La storia di un piccolo grande cantautore: Cesare Basile da Catania

Il suo più grande problema forse è quel nome, Cesare Basile, che se vuoi vendere dischi e non te ne scegli uno d’arte, ti complica la vita. E poi quella storia della coerenza. Che ti ostini a fare quello in cui credi, per quella cosa chiamata arte, magari, senza scendere a compromessi. Se poi nel tuo ultimo disco ti metti pure a cantare siciliano, non solo le radio non lo passano ma c’è pure il rischio che qualche organizzatore di eventi, difficile chiamarlo altrimenti, quando se ne accorge, ti cancella il concerto. Già, è successo veramente, e ne stavo per approfittare – scusatemi se entro nel personale – io che nella mia vita non ho mai organizzato nulla (ok, a parte dare il mio contributo alla festa di Ravenna&Dintorni di venerdì scorso). Lo avrei fatto esibire anche a casa mia, quando qualche settimana fa si è offerto su Facebook di suonare ovunque gli venisse proposto, quella sera, per recuperare quella data perduta. Poi alla fine non si è fatto nulla, ma è stato bello scambiarci due chiacchiere (virtuali) lo stesso. Si sarà capito che ho un debole  per Cesare Basile, uno splendido perdente di quasi 50 anni, con alle spalle una lunga carriera che lo ha reso celebre tra gli addetti ai lavori, ma di cui là fuori si sono accorti in pochi. Quei pochi, che poi magari sono anche tanti (tutto è relativo), però se ne sono innamorati. Inevitabile, perché non ho difficoltà nello scrivere nero su bianco che Cesare Basile è uno dei più grandi cantautori italiani, almeno dal 2001 in avanti, anno della svolta autoriale con quella piccola gemma che è il suo terzo album, Closet Meraviglia (tra i suoi apici insieme a Gran Calavera Elettrica e Hellequin Song), arrivato dopo due primi dischi più derivativi (stile indie statunitense) e una gavetta in band che non hanno certo lasciato il segno.
Poi, dal 2001 in avanti, appunto, si è trasformato in una sorta di poeta dal fascino antico (ok, facciamolo, almeno una volta, il nome di De André), uno che è riuscito a declinare in una formula personale prima il rock americano, poi il blues, il folk, alternando con disinvoltura testi in italiano, inglese e, appunto, siciliano (circa la metà dei pezzi del suo ultimo disco). Nella sua terra Basile si dedica molto anche all’attività sociale: è uno dei principali promotori dell’Arsenale, la “Federazione Siciliana delle Arti e della Musica”, con cui dal dicembre del 2011 ha occupato il teatro Coppola di Catania, divenuto una vera officina culturale. Gran personaggio, Cesare. Scopritelo, se non lo avete già fatto, anche solo su Spotify, che ora non avete più scuse.

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