«La moda è un settore che va aiutato a uscire dalla crisi e rilanciato, puntando a una transizione sostenibile che coinvolga tutti i suoi operatori. Per rafforzare competitività e innovazione sono necessari investimenti in tecnologie avanzate, sostegno alle microimprese, sostenibilità come leva strategica, diversificazione dei canali di vendita e servizi personalizzati, oltre a continuare a investire sulla formazione» questo è quanto emerge dal tavolo regionale permanente della moda, riunitosi a Bologna il 21 gennaio con l’obiettivo di individuare le possibili strategie per sostenere le imprese in un mercato in continua evoluzione e colpito da ripetute crisi.
Nei primi otto mesi del 2025 infatti si è registrato un calo della produzione del 6,6% nel tessile-abbigliamento a livello nazionale. In Regione, sulla base del Rapporto di Unioncamere, i numeri evidenziano le stesse difficoltà, con un calo della produzione nella moda del 4%. Inoltre, dopo una diminuzione nel 2024 del -2,0%, Confartigianato rileva che nei primi sei mesi del 2025 in Emilia-Romagna si è registrata un’ulteriore flessione del -6,9% delle esportazioni rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente (contro un -3,8% a livello nazionale). Cali a doppia cifra per l’export nelle provincie di Piacenza (-23,0%), Ferrara (-19,5%), Rimini (-16,8%) e Modena (-15,4%), mentre segnano un risultato positivo Reggio Emilia (+7,1% sul primo semestre 2024) e Bologna (+5,1%), le due province che esportano oltre la metà della moda regionale.
Due terzi del valore delle esportazioni (il 62,3%) proviene da paesi extra Ue, in crescita del 17,9% nel I semestre 2025, trainato dalla Cina (+18,8%), che rappresenta da sola il 18,4% dell’import. Nel terzo trimestre del 2025, inoltre, in Emilia-Romagna si sono registrate 67 cessazioni di imprese del settore, di cui 63 artigiane. Le province più colpite sono Modena, con 26 cessazioni di cui 24 artigiane (il 38,1% delle 63 cessazioni regionali artigiane), Forlì-Cesena, con 12 cessazioni di cui 11 artigiane (17,5%) e Reggio-Emilia, con 12 cessazioni di cui 9 artigiane (14,3%).
«Come Regione Emilia-Romagna continuiamo ad assicurare ogni sforzo attraverso i bandi, per garantire il sostegno a uno dei comparti strategici del nostro territorio – commenta Vincenzo Colla, vicepresidente della Regione con delega allo Sviluppo economico in chiusura del tavolo di lavoro -. Il quadro è complesso perché gli ammortizzatori sociali stanno esaurendo. Inoltre, la crisi fino a pochi mesi fa era limitata alle piccole imprese artigiane, ora colpisce anche alcuni grandi marchi storici. Per questo dobbiamo continuare a distinguerci su un segmento alto, con produzioni di nicchia di grande qualità, e puntare ai nuovi mercati. Ma soprattutto, vogliamo accorciare e qualificare la filiera e guardare alle politiche industriali e commerciali delle eccellenze del nostro territorio».
Seppur molto avanzata, l’attuazione della programmazione europea 2021-2027 con i fondi Fse non è esaurita: solo nel 2025 infatti sono state aggiunte ulteriori misure che hanno consentito di sostenere 38 progetti con oltre 2,3 milioni di euro di contributi, concessi a fronte di investimenti per 4,6 milioni di euro.
Tra questi, il bando per il sostegno della transizione digitale delle imprese, la seconda edizione del bando economia circolare e il bando Step. Grazie al Fondo sociale europeo plus invece sono state finanziate 12 operazioni di formazione sulla moda, per un valore di quasi 2 milioni di euro.
Anche per il 2026 sono previste opportunità di sostegno, come la seconda edizione del bando Step per investimenti e ricerca, con una dotazione di 15 milioni e l’apertura di tre diverse finestre per consentire alle aziende di presentare richiesta nel corso di tutto l’anno. Inoltre, è in programma anche un nuovo bando per sostenere le certificazioni. Nell’incontro è stata anche presentata una sintesi dei risultati del progetto il “Futuro della moda in Emilia-Romagna” voluto dalla Regione in collaborazione e con la consulenza scientifica dell’Università di Bologna e di Enea (Dipartimento di sostenibilità dei sistemi produttivi e territoriali) con l’ambizione di portare il punto di vista della moda emiliano-romagnola sui tavoli nazionali ed europei.
A livello nazionale, infine, un’importante opportunità è legata al disegno di legge sulle Pmi che prevede fino a 100 milioni di euro per mini-contratti di sviluppo per le piccole e medi imprese del settore moda con l’obiettivo di favorire l’aggregazione, puntare sull’innovazione del sistema produttivo e facilitare l’accesso al credito.



