Il mondo si è fermato e rientrare in Italia è diventata un’Odissea

Tantissimi i lavoratori stranieri che non riescono a trovare il modo di tornare al lavoro nel Belpaese

Immigrati Al LavoroMai come in queste settimane si sta capendo quanto l’economia italiana sia legata alla presenza di immigrati per svolgere alcuni lavori fondamentali.
Nel sito del Ministero degli Affari Esteri italiano si legge che «il rientro è un’urgenza assoluta. È quindi, per esempio, consentito il rientro dei cittadini italiani o degli stranieri residenti in Italia che si trovano all’estero in via temporanea (per turismo, affari o altro). È ugualmente consentito il rientro in Italia dei cittadini italiani costretti a lasciare definitivamente il Paese estero dove lavoravano o studiavano (perché, ad esempio, sono stati licenziati, hanno perso la casa, il loro corso di studi è stato definitivamente interrotto)».

Non sempre però, anzi quasi mai, questa operazione è semplice. E questo causa numerosi problemi. Ecco alcune storie di migranti che non riescono a rientrare in Italia.
Mihail ha trentadue anni e da sette anni lavora come operaio specializzato in un cantiere nautico di Ravenna. L’8 marzo, quando è scattata la quarantena si trovava in Romania. Il 4 maggio il cantiere per cui lavora riaprirà e l’azienda sta facendo di tutto per riportarlo in Italia in tempo, ma con molte difficoltà. Contattato telefonicamente ci racconta: «Il problema non è di documentazioni o permessi, visto che la Romania per altro è nell’area Schengen, il problema è che non ci sono proprio i voli. Il prossimo aereo per l’Italia parte il 12 maggio da Bucarest, e costa anche tantissimo. Sto cercando altre soluzioni, con pulman o auto, ma la cosa pare ancora più complicata. Inoltre quando arriverò dovrò fare 14 giorni di quarantena, come tutte le persone che entrano in Italia dall’estero. Come me molti altri colleghi sono nella stessa situazione, questa riapertura dei cantieri sarà molto più complicata del previsto».

Alina invece è una badante che al momento del lockdown era tornata in Ucraina per il funerale della madre, e si è trovata bloccata. Anche in questo caso i voli non ci sono, e a questo si aggiungono problemi burocratici. «È da un mese che sto cercando di tornare. Dalla signora che bado c’è una supplente, che doveva rimanere tre settimane, ed è lì da più di due mesi. Ora lei deve però tornare al suo precedente lavoro e non può più rimandare e la signora non sa chi chiamare. È un vero problema perché non è autosufficiente e ci vorrebbe qualcuno che già conosce le sue patologie».

Lo stesso problema lo stanno avendo anche italiani che lavorano all’estero.
Fausto per tornare da un cantiere in Qatar ha impiegato 26 ore. Ha preso un aereo per l’Oman, lì ha atteso dodici ore e ha preso un volo per Istanbul, lì ha atteso altre otto ore per un volo per Roma, dove poi ha dovuto noleggiare un’auto.
Mauro lavora in una piattaforma in Libia e per tornare ha dovuto prendere una nave per la Sicilia, salvo che, una volta arrivato a Catania, il porto non ha permesso alla nave di attraccare e sono dovuti scendere un po’ alla volta su un piccolo gommone, proprio come gli sbarchi dei migranti che si vedono in televisione, ma loro erano italiani che tornavano a casa. E una volta arrivati li aspettavano 14 giorni di totale isolamento.

Gli stranieri residenti in Italia che non riescono a tornare sono moltissimi. Secondo Confagricoltura sarebbero 200 mila solo quelli che abitualmente lavoravano nell’agricoltura come braccianti, circa la metà del totale. L’agricoltura è uno dei settori più in difficoltà per la mancanza di mano d’opera in questo momento per la difficoltà di rientro in Italia, ma come abbiamo visto ci sono molti altri settiri che hanno lo stesso problema.

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