Rapinano una banca ma dentro c’è un carabiniere che indaga su una truffa: arrestati

L’arresto del fuggitivo mette la parola fine alla rocambolesca vicenda del 14 marzo alla Credem di Ravenna: uno dei due era stato fermato già dentro la filiale. Il secondo uomo prima di uscire si era preso gioco del militare: “Non puoi spararmi altrimenti finisci nei guai perché ci sono le telecamere”

Avevano fatto un lavoro pulito con le calzemaglie sul volto e il cutter in pugno, avevano già in mano il bottino di undicimila euro e stavano per togliere il disturbo dalla banca ma dall’ufficio è uscito uno con la pistola in pugno e ha detto di essere un carabiniere. Che era nella filiale per indagare su un tentativo di truffa ai danni di un’anziana. Coppia di rapinatori sfortunata quella che ha colpito la Credem a Ravenna in circonvallazione San Gaetanino il 14 marzo. Uno dei due è stato bloccato e arrestato sul posto e l’altro è fuggito per essere fermato due giorni dopo nella zona stazione, come hanno fatto sapere solamente oggi dal comando provinciale dell’Arma. Gli arrestati sono due quarantenni, un campano e un pugliese senza fissa dimora con precedenti specifici. Secondo gli investigatori sono dei professionisti del ramo: gente che si sposta lungo lo Stivale per mettere a segno rapine.

Il comandante provinciale dell’Arma, il colonnello Roberto De Cinti, non nasconde il ruolo della casualità e della buona sorte nell’esito dell’operazione. Il carabiniere era già nell’istituto di credito perché poco prima il direttore aveva chiamato il 112 per segnalare l’anomala richiesta di un’anziana cliente allo sportello: un prelievo in contanti di quattromila euro per aiutare il figlio alle prese con una grana giudiziaria. Il copione classico della truffa agli anziani. La donna aveva ricevuto una telefonata da uno sconosciuto che le aveva riferito di un problema del figlio e della necessità urgente della somma di denaro per chiudere la pratica. La donna avrebbe fatto il prelievo e poi si sarebbero accordati per la consegna. È per questo facile ipotizzare che i truffatori fossero all’esterno della banca a tenere d’occhio la donna che fino a quel momento li aveva solo sentiti per via telefonica.

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Il carabiniere in borghese stava parlando con il direttore e con la donna quando ha sentito grida e trambusto nella parte aperta al pubblico e ha trovato la rapina in corso. Dopo essersi qualificato e aver estratto la pistola d’ordinanza ha cercato di mettersi fra i rapinatori e l’uscita ma i due non hanno avuto scrupoli, forti anche della superiorità numerica: è nata una colluttazione e il militare è riuscito a immobilizzare a terra uno dei due, quello con il bottino che quindi è stato restituito alla banca, e ha tolto la calzamaglia all’altro. Che è scappato prendedosi gioco del carabiniere: “Ci sono le telecamere e non puoi spararmi altrimenti finisci nei guai”, la frase pronunciata prima di imboccare la porta che il personale della banca aveva dimenticato di bloccare per impedire la fuga.

La fuga è durata 48 ore. Per arrivare all’identità del fuggitivo è stato utile un dettaglio anatomico: uno spazio marcato tra i due incisivi ha facilitato l’attribuzione dell’identità consultando la banca dati. Il 40enne è stato trovato in stazione e non ha opposto resistenza quando è stato eseguito il provvedimento di fermo per indiziato di delitto firmato dal pubblico ministero Lucrezia Ciriello. Le indagini proseguono ora nel tentativo di ricostruire anche i dettagli della tentata truffa per risalire agli autori, ritenuti in alcun modo collegati ai rapinatori.

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