Qasu – A Bleak King Cometh (Phantom Limb, 2026)
Fino a metà degli anni ottanta, semplificando, il metal era uno. Qualcuno magari preferiva un gruppo piuttosto che l’altro ma non era ancora così chiara, quantomeno a livello di immaginario ed estetica, la differenza tra – che ne so – gli Iron Maiden, i Motorhead e i Metallica. Le cose sono molto cambiate a metà di quel decennio, in particolare dopo l’uscita di Reign In Blood degli Slayer. Da lì in poi la musica metal si è divisa in due tronconi. Da una parte è rimasto tutto quello che c’era anche prima, il cosiddetto heavy metal – classico, epico, virtuoso. Dall’altra parte c’era il metal estremo, ovvero tutti i gruppi e tutti i generi (grindcore, death metal, doom…) che in un’epoca nella quale l’altro metal andava da dio in classifica provavano a ripescare lo spirito originale di musica inascoltabile, offensiva, cattiva, spesso anche ridicola. Forse la più inascoltabile, offensiva, cattiva e ridicola di tutte era quella che a un certo punto abbiamo iniziato a chiamare black metal, una scena che parte dalla Norvegia dei tardi anni ’80 e da lì si allarga al mondo intero: dischi registrati con scarsissima cura, urla malefiche e inintelligibili, batterie velocissime, cacofonie di chitarre, musicisti col volto dipinto e (in certi casi) una fedina penale in continuo aggiornamento.
Un genere che per sua natura si isolava dal resto, operava una scre- matura tra i suoi fan ed è sempre rimasto ai margini del pensiero “rock” propriamente detto. Il che, in maniera un po’ paradossale, gli ha consentito di sopravvivere al rock stesso. Mi spiego: nella nostra epoca ci sono tanti circoli in cui è ancora di moda tacciare le chitarre come anacroniste, reazionarie e scarsamente collegate allo spirito del tempo, ma se chiedete una playlist di fine anno ai componenti di questi circoli, c’è sempre un disco black metal. Magari contaminato, apocrifo o quello che volete, ma è l’unico genere metal ancora percepito come parte della contemporaneità. In questo contesto non è affatto strano che il disco della settimana su The Quietus sia A Bleak King Cometh, il primo album di una band che si chiama qasu e di cui, a dire la verità, non si conosce molto a parte la musica – black metal più nello spirito che nei fatti, molto ambient, un pochino elettronico, filtri sulle voci, tanta cattiveria e pochi compromessi. Un bellissimo disco.



