Costruire sul costruito

La rigenerazione rappresenta la capacità della società di innovare senza distruggere le radici su cui si regge

Ormai da anni sul territorio nazionale, vi sono città che sono diventate importanti laboratori, in cui diversi livelli di collaborazione fra le fondazioni scientifiche e culturali e le Amministrazioni Comunali, hanno prodotto sperimentazioni innovative nella pianificazione urbanistica e progettazione architettonica, improntate sulla qualità del vivere e dell’abitare in città sostenibili. Oggi anche da noi l’indirizzo per il governo del territorio, in funzione anche di ciò che sarà previsto dalla riforma della legge urbanistica regionale, si dovrà incentrare sul risparmio di suolo, sulla valorizzazione del modello di città addensata, invertendo la tendenza espansiva periferica e puntando sulla qualità delle aree infraurbane dismesse, superando la dialettica centro/periferia con la generazione di nuove centralità.
Le linee guida di un nuovo masterplan cittadino devono partire da una considerazione: «il clima è cambiato e bisogna reagire al consumo di aria, acqua e territorio facendo diventare il concetto di limite una risorsa e opportunità per lo sviluppo sostenibile».
Le qualità urbana e architettonica sono inoltre intese come le condizioni che rafforzano la qualità dell’abitare. Ma la vera scommessa per il futuro è rappresentata dall’intervento sulla città consolidata e sulla città storica sintetizzabile con lo slogan: “costruire sul costruito”.
Il “riuso”, parola che sottende diversi significati come riqualificazione, rigenerazione urbana, e rifunzionalizzazione, dovrà rappresenta il cuore del nuovo masterplan, con l’obiettivo di coniugare più necessità: la salvaguardia e la valorizzazione della memoria e della qualità urbana, la piena e razionale utilizzazione del patrimonio edilizio esistente e la potenzialità di implementazione delle cubature esistenti per migliorare l’efficienza energetica della città.
Ravenna ha aderito al “Patto dei Sindaci” per la riduzione delle emissioni di anidride carbonica e a tal fine ha approvato il “Paes”, Piano d’Azione per l’Energia Sostenibile, in cui si prevede una riduzione delle emissioni di CO2 di oltre il 20% al 2020, ma per raggiungere e superare questo obbiettivo sarà anche necessario che il patrimonio edilizio esistente sia risanato energeticamente per portarlo almeno allo standard minimo di classe C, mentre i nuovi edifici dovranno ottenere la classe A o B. Per raggiungere questi obiettivi occorre probabilmente inserire norme per i risanamenti energetici degli edifici esistenti che prevedano premi in cubatura definibili “bonus energia” al fine di superare i problemi di ordine economico per le ristrutturazioni. Tuttavia la complessità del tema della riqualificazione, che tocca aspetti tecnici, finanziari, amministrativi, legali e di mediazione condominiale, richiede che vengano messe in campo strategie in collaborazione tra tutti gli attori coinvolti: istituzioni, associazioni di categoria, pubblica amministrazione, politica e proprietari.
Il progetto architettonico degli edifici da risanare energeticamente deve essere inteso come strumento di interpretazione urbana in un momento storico in cui il ruolo sociale e culturale della disciplina architettonica è sempre più in crisi e l’alleanza tra architettura e città si è deteriorata.

Il Bosco Verticale, grattacielo del quartiere Porta Nuova Isola di Milano, progettato da Stefano Boeri. L’architetto è anche l’autore di unmasterplan per la Darsena di Ravenna, che ha ispirato in parte il POC del comparto urbano da riqualificare

La città è il luogo per antonomasia dell’accumulazione, della stratificazione materiale di progetti e storie ed è una continua successione di idee prodotte nel passato, rimosse, riscoperte e riattualizzate.
Per questo motivo nell’affrontare il risanamento di edifici con l’ampliamento di cubatura nel centro storico o in quei brani di città caratterizzati da elementi di valore in quanto testimonianza storica o naturalistica del territorio, non si può intervenire con le stesse procedure previste per i nuovi edifici o per quelli degli anni ’60 o ’70 del secolo scorso senza particolare qualità architettonica.
Per l’applicazione del “bonus energia” nelle zone A si dovrà perciò pensare di introdurre l’obbligo di redigere piani di recupero e di applicare specifiche indicazioni da prevedere a tutela degli insiemi per gli edifici inseriti in ambito storico.
Infatti il concetto di “ensamble” appare più adatto e supera quello di “monumento” per farsi carico della complessità fenomenica del territorio che non può essere risolto con un banale concetto di intangibilità dell’insieme sottoposto a tutela, ma permette l’innescarsi di un processo di conoscenza / conservazione / valorizzazione di un brano di città.
Lo sviluppo urbano sostenibile, in questa fase di recessione economica, può inoltre rappresentare una fondamentale opportunità di lavoro per molte imprese artigiane. I soggetti più attivi dovranno essere coinvolti in un patto trasversale pubblico/privato; la politica inoltre dovrà poter decidere nei tempi necessari e fattibili richiesti dall’imprenditoria per avviare iniziative che abbiano ricadute occupazionali rilevanti. Importante è anche l’aspetto sociale e la ricerca dell’accordo all’interno dei condomini.
Il “networking” e la comunicazione efficiente tra attori e verso i proprietari è fondamentale per la riuscita del programma.
Un altro importante progetto può essere rivolto al risanamento energetico di alloggi sociali di proprietà pubblica. Esistono in città centinaia di appartamenti e con il “bonus energia” potrebbero essere realizzati ulteriori decine di alloggi, elevando di un piano gli edifici esistenti. Complessivamente per Ravenna potrebbe voler dire  investimenti per diverse decine di milioni di euro.

Dato che operiamo sulla città esistente, dobbiamo ricominciare a lavorare con il progetto urbanistico che ci siamo dimenticati. Il piano attuativo si è trasformato in una grossa pratica edilizia. Invece i programmi complessi ci hanno insegnato che dobbiamo saper gestire la molteplicità dei valori in gioco. L’Europa chiede d’investire proprio su questi tipi di progetti urbani, che comprendono la fattibilità economica e l’individuazione degli attori, e d’inserire nei processi di trasformazione l’aspetto gestionale. Occorre dunque ripartire da qui, in parte riprendendo i “vecchi attrezzi” dei piani particolareggiati e dei piani attuativi per ambiti urbani definiti, onde superare in via definitiva l’azzonamento e la predeterminazione di assetto. La città non può essere riqualificata tutta insieme, in un solo disegno e in un solo tempo. Modificare le condizioni di convivenza significa anche investire in qualità e promuovere comportamenti urbani; il termine “urbanità” è positivo: richiama la cortesia, il decoro, il sapere vivere insieme.
Tutti si scagliano contro il consumo di suolo ma in realtà le pubbliche amministrazioni che ne hanno fatto una bandiera di governo del territorio sono ancora pochissime, è giunto il momento di dire basta. Anche se il conto finanziario – grazie agli introiti degli oneri di urbanizzazione – serve per erogare servizi alla cittadinanza, ciò non vale il danno ambientale che stiamo producendo. Però dobbiamo essere propositivi: non possiamo soltanto fermare il consumo di suolo, né continuare a tagliare gli investimenti, bensì dotare le amministrazioni delle risorse per progettare la riqualificazione della città. Dobbiamo premiare chi lo fa e penalizzare chi non lo fa. Occorre agire sulle scarse capacità di investimento e sull’inadeguatezza, culturale prima che tecnica, dei progetti per le città.
Mettere inoltre in moto misure di fiscalità, occorre unire programmazione di spesa e programmazione territoriale e urbanistica, rendere coesa la filiera pubblica e far convergere gli interessi generali e quelli individuali, pensare ai profitti e non alle rendite, alla redistribuzione dei valori urbani prodotti. Il che significa anche dire che le risorse spendibili vanno a chi s’impegna a usarle per certi tipi d’interventi e non per altri.