Le tre vite di Paolo Mongardi

Zeus Motomonotono
Fuzz Orchestra Uccideteli Tutti! Dio riconoscerà I Suoi
Fulkanelli Harmonikes Mundi

Questo mese voglio parlarvi di uno stakanovista che lavora per tre, per cui “un disco al mese” diventa trino. Il batterista Paolo Mongardi è uno dei musicisti italiani più interessanti in circolazione. Tecnica solida, curiosità a 360° che lo rende poliedrico negli ascolti e negli approcci musicali, sedere ben piantato sul furgone, macina centinaia di date ogni anno con i suoi tre progetti: Fulkanelli, Zeus! e Fuzz Orchestra. Viene da esperienze eterogenee (Transgender, Rebelde, Jennifer Gentle, Il Genio, è stato arruolato per un po’ anche nei miei Ronin), e ora ha trovato un equilibrio di intensità artistica con i suoi tre gruppi, che in pochi mesi hanno pubblicato tre dischi molto interessanti. Partiamo dai più pirotecnici del lotto, gli Zeus!, duo che unisce la furia del punk e del grindcore con strutture più complesse che rimandano al jazzcore e al prog, senza essere in realtà nulla di tutto questo. Originali e piuttosto impressionanti dal vivo, Mongardi e il suo socio Luca Cavina (anche nei Calibro35) hanno realizzato “Motomonotono”, che è un gran bel lavoro, anche se in parte ripete la formula già ascoltata sui precedenti “Zeus!” e “Opera”. Se ne è andata la sorpresa quindi, ma “Motomonotono” è il disco della consacrazione, che li posiziona definitivamente anche a livello internazionale. I Fuzz Orchestra nascono invece senza di lui, dalle ceneri dei benemeriti Bron Y Aur. Da quella esperienza, Luca Ciffo e Fiè ripartono col batterista Marco Mazzoldi, che lascia dopo il secondo album. E qui subentra Mongardi, dando al gruppo una nuova spinta propositiva che si riflette soprattutto nella quantità notevole di concerti in tutta Europa. Il nuovo album “Uccideteli Tutti! Dio riconoscerà I Suoi” è il quarto, ed anche qui, scoperta ormai la formula (riff sabbathiani con campioni presi da cinema di culto, archivi, registrazioni d’epoca eccetera), la sorpresa lascia il posto alla conferma di trovarsi davanti a un gruppo importante. L’apporto del geniale Enrico Gabrielli all’arrangiamento dei pezzi contribuisce a dare quella freschezza e quel mood cinematografico che potrebbero essere lo sviluppo più interessante per il gruppo in futuro. Chiudiamo con i più oscuri, e per certi versi anche più affascinanti del lotto, i Fulkanelli, duo di improvvisazione radicale con il chitarrista Cristian Naldi (anche nei Ronin e nei Mise En Abyme). Su “Harmonikes Mundi” non c’è formula, non c’è sentiero tracciato, si viaggia in equilibrio precario sui sentieri accidentati di improvvisazioni scomode, spigolose, ma con un elemento di circolarità quasi rituale che, superati gli eventuali blocchi iniziali e lasciando lavorare liberamente orecchie e cervello, catturano e coinvolgono in un’ architettura sinuosa. Speriamo dunque che Mongardi continui con questa intensità qualitativa e quantitativa. Non è da tutti. Teniamocelo stretto.

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