Si chiude con una condanna a tre anni e otto mesi il processo per il fallimento della Factory srl, società riconducibile all’immobiliarista ed ex vicesindaco di Ravenna Giuseppe Musca, 75 anni. La sentenza è stata pronunciata ieri sera (27 gennaio) dal collegio penale presieduto dal giudice Piervittorio Farinella, accogliendo in larga parte l’impianto accusatorio della Procura che contestava a Musca la bancarotta fraudolenta della società (la richiesta era di 5 anni). Assolta invece la moglie Susi Ghiselli, mentre l’emiliano Antonio Costa (considerato un prestanome) è stato condannato a due anni.
La notizia è riportata nel dettaglio dai due quotidiani in edicola oggi.
Secondo l’accusa, Musca era il «dominus» e amministratore di fatto della società, pur non ricoprendo formalmente l’incarico, e avrebbe gestito l’impresa eludendo i debiti verso l’erario e occultandone la reale situazione finanziaria. Un comportamento definito «tipico dell’impresa illecita». La Factory, nata nel 2008 come società immobiliare, nel 2014 aveva cambiato denominazione e oggetto sociale diventando Ishikawa Factory, avviando la commercializzazione delle calzature Ishikawa. Dopo una fase iniziale di forti guadagni tra il 2014 e il 2015, un contenzioso sul marchio e il mancato pagamento delle royalties a società estere avrebbero determinato il tracollo. Nel 2019, con un passivo di 1,4 milioni di euro, la Procura ha chiesto e ottenuto il fallimento.
L’inchiesta, avviata nel 2017 dopo una denuncia per firme apocrife, ha portato alla contestazione di diverse operazioni ritenute distrattive, tra cui compensi e consulenze ritenute indebite. La Corte ha però assolto gli imputati da alcune accuse minori, tra cui le falsificazioni contabili.
Musca, già coinvolto in diversi procedimenti giudiziari, è attualmente agli arresti domiciliari per scontare una pena definitiva di sei anni e tre mesi e la nuova condanna arriva a distanza di poche settimane da un’ulteriore sentenza di primo grado a cinque anni e mezzo per autoriciclaggio e bancarotta.



