, a naso, dell’85 e 15) che ridefinisce davvero l’idea di verdicchio. Pur mantenendo la sua formidabile spalla acida, qui infatti questo vino si ammorbidisce e allarga anche il suo spettro olfattivo, offrendo aromi di erba sfalciata, frutta gialla, miele floreale e, giuro, tè Earl Grey. Prodotto con l’approccio naturale di Gilles Azzoni – che i titolari di Apiua, Francesca e Roberto, hanno conosciuto in Francia – il Pistaraspi sta 24 ore a contatto con le bucce, senza aggiunta di solforosa, e non viene chiarificato né filtrato, per restituire solo ciò che gli ha dato vita, ossia un’uva e un territorio della madonna. Un ringraziamento è d’obbligo a M.P. che me l’ha fatto scoprire.

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