La «città fatale»

Gabriele D’Annunzio, Corrado Ricci e Ravenna (1901 e 1902). Seconda Parte

II. IL SECONDO VIAGGIO A RAVENNA (1902)

Un anno dopo, nel maggio 1902, il Vate, «reduce da un significativo ed entusiastico viaggio in Istria»,47 torna nuovamente a visitare la nostra città, principalmente per assistere all’esecuzione del Tristano e Isotta di Wagner, la cui prima era fissata, in un primo tempo, per il 10 e poi, definitivamente, per l’11 maggio.48 Che questo fosse il motivo del viaggio ce lo conferma lo stesso D’Annunzio in una lettera al suo editore, Emilio Treves,49 del 20 aprile 1902: «Mio caro Emilio, […] Andrò a Ravenna per il Tristano. Vittorio Vanzo mi sembra un artista originale e acutissimo. Spero che verrai anche tu nella città di Francesca, dove una tua «fiamma»50 ci precede. […] Gabriele».51
Appena un giorno dopo, Eleonora Duse, da Berlino, scriveva al D’Annunzio augurandosi ch’egli la portasse con sé ad ascoltare Wagner: «Gabri52 […]  Vorrei tanto – essere già alla casa al tre – e – se ci sono acconsentiresti portarmi con te al Tristano? – Oppure, t’hanno già offerto corteggio i Zaccardi53 provvidi – Vedremo –».54
Ma già i giornali locali avevano registrato lo scoop, fin dal 19 aprile: «Fra le spiccate individualità che saranno fra noi si annovera Gabriele d’Annunzio. L’illustre poeta ha visitato in questi giorni Vittorio Maria Vanzo, il celebre Maestro che dirigerà quest’anno al nostro Massimo, per assumere informazioni precise sullo spettacolo d’opera. Dopo che il Direttore Vanzo ha fornito dettagliate notizie, il d’Annunzio gli ha detto testualmente: “La prego di avvisare l’Impresa che mi tenga una poltrona per la première del «Tristano» desidero essere presente. Ravenna quest’anno sarà il Bayruth [sic] d’Italia”».55 Dunque, in un primo tempo, il D’Annunzio pensava di venire solo.
Lo stesso giornale, il giorno seguente, ipotizzava un secondo scoop, con tanto di freddura nella chiusa: «Non è esclusa del tutto la possibilità di una lettura di Gabriele D’Annunzio domenica 11 maggio, giacché l’illustre poeta avrebbe promesso ad alcuni amici di trovarsi a Ravenna la sera del 10 per la première del Tristano, ma su ciò… acqua in bocca, per non guastare un geniale progetto».56
Non conosciamo la data esatta del secondo arrivo a Ravenna della celebre coppia. “Il Ravennate” ne dà notizia il 25 di maggio, con tutta l’enfasi che attorniava allora il culto del Vate: «Par certo che questa sera Gabriele D’Annunzio sarà a Ravenna ed assisterà alla rappresentazione del Tristano e Isotta. Il Poeta ritorna da un suo viaggio trionfale fra le genti istriane, che per Lui grandemente si esaltarono; da un suo viaggio il quale – come bene scriveva ier l’altro ne l’Alba un fine scrittore – è stato profondamente significativo, avendo posto in un contatto di mutua comprensione il più ardito e giovanile combattente per la bellezza delle tradizioni italiane, divenute metodo del suo pensiero, e il popolo che, fra tutti gli altri, è il più assorto nel ritemprare e rinvigorire e identificare a movimento di lotta e di vita le sue forze originarie dalla latinità. Al cantor di Francesca noi diamo riverenti il saluto di Ravenna che di Francesca seppe la folle passione».57 Dal “Ravennate” di martedì 27 maggio apprendiamo inoltre che il D’Annunzio fu presente all’ottava recita del Tristano, nella serata in onore del tenore Guido Vaccari: «In un palco del Municipio notammo Gabriele D’Annunzio, Eleonora Duse, e Olindo Guerrini venuti qui appositamente per assistere alla rappresentazione del Tristano e Isotta».58
Di certo – e credo sia una notizia inedita – ritroviamo la firma del Vate, questa volta senza motti o pseudonimi, sull’Albo dei visitatori della Tomba di Dante: «Gabriele d’Annunzio / 25 maggio 1902»; subito sotto, quelle del principe «F. di Hohenlohe Waldenberg / 25 V 02» e di sua moglie «Zina»,59 suoi amici.
Il D’Annunzio sarà tra il pubblico, probabilmente, anche della nona recita, quella di domenica 25, serata in onore del soprano Amelia Pinto (nel ruolo di Isotta), e all’ultima, di mercoledì 28. Di quest’ultima abbiamo un riscontro sul “Ravennate”: «Ieri sera durante un intervallo dell’opera Tristano e Isotta, Gabriele D’Annunzio si recò sul palco scenico per complimentare gli artisti e per tutti ebbe parole gentili e cortesi. Esternò la propria ammirazione e il proprio entusiasmo per la perfetta esecuzione e per la valentia degli artisti. Personalmente volle conoscere la signorina Amelia Pinto, la signorina Marta Curellich, il tenore Guido Vaccari, il baritono La Puma, il signor Ercole Rubbi, il Franco e gli altri. Quest’atto gentile onora assai il poeta».60
Sull’esito trionfale delle esecuzioni del Tristano ritornerà il “Ravennate” in data 1° giugno, legandolo, ancora una volta, al nome del Vate: «La signorina Amelia Pinto, che nel Tristano e Isotta ha deliziato il pubblico col suo canto, ha pregato Gabriele d’Annunzio di scriverle qualche riga sul suo album e il poeta vergò le seguenti righe: “A Isolda ch’ebbe nel profondo mistero della sua voce il giorno e la notte, la vita e la morte». Ravenna 25, 26, 28 Maggio 1902 Gabriele d’Annunzio”».61

Di una di queste serate parla il giorno dopo il D’Annunzio in una lettera, purtroppo non datata, al Ricci, esprimendo tutto il suo entusiasmo: «Mio caro Corrado, iersera, nella fretta del vestirmi per venire al teatro senza perdere una nota, non vidi il tuo biglietto confuso fra troppi altri. Seppi, dalla signora Vanzo,62 che eri in teatro; ma fu nell’ultimo intermezzo! Vado al tuo bel San Vitale. Dove ti vedrò? Saluti affettuosi a voi due. Gabriel».63
Dunque il Vate intendeva tornare ad ammirare il San Vitale del “suo” amico Corrado. Ma, come si evince da una lettera successiva non datata, non riuscirà a farlo per un’indisposizione della Duse, limitandosi a visitare – di nuovo, dopo il 24 maggio 1901 – la Classense (e il Museo Nazionale per vedere la statua del Guidarello) in compagnia degli Hohenlohe:64 «Carissimo Corrado, la signora Duse sta poco bene. Ella sconta amaramente l’estasi della Pineta.65 Ha bisogno di rimanere a letto. Non si viene dunque a San Vitale. Ma vorrei mostrare agli Hohenlohe Guidarello66 e Ossa Dantis.67 Andremo dunque al Museo e poi alla Biblioteca.68 La tua compagnia ci sarebbe preziosa. Tuttavia non osiamo sollecitarla. La signora Duse manda a Donna Elisa69 i suoi più affettuosi saluti. Ave. Il tuo Gabriel».70

Ma ancor più esaltante è il ricordo delle serate wagneriane, a poche settimane dall’evento, che traspare dalle parole che il Vate scrive a Emilio Treves, dalla villa di Settignano, il 18 giugno: «Mio caro Emilio, […]. Mi dolse di non poter venire a rivedere la signora Suzette71 e i Vanzo. Di’ a Vittorio che in Ravenna ho forse provata la più alta commozione musicale della mia vita. Tutto era favorevole per accogliere quella infiammata bellezza; ed egli me la rivelò novellamente. Mi pareva di non aver mai ascoltato quella musica. Nota per nota, essa mi passava a traverso le vene e moltiplicava indefinitamente la mia potenza di vivere. Il maestro pareva dare col suo gesto a quel vorticoso torrente una perfetta limpidità. Gli sono per sempre grato. Diglielo».72

C’è uno strascico di quella visita per scopi musicali. Durante una gita a Porto Corsini, il Vate promise un prossimo ritorno nella città del silenzio. È come sempre il «Ravennate» a testimoniare la cosa: «Martedì scorso [i.e. 27 maggio] Gabriele D’Annunzio, accompagnato in una gita a Porto Corsini dai Canottieri Ravennati, dal vice Presidente della Dante Alighieri Conte Guaccimanni e dai Consiglieri prof. Amaducci e rag. Badiali, promise che, salvo circostanze impreviste sarebbe ritornato a Ravenna il 2 Giugno a dire sotto gli auspici della Dante Alighieri la sua ormai famosa Canzone di Garibaldi, aggiungendo che ove non potesse venire il 2 sarebbe venuto quasi immancabilmente la Domenica 8 successiva. Avendo ieri il nostro Comitato della Dante Alighieri telegrafato per conoscere le sue decisioni, tanto più che qualche membro, in caso di non venuta del poeta, doveva partire per Caprera, D’Annunzio telegrafò ieri sera in questi termini: CAPITANO MORETTI Segretario della Dante Alighieri Ravenna “Trovo qui un tal cumulo di noie e di lavoro che m’è impossibile ripartire subito. Scriverò. Porti per me un saluto al sasso di Caprera. Arrivederci! Mi ricordi al Sindaco e agli altri amici nostri.” Gabriele D’Annunzio. L’arrivederci del telegramma è dunque una nuova promessa data, del resto anche all’Egregio nostro Sindaco [sc. Luigi Cilla, socialista] alla stazione, per l’8 Giugno, in cui speriamo di ascoltare nel Teatro Alighieri la parola del poeta più squisito e più forte d’Italia, dopo il vecchio titano di Bologna».73
A quest’impossibilità di recarsi a Ravenna fa riferimento anche una lettera a Giuseppe Treves del giugno-luglio 1902: «Caro Pepi […]. Speravo di avere qualche minuto di tempo per venire a riabbracciarti; ma tra il pranzo frettoloso, il bagaglio da fare e il sindaco di Ravenna da contentare,74 venne l’ora del treno!».75 Il quotidiano, a firma di U[mberto] M[aioli]?, ritornerà ancora sull’argomento, in data 10 giugno 1902, riferendo di un’intervista, da lui fatta il 6 giugno, allo stesso Vate (se la montagna non va a Maometto…) nella sua villa di Settignano. Durante questo colloquio, il D’Annunzio «[…] mostrandomi un telegramma, soggiunse che attendeva per sabato [i.e. 7 giugno] in quella villa un noto imprenditore americano il quale si recava da lui a prendere gli ultimi accordi per una tournée artistica delle sue tragedie, nei principali teatri del Nord America e che non gli era possibile differire quell’impegno, che l’obbligava pel momento a rimanere a Settignano».76 Ubi maior
L’ultima lettera che riguarda Ravenna e Corrado Ricci non è però del D’Annunzio, ma della Duse. L’attrice si trova a Boston per una serie di recite della Francesca da Rimini – al Tremont Theatre, il 28 e il 29 di ottobre – che l’avevano molto preoccupata, ma che, fortunatamente, si erano risolte con un successo. Sciolta la tensione, scrive all’amato il 1° novembre 1902, evidentemente felice, ma anche desiderosa di mostrare che l’insuccesso delle recite italiane, specialmente la prima al teatro Costanzi,77 era dovuto all’incapacità di pubblico e critica di comprendere la bellezza del testo. Il tono, infatti, è di quelli che esprimono un evidente desiderio di rivalsa: «Non per cabotinare,78 ma per non dormire, e per non morire,79 ho anche telegrafato a Zamorani,80 (che in quella dolce triste81 (tutto si lega al mondo!) giunto a Bologna, mi pregò tanto di mandargli notizie –) e come erano buone, e per Francesca, gliele ho telegrafate. Lo pregai, nel mio rovinoso telegramma di parteciparlo, (l’esito) nel giornale suo che va per ‘terre’ di Romagne – per coloro che “come me attesero e sperarono questa vittoria” ho buona intenzione! te valgami, se poi Zamorani l’avesse snaturata!! In ogni evento, però, se Zamorani, crede, nobilmente, e adeguatamente, al suo animo, che io “cabotino” perché gli telegrafo, in ogni evento, però, ho preferito rovinarmi per lavarmi da tale accusa, e mi son rovinata telegrafando anche a Corrado Ricci. – Perché, dirai tu? – Per dirgli che mi rammento di Ravenna (ahimè) e che Francesca qui fu accolta con e per intelletto d’amore! – E roviniamoci presto, che tanto è lo stesso!!».82
Tra “febbri” da fieno, “estasi” da pineta, “infiammate” note musicali,83 e “rovine finanziarie” per colpa dei telegrafi,84 si conclude, così, il rapporto amoroso del Vate con Ravenna.85

 

Note

47. F. Saporetti, Gabriele D’Annunzio e Corrado Ricci…, cit., p. 57.
48. «La prima del “Tristano e Isotta” non avrà più luogo sabato, ma domenica 11 corrente», in «Il Ravennate Corriere di Romagna», XL, n. 104, Mercoledì 7 maggio 1902, p. 3. Notizie utili sulle esecuzioni del Tristano e Isotta sono anche in Franco Poggiali, Una cartolina una storia, in Una cartolina una storia, a cura di Franco Poggiali e Bianca Rosa Bellomo, Bologna, Casa Editrice Nuova S1, 2006, pp. 1-16. Sul Tristano e Isotta, Corrado Ricci aveva scritto un articolo dal titolo: Musica: «Tristano e Isotta» di Riccardo Wagner, pubblicato su «Emporium. Rivista mensile illvstrata d’arte letteratura scienze e varietà», vol. XII, n. 72, dicembre 1900, pp. 483-491.
49. Che sarà a Ravenna, assieme a Ulrico Hoepli, per il congresso della “Società Dantesca Italiana” del 17-19 maggio, in rappresentanza dei «due maggiori editori d’Italia», La Società “Dantesca Italiana„ a Ravenna, in «Il Ravennate Corriere di Romagna», XL, n. 115, Martedì 20 Maggio 1902, pp. 1-2: 2. La sua firma, accanto a quella di altri partecipanti, è vergata sul registro dei visitatori alla data 17 maggio 1902, ore 15.
50. Non so dire a chi si riferisca qui il D’Annunzio.
51. Gabriele D’Annunzio, Lettere ai Treves, a cura di Gianni Oliva, con la collaborazione di Katia Berardi e Barbara Di Serio, Milano, Garzanti, 1999, Lettera [n. CLXXIII] del «20 aprile 02», pp. 233-236: 235.
52. Dunque la mania di accorciare i nomi non è prerogativa delle giovani generazioni di oggi… Per tutti basti il pervasivo “prof.” al posto di “professore”: resta il dubbio se sia un diminutivo amichevole, che avvicina la distanza tra docente e discente, o un modo per sprecare meno energie in questo mondo sempre più così veloce.
53. Non sono riuscito a scoprire l’identità di questo personaggio citato poco sopra dalla Duse in questi termini: «[…] quel tuo FigaroZaccardi è ritornato a galla?», Eleonora Duse, Lettera a D’Annunzio, [Berlino], 21 [aprile 1902], in E. Duse, G. D’Annunzio, Come il mare io ti parlo…, cit., p. 734 [lettera n. 294].
54. Ibid.
55. «Il Ravennate Corriere di Romagna», XL, n. 90, Sabato 19 Aprile 1902, p. 3. Le stesse notizie, con maggiore o minore rilevanza, si ritrovano anche ne «Il Faro Romagnolo», periodico ravennate del mercoledì e della domenica.
56. Sempre per la Dante Alighieri, in «Il Ravennate Corriere di Romagna», XL, n. 91, Domenica 20 Aprile 1902, p. 2.
57. Gabriele D’Annunzio a Ravenna, in «Il Ravennate Corriere di Romagna», XL, n. 120, Domenica 25 Maggio 1902, p. 2.
58. La serata d’onore del tenore GUIDO VACCARI [rubrica: “Fra scene e quinte”], in «Il Ravennate Corriere di Romagna», XL, n. 121, Martedì 27 Maggio 1902, p. 3. Il ricavato venne devoluto a favore dell’Ospedale civile. D’Annunzio vi contribuì, da par suo, con ben 100 lire (una poltrona ne costava “soltanto” 4). La notizia, di cui non ho riscontro documentario, è tratta dal sito http://www.ravennafestival.org/ locations/teatro-alighieri/ [data di ultima visualizzazione: 31 ottobre 2016].
59. Vedi nota 12 [prima parte di questo articolo, in «Casa Premium», n. 110, novembre-dicembre 2016, pp. 4-7: 6]. Per gli Hohenlohe si veda, infra, nota 64. Che il D’Annunzio fosse andato di nuovo a rendere omaggio all’“altissimo Poeta”, era noto: «E fu a visitare la tomba di Dante. Molti lo ricordano seduto colla Duse sulla catena dondolante che chiudeva il tempietto», Paolo Poletti, Gabriele d’Annunzio e Ravenna. D’Annunzio in Romagna – La “Francesca„ a Ravenna – Il commiato – Il senso occulto di Ravenna – Corrado Ricci e Gabriele d’Annunzio – Un errore storico di D’Annunzio – Un fiero motto ravennate… mai esistito – Come deve essere apparsa Ravenna al Poeta, in «Corriere padano», Domenica 6 marzo 1938, [sezione: «Corriere di Ravenna»], p. 6.
60. Rubrica: “Fra scene e quinte”. Teatro Alighieri, in «Il Ravennate Corriere di Romagna», XL, n. 122, Giovedì 29 Maggio 1902, p. 3.
61. Gabriele d’Annunzio e la signorina Amelia Pinto, in «Il Ravennate Corriere di Romagna», XL, n. 124, Domenica 1 Giugno 1902, p. 2. È da notare che il D’Annunzio si sbaglia sulle prime due date, posticipate di un giorno rispetto a quelle effettive.
62. Anna Vanzo.
63. Ravenna, Istituzione Biblioteca Classense, Carteggio Ricci, Corrispondenti, vol. LIV, lettera n. 10430. La lettera riporta, con altra mano, in apice a destra, la scritta: «Maggio 1902».
64. Fritz di Hohenlohe-Waldenburg e sua moglie Zina. Vedi anche F. Saporetti, Gabriele D’Annunzio e Corrado Ricci…, cit., p. 57. Il D’Annunzio affitterà una delle case del Principe – costretto a lasciare l’Italia per Lugano a causa della Grande guerra – la celebre “Casetta rossa” in calle del Doge a San Maurizio, affacciata sul Canal Grande, facendone la sua dimora veneziana negli anni del conflitto (1915-1918). Qui vi compose, nel 1916, il Notturno. Su questo rifugio veneziano del Poeta si vedano: Giannino Omero Gallo, Gabriele d’Annunzio nelle rivelazioni di vecchie lettere inedite, in «L’Illustrazione Italiana», LII, n. 14, 6 aprile 1941, pp. 495-496 e Carlo Concato, La Casetta rossa di D’Annunzio. Un percorso storico-artistico attorno alla dimora veneziana del Vate, tesi di laurea, Venezia, Università Ca’ Foscari, relatore Nico Stringa, a.a. 2013-2014.
65. «Voglio perdermi nella pineta […] voglio perdermi nella pineta e dopo tanti anni rientrare votivamente in quella Ravenna che mi fu la più cara fra le città del silenzio», scriverà il poeta all’anonima attrice citata alla nota 2 [prima parte di questo articolo, cit., p. 6], in F. Saporetti, Gabriele D’Annunzio e Corrado Ricci…, cit., p. 74. È inoltre quasi superfluo ricordare qui la poesia La pioggia nel pineto, composta tra luglio e agosto del 1902, dunque subito dopo il secondo viaggio a Ravenna, nella villa La Versiliana a Marina di Pietrasanta (LU). Qui il D’Annunzio era circondato da quei pini autoctoni che i romani avevano invece trapiantato sulla costa dell’Adriatico. Le due pinete, probabilmente, convivono nella mente del Poeta. La poesia comparve nella raccolta Laudi del cielo del mare della terra degli eroi, Vol. II: Libro secondo, Elettra; Libro terzo, Alcione, Delle Laudi Libro Terzo, Alcione, Milano, Fratelli Treves Editori, MCMIV [ma 1903], pp. 238-242. Il gossip è riferito da Massimo Stanghellini in D’Annunzio e la Duse a Ravenna, Ravenna, Longo Editore, 1988, pp. 54-56. Vi si narra che, «tramite la scrittrice Cordula Poletti, ravennate, allora segretaria della Duse, [sc. i due amanti] avevano ottenuto dal sindaco di Ravenna di poter abitare nel piccolo chiosco settecentesco attiguo alla casa del guardiano alle Aie di Classe, posto sulla riva sinistra del canale Fosso Ghiaia» (ibid., p. 54). La sera, poi, «una pariglia dei fratelli Berti […] li trasportava al Teatro Alighieri dove, sempre per intercessione della Cordula Poletti, il sindaco repubblicano, per una volta venendo meno ai propri conclamati principi populisti, aveva messo a disposizione il suo palco sia per i due ospiti illustri che per il principe Hoenlhoe [sic], quello del famoso scandalo alla corte dell’imperatore Guglielmo Secondo, arrivato appositamente da Capri» (ibid., p. 55). Pier Giorgio Bartoli ne ha fatto un “plagio” in dialetto, La Còrdula Puleta, la Duse e e’ Vate a Ravèna de’ 1902, in «la Ludla. Periodico dell’Associazione “Istituto Friedrich Schürr” per la valorizzazione del patrimonio dialettale romagnolo», XIII, n. 4, maggio 2009, pp. 6-7, anche se, a differenza dello Stanghellini, l’autore afferma che, dopo aver disdegnato l’alloggio al Grand Hotel Byron, il D’Annunzio e la Duse risiedettero nella chiesetta sconsacrata di San Sebastiano alle Aie, nella pineta di Fosso Ghiaia. Sarebbe stata una corsa, nudi, in Pineta, una mattina, a causare la momentanea indisposizione… L’affidabilità di entrambe le notizie è alquanto dubbia. Secondo quanto ci attesta Paolo Poletti (che non dovrebbe avere nulla a che vedere, se non l’omonimia del cognome, con la Cordula…), il Vate alloggiò all’Hotel Byron. Cfr. P. Poletti, Gabriele d’Annunzio e Ravenna…, cit., p. 6. Quello con le pinete è un legame che accompagna il D’Annunzio tutta la vita: la Versilia, la pineta ravennate e quella di Arcachon in Francia, durante l’esilio. Ma tutte non fanno altro che ricordargli, probabilmente, la pineta della sua infanzia, quella di Pescara (cfr. Album D’Annunzio, con un saggio biografico-critico e il commento alle immagini di Annamaria Andreoli. Ricerca iconografica di Eileen Romano, Milano, Arnoldo Mondadori Editore, 1990, p. 20).
66. La lastra sepolcrale del Guidarello, venuta in possesso della famiglia Rasponi del Sale, fu, per decisione di quest’ultima, esposta, dal 1829, nella Galleria dell’appena fondata (1827) Accademia di Belle Arti, nella sede storica di via Baccarini, e successivamente trasferita, il 3 novembre 1970, assieme all’Istituzione, nella nuova sede presso la Loggetta Lombardesca (ex monastero di Santa Maria in Porto), all’inizio collocata al primo piano e poi, nel 1972, al secondo, all’interno della Pinacoteca Comunale. In una lettera ad Alfredo Felici, datata «16. II. 1932», il Poeta scrive: «Carissimo Alfredo […]. Darei questo avanzo di vita solinga […] per interrogare in Ravenna quel Guidarello Guidarelli che qui nell’angusto letto fùnebre del Lebbroso raffigura l’effigie della mia ultima pace…», Lettere di Gabriele d’Annunzio ad Alfredo Felici, in «Nuova Antologia», Ottava serie, LXXIII, Fasc. 1589, 1° giugno 1938, pp. 241-245; 242-243: 242.
67. «[…] con Ossa Dantis D’Annunzio si riferisce evidentemente alla cassetta, portante tale scritta, del Padre Antonio Santi, quella in cui furono rinvenute le ossa dell’Alighieri nel 1865 e conservata nella Classense fino a 1921, quando, con altri ricordi danteschi, fu trasportata in una delle salette francescane attigue al Sepolcro», F. Saporetti, Gabriele D’Annunzio e Corrado Ricci…, cit., p. 59.
68. Si tratta, naturalmente, della Classense.
69. Elisa Guastalla (Mantova, 1858-Torino, 1945), sposò, nel 1900, in seconde nozze, Corrado Ricci.
70. Ravenna, Istituzione Biblioteca Classense, Carteggio Ricci, Corrispondenti, vol. LIV, lettera n. 10429, inviata «A Corrado Ricci Urgente», senza data, ma maggio 1902 (come anche riportato, da altra mano, in apice sulla destra della lettera: «Maggio 1902»).
71. Susannah Treves Thompson, moglie di Emilio.
72. Lettera a Emilio Treves, Settignano, 18 giugno 1902, in Gabriele D’Annunzio, Lettere ai Treves, a cura di Gianni Oliva, con la collaborazione di Katia Berardi e Barbara Di Serio, Milano, Garzanti, 1999, pp. 234-234: 234 [lettera n. CLXXIV] (prima edizione in Antonietta Treves, D’Annunzio e Treves, in «l’Osservatore letterario», IX, n. 3, marzo 1963, pp. 49-50).
73. Gabriele D’Annunzio a Ravenna, in «Il Ravennate Corriere di Romagna», XL, n. 124, Domenica 1 Giugno 1902, p. 2. Naturalmente il “vecchio titano”, ça va sans dire, è il Carducci. Il quotidiano riprenderà la notizia in data 17 giugno: «Gabriele D’Annunzio che si attendeva ieri a Ravenna per leggere questa sera al Teatro Alighieri la Canzone di Garibaldi, ha telegrafato ieri mattina: Capitano Moretti – Ravenna Tutte le circostanze sono contrarie alla mia buona volontà, bisogna che io differisca ad altra occasione la gioia di leggere il mio poema al popolo di Ravenna, fatemi perdonare, saluti cordialissimi Gabriele d’Annunzio», «Il Ravennate Corriere di Romagna», XL, n. 137, Martedì 17 Giugno 1902, p. 3.
74. Il poeta si riferisce naturalmente alla sua “promessa”, non mantenuta, di leggere all’Alighieri la Canzone di Garibaldi, l’8 giugno, per il ventennale dalla morte (2 giugno 1882).
75. G. D’Annunzio, Lettere ai Treves, cit., pp. 589-590.
76. U[mberto] M[aioli]?, Un’intervista con Gabriele d’Annunzio [in calce: 7 giugno 1892] [sic, in realtà 1902], in «Il Ravennate Corriere di Romagna», XL, n. 131, Martedì 10 Giugno 1902, p. 1. Una possibile prova identificativa si trova nell’Elenco degli autorizzati (in Registro degli autorizzati al prestito, 1881-1903, conservato presso l’Istituzione Biblioteca Classense), dove al n. «96 r. Signor Umberto Majoli Consigliere» viene attribuito in prestito «D’Annunzio Francesca da Rimini» in data «7 Gen. 1903» (con un tratto di penna che cancella tutto a indicarne, presumibilmente, la restituzione); la stessa annotazione ritorna in un altro foglio, alla data «7-8 Genn. 1903», «Consigliere Umberto Majoli D’Annunzio Francesca da Rimini», con analogo tratto di penna solo su autore e titolo del volume.
77. Sulle critiche a questa e ad altre opere del D’Annunzio, si veda: Laura Granatella, «Arrestate l’autore!». D’Annunzio in scena. Cronache, testimonianze, illustrazioni, documenti inediti e rari del primo grande spettacolo del ’900, Roma, Bulzoni Editore, 1993, vol. I, pp. 287-351 e 361-367.
78. Dal francese cabotiner: detto di chi, al modo di un attore che recita “sopra le righe”, esagera nel suo comportamento per sedurre un uditorio.
79. Celeberrimo fra i tanti motti del D’Annunzio.
80. Alfredo Zamorani, direttore de «il Resto del Carlino» dal 1886 al 1907.
81. La Duse fa riferimento qui, quasi certamente, al passo del poema Ravenna di Oscar Wilde, scritto nel 1877 e recitato in pubblico, per la prima volta, il 26 giugno 1878 allo Sheldonian Theatre di Oxford (edito a Oxford da Thos. Shrimpton and Son nello stesso anno). Wilde scrive: «O sad, and sweet, and silente!» [«Oh, triste e dolce e silente!»]. I due aggettivi ritornano, invertiti, anche in una quartina della poesia del Vate dal titolo Invito alla fedeltà: «Per l’amor che rimane / e a la vita resiste, / nulla è più dolce e triste / de le cose lontane», poesia apparsa per la prima volta su «Il Mattino» di Napoli del 17-18 luglio 1892 con il titolo Arietta. Corsivo mio.
82. Eleonora Duse, Lettera a D’Annunzio, [lettera n. 294], [Boston] 1° novembre [1902], in E. Duse, G. D’Annunzio, Come il mare io ti parlo…, cit., pp. 808-813: 811. Cfr. i tre telegrammi della Duse al Ricci conservati in Ravenna, Istituzione Biblioteca Classense, Carteggio Ricci, Corrispondenti, vol. LX, nn. 11613, 11614 e 11615, in data 25 ottobre 1902, 29 ottobre 1902 e 13 novembre 1902, i primi due da Boston e l’ultimo da New York. Gli ultimi due riportano il trionfo della Francesca in un italiano storpiato dal telegrafista americano: «Nostra Francesca piento trionfo preyo possibilmente far annunziare Corriere Sera grasie saluti memore sempr Ravenna Eleonora»; «Grazie anche qui Francesca piena vittoria arrivedere memore Elisa = Eleonora +»
83. Anche alcuni titoli di opere del D’Annunzio rispecchiano in pieno questi “incendi” dell’animo: Il fuoco (1900), La fiaccola sotto il moggio (1905) e Le faville del maglio (1914).
84. Se questa è una battuta, non lo è per il Vate che, fedele al motto del re dei dandy, Robert de Montesquiou, da lui conosciuto a Parigi – «è già brutto non aver soldi sarebbe poi terribile privarsi di qualcosa» –, per gran parte della sua vita, lottò sempre con i creditori (la battuta è riportata in Album D’Annunzio, cit., p. 301, didascalia fig. 328).
85. I rapporti tra il D’Annunzio e Ravenna proseguiranno ancora negli anni. Con una lettera da Fiume del 5 ottobre 1919, il Vate ringrazia Pietro Cagnoni, armatore ravennate insieme al fratello Andrea, per l’aiuto datogli per la reggenza di Fiume: «Mio caro Signore, so con quanta generosità Ella aiuta la nostra causa. Mi giunge notizia della sua larga offerta. A nome dei cittadini e dei soldati La ringrazio. La nostra resistenza durerà sino a che non avremo domato il destino e gli avversari. I resistenti La salutano di gran cuore. Gabriele D’Annunzio Fiume 5 ottobre 1919», citata in Il porto di Ravenna, a cura di Maurizio Mauro, con contributi di: M[ario] Alberani et alii, Ravenna, Adriapress Editrice, 2002 [collana “Navi Porti Industrie d’Italia”, volume I], p. 463. Una delle ultime tracce del rapporto tra il D’Annunzio e Ravenna è in occasione del Sesto centenario della morte di Dante Alighieri. Indeciso tra essere a Firenze o a Ravenna, il Vate, alla fine, non andò in nessuna delle due città, solo inviando, alla prima, un telegramma e, alla seconda, tre sacchi di foglie di lauro, accompagnati da un messaggio in cui dava ragione della sua rinuncia: «Al Popolo di Fiorenza che mi faceva il grande onore di insistere perché io commemorassi la morte di Dante dalla Loggia de’ Lanzi io risposi: “Non sono degno”. E così risposi, non per falsa umiltà, ma per sentimento profondo e pio. Col medesimo sentimento io mando al Popolo di Romagna la medesima parola. Può la razza dura e concisa di Francesco Baracca non comprendere questa necessità di silenzio e di solitudine? Mi era offerta una ringhiera comunale, come in quella Fiume che parve alla mia avidità di vita una necessità di vita. Mi era offerto l’arengo per uno di quei pazzi dialoghi fra la voce dello spirito e ed [sic] il clamore del numero, che furono l’aspra musica della disperata impresa. Ma si può oggi senza umiliazione parlare del destino ad una radunata di uomini liberi e non indicare la meta estrema, e non condurre a quella le volontà impazienti?», citato in Giancarlo Lancellotti, Il pugnale votivo di Gabriele d’Annunzio. Orazioni e messaggi fiumani 1921-1931, Trieste, Mammerle Editori, 2003 (pubblicato per la prima volta sull’«Idea Nazionale» del 13 settembre 1921, da cui fu tratto un opuscolo «“in-8°, di 8 carte riprodotte in facsimile di autografo datate da Gardone del Garda 4 settembre 1921” (Catalogo Guabello, n. 261, p. 114)», ibid., nota 35. Come si legge, quel “fuoco” si è ormai spento.