Incassavano i biglietti per Teodorico e Sant’Apollinare ma non versavano allo Stato

Un arresto e tre denunce tra gli amministratori della società Novamusa che aveva la concessione per ticket e souvenir: tutti accusati di peculato, in 5 anni trattenuti 660mila euro

Foto 2Per conto dello Stato vendevano gli ingressi e i souvenir del Museo nazionale e di due monumenti Unesco a Ravenna, la basilica di Sant’Apollinare in Classe e il mausoleo di Teodorico, ma nelle casse pubbliche non versavano tutti i soldi stabiliti. Al conteggio dell’Erario mancherebbero circa 660mila euro dal 2013 al 2017. E ora quattro persone sono indagate per peculato: i tre che nei cinque anni sotto indagine sono stati amministratori legali della società Novamusa che aveva la concessione per biglietterie e bookshop e chi lo è stato formalmente solo fino al 2012 ma poi, secondo gli inquirenti, ha continuato di fatto ad avere il controllo anche dopo. Quest’ultimo, il romano Gaetano Mercadante, è stato arrestato il 10 luglio nella sua abitazione sul lago di Bracciano e ora si trova in carcere a Civitavecchia per un’ordinanza di custodia cautelare. Il provvedimento del gip ha portato anche al sequestro preventivo, ai fini della confisca, di beni e disponibilità finanziarie della società e dei quattro indagati per un totale di circa 550mila euro.

Il contratto di concessione dei servizi prevedeva che Novamusa – dichiarata fallita a gennaio 2019 – versasse all’ente pubblico un canone fisso annuo di 36mila euro, un aggio pari al 73 percento degli introiti derivanti dal servizio di biglietteria nonché royalties pari all’8 percento sul fatturato conseguito sui cosiddetti servizi di bookshop (prenotazione, prevendita, audioguide, prodotti editoriali e oggettistica). Secondo la ricostruzione della guardia di finanza che ha svolto le indagini, gli amministratori aziendali avrebbero omesso il versamento di canoni annui per 100mila euro (su 180mila dovuti) e 462mila euro da biglietti e royalties. Risultano poi 112mila euro incassati dall’attività e mai transitati nei conti correnti, di questa somma una parte sarebbe dovuto finire all’Erario ma non rientra nelle contestazioni per peculato perché appunto mai versata.

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L’indagine denominata “Ravenna Ticket” è cominciata nell’estate del 2017 quando un contenzioso tra Novamusa e il Polo museale dei Beni Culturali, cioè l’emanazione regionale del ministero competente, portò all’interruzione del servizio di bigliettazione e dei negozi con il successivo subentro del personale della Fondazione Ravennantica, anticipando i tempi di una convenzione che sarebbe dovuta partire solo nell’autunno. Il colonnello Andrea Fiducia, comandante delle Fiamme Gialle in provincia, riassume l’attività investigativa: «Un’indagine complicata come spesso accade quando si trattano queste materie. È servito un esame di documentazione bancaria, amministrativa e contabile, incrociando i movimenti dei conti correnti con le comunicazioni dei dipendenti al ministero. Abbiamo ascoltato diverse persone coinvolte. È molto importante il sequestro perché potrà portare al recupero delle somme mancanti allo Stato, quindi a danno della collettività. Anche perché nello specifico si tratta di risorse poi destinate a manutenzione e gestione dei siti culturali in questione».

Non è la prima volta che i nomi di Mercadante e della sua creatura Novamusa finiscono nei faldoni delle procure. Sono 16 le società riconducibili all’imprenditore romano che ha ottenuto concessioni simili a quella ravennate anche in altre parti d’Italia, in particolare in Sicilia. A Ravenna, ancora prima delle tensioni del 2017, era stato coinvolto in una diatriba attorno al bando per l’affidamento degli uffici turistici, i cosiddetti Iat. In quel caso Novamusa lamentava il mancato affidamento andato invece a favore di una società ravennate.

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