Parafrasando Godard, non esistono vini politici, ma vini fatti in modo politico. A questo proposito si può ben tirare in ballo la regola del Consorzio Viniveri, ossia tutta una serie di azioni rivolte ai vignaioli associati che «permettono a una produzione di esprimersi pienamente e raggiungere l’obbiettivo di ottenere un vino in assenza di accelerazioni e stabilizzazioni, recuperando il miglior equilibrio tra l’azione dell’uomo e i cicli della natura». E proprio qui sta il punto: l’equilibrio tra azione dell’uomo e natura significa prodotti artigianali, significa farsi un mazzo così per evitare chimica e pratiche industriali, a fronte di produzioni spesso molto ridotte. E tutto ciò è politico. È prendere posizione contro una cultura enoica che sta dimostrando tutti i suoi limiti, è esprimersi in poesia quando tutto il mondo lo fa con gli emoji.
Ma visto che abbiamo tirato in ballo Viniveri, parliamo allora un attimo di uno dei loro vignaioli, Stefano Novello, titolare di Ronco Severo, sui terreni della “ponca” dei Colli Orientali del Friuli. Il suo schioppettino in purezza (2021) è un esempio di quanto sopra, con una coltivazione che non ammette diserbanti e concimazioni inorganiche. Un vino genuino e diretto, specchio di un territorio fatato, con naso e bocca condotti dalle tipiche note di pepe nero, di grande eleganza e dalla freschezza escatologica.



