sabato
07 Febbraio 2026
spettacolo

Il programma del Ravenna Festival 2026, dedicato a San Francesco: da Toni Servillo al dialogo tra Cacciari e Muti

E poi: il dj statunitense Jeff Mills, le indagini di Pablo Trincia, la direzione di Kent Nagano, la chitarra di Pet Metheny

Condividi

È stato presentato questa mattina (7 febbraio), al Teatro Alighieri, il programma della XXXVII edizione del Ravenna Festival, “Nacque al mondo un sole”. Questo il titolo della rassegna che in questa stagione omaggia la figura di San Francesco d’Assisi, con le parole XX verso del Canto XI del Paradiso di Dante. «Nessun altro santo, oggi, sembra esercitare il fascino profondo e diffuso di Francesco d’Assisi, il poverello di dio che parla agli animali e incontra il sultano, fa esperienza della prigionia di guerra e scrive in volgare la sua lode del creato. In un presente dominato dal capitalismo, dallo sfruttamento delle risorse naturali e umane, dalla crescita dell’intolleranza, dalle logiche della prevaricazione, Francesco è il santo di un nuovo umanesimo: non appartiene più solo ai credenti, ma anche a coloro che invocano la pace, la sostenibilità, il dialogo fra culture e religioni, la solidarietà» spiegano gli organizzatori. Alla presentazione sono intervenuti il sindaco Alessandro Barattoni, l’assessora alla cultura Gessica Allegni, Antonio De Rosa, sovrintendente del Ravenna Festival e i direttori artistici Anna Leonardi e Angelo Nicastro.

Il programma:

Se il concerto inaugurale del 21 maggio vede il ritorno di Anne-Sophie Mutter a Ravenna, violino solista nel concerto con la Royal Philharmonic Orchestra diretta da Vasily Petrenko, è Riccardo Muti a dirigere l’Orchestra Cherubini in Nobilissima visione di Paul Hindemith, dal balletto sulla vita del santo, per poi conversare con Massimo Cacciari sull’influenza di San Francesco su Dante e Giotto. Muti è impegnato anche l’1 e 2 giugno, alla guida di coristi da tutt’Italia in due giorni di lezioni e prove per la seconda edizione di Cantare amantis est, poi sul podio della Cherubini per un secondo concerto a fine giugno e con The Philharmonic Brass a luglio.

Il fil rouge francescano continua invece con la prima de Il Santo folle che Guido Barbieri ha scritto sull’incontro di Francesco con il sultano d’Egitto su musica di Marcello Fera, il dittico di appuntamenti Da Greccio al presepe napoletano in ricordo di Roberto De Simone, la ricostruzione musicale del Cantico delle creature dell’Ensemble Micrologus, l’Opera da quartiere: Francesco e il lupo nei quartieri di Ravenna (mentre OperaPaese per Ravenna di Giorgio Battistelli porta in scena gli artigiani del territorio), l’intervento dello storico Franco Cardini con laReverdie e la performance audiovisiva Nessun cielo è senza luce.

Si ritorna alla storica sede di spettacolo della Rocca Brancaleone, restituita alla cittadinanza e ai visitatori dopo un imponente intervento di recupero e valorizzazione, con serate a tutto jazz come quelle Stefano Bollani All Stars o con Pat Metheny, ma anche appuntamenti di musica e cinema come Fantasia in Concert Live to Film. Felice ritorno anche al Mausoleo di Teodorico, nell’anno in cui ne ricorre il 1500° anniversario della morte, con una lectio dello storico dell’arte Jacopo Veneziani.

La sezione danza include Murmuration Level 2 di Sadeck Berrabah, Infinite Approach di Yoann Bourgeois e la Sergio Bernal Dance Company con Rango e Bolero. Tra gli appuntamenti teatrali l’Antigone di Sofocle nella riscrittura di Marco Martinelli (il dialogo con Pompei continua nella rimessa in scena delle Baccanti di Micha van Hoecke), Storia del nuovo cognome di Fanny & Alexander, Viaggio in Occidente del Grande Teatro di Lido Adriano, la dedica ad Allegra Byron di Elena Bucci e Paolo Baioni ai Musei Byron e del Risorgimento e Luṣ di Ermanna Montanari, Daniele Roccato e Luigi Ceccarelli su testo di Nevio Spadoni.

Fra gli ospiti del programma che continua fino all’11 luglio Kent Nagano, Nicola Piovani e Toni Servillo, Filippo Gorini e Giovanna Baviera in due residenze, la Münchener Kammerorchester con Enrico Onofri e Arsenii Moon, Giuseppe Gibboni e Pietro Fresa, Nik West, Jeff Mills, Dulce Pontes, The Chanticleer, Ambra Angiolini, Emma Nolde, Massimo Recalcati, Fabio Canino…

Con Ravenna Festival 2026 si rinnovano due segmenti di programmazione molto amati dal pubblico, Romagna in fiore e la Trilogia d’Autunno: la rassegna ecosostenibile e diffusa torna dall’1 al 24 maggio per quattro fine settimana di concerti all’aperto in spazi verdi della Romagna, mentre la Trilogia – dal titolo Mozart 1791 – è al Teatro Alighieri dal 13 al 17 novembre.

L’attrattiva, il fascino, la forza spirituale che San Francesco esercitò già sui suoi contemporanei hanno lasciato viva traccia nella letteratura e nella pittura del XIII e XIV secolo. E furono terziari francescani – quindi laici impegnati a seguire gli insegnamenti del santo – sia Dante che Giotto, quei “maggiori fabbri del volgare europeo” letterario e pittorico, come li definisce Massimo Cacciari in Doppio ritratto: San Francesco in Dante e Giotto (Adelphi, 2012). Proprio con Cacciari, prendendo spunto da quello scritto più volte rieditato, conversa Riccardo Muti a coronamento della serata che lo vede sul podio dell’Orchestra Giovanile Luigi Cherubini per l’esecuzione di Nobilissima visione di Paul Hindemith.

È invece sotto gli auspici di un altro santo – Agostino d’Ippona – ma anche nella consapevolezza di come il canto fosse per Francesco occasione di comunione con il creato ed espressione di gratitudine, il progetto Cantare amantis est (1 e 2 giugno): ispirato dalle parole di Sant’Agostino su come il canto sia proprio di coloro che amano; un invito, dunque, a fare comunità cantando insieme (le informazioni di partecipazione saranno disponibili prossimamente).

La dimensione del canto ha ampio spazio nella programmazione, dalle esperienze corali di Vox Clamantis, The Chanticleer e dei cori da camera Vikra e del Conservatorio di Ljubljana fino al “canto alla viola” di Giovanna Baviera, al fado di Dulce Pontes o al cantautorato di Emma Nolde. E, considerato quanto il canto sia maturato come espressione immediata e vibrante della vita contemplativa anche fra gli ordini minoritici, è ragionevole supporre che Francesco cantasse il Cantico delle creature, capace di racchiudere l’essenza del suo messaggio di fratellanza. Significativamente ospitato nella Basilica di San Francesco, il concerto Giullari di Dio dell’Ensemble Micrologus di Patrizia Bovi ne propone per la prima volta la ricostruzione musicale insieme a laudi coeve recentemente riscoperte.

Nella stessa Basilica la prima de Il Santo folle, nuovo lavoro commissionato dal Festival a Guido Barbieri, che ne firma il testo, e al compositore Marcello Fera su un episodio dell’agiografia di Francesco dal grande fascino narrativo – quello collocato durante la Quinta Crociata, nel 1219, quando il santo avrebbe attraversato il Mediterraneo per predicare la pace nel campo dei Crociati in Egitto. A San Francesco anche lo storico medievista Franco Cardini per raccontare il santo accompagnato dall’ensemble laReverdie con laudi umbre e fiorentine del Duecento e Trecento.

È il mestiere invece al centro di OperaPaese per Ravenna del compositore Giorgio Battistelli, Leone d’Oro alla carriera alla Biennale di Venezia. In una nuova versione per Ravenna e in collaborazione con CNA e Confartigianato, quest’audace operazione di teatro musicale rende protagonisti artigiani del territorio con quel loro mondo di utensili, gesti e suoni a rischio d’estinzione.

San Francesco è spesso ricordato anche come l’ideatore del presepe, quando l’allestì a Greccio per il Natale del 1223: il dittico di appuntamenti Da Greccio al presepe napoletano rende omaggio a questa tradizione e a Roberto De Simone. Da una parte un concerto proposto da uno dei massimi esperti del barocco napoletano quale Antonio Florio, con la sua Cappella Neapolitana, il soprano Leslie Visco e il mezzosoprano Marta Fumagalli tra ninnenanne, cantate, tarantelle e pastorali. Dall’altra, la Cantata dei pastori del gesuita Andrea Perrucci (1698), che De Simone portò in scena con la sua Nuova Compagnia di Canto Popolare nel 1974 e che quest’anno arriva a Ravenna nella sua ultima rivisitazione di e con Peppe Barra.

La radicalità del pensiero di Francesco è al centro della prima di Nessun cielo è senza luce, una performance audiovisiva di Luca Maria Baldini e Salvatore Insana che costruisce una drammaturgia sonora e visiva in cui testi storici dei primi francescani entrano in dialogo con riflessioni contemporanee sul rapporto tra umano e non umano, spiritualità e tecnologia, azione politica e crisi ambientale. Spiritualità francescana e romualdina è invece il tema su cui si confrontano il francescano Pietro Maranesi e il camaldolese Alessandro Barban per il tradizionale appuntamento sulle Viae Sancti Romualdi.

Un altro celebre episodio della vita del santo – quello dell’incontro con il lupo che terrorizza la città di Gubbio – è all’origine di Opera da quartiere: Francesco e il lupo, uno spettacolo commissionato dal Festival con la regia di Marco Montanari, il libretto di Silvia Rossetti e le musiche di Giorgio Babbini eseguite dall’Orchestra La Corelli diretta da Jacopo Rivani; in scena Rendy Anoh, Marco Montanari e un gruppo di giovani attori, impegnati di replica in replica nei quartieri di Ravenna che si candideranno per ospitare il progetto.

Romagna in fiore ritorna per la terza edizione dall’1 al 24 maggio, con nove appuntamenti pomeridiani nei fine settimana: la destinazione sono località della Romagna di grande valore paesaggistico e culturale, da raggiungere a piedi o in bicicletta per assistere a concerti rigorosamente green (il programma dettagliato sarà svelato prossimamente).

Spazio poi alle letture: se il critico letterario Gianfranco Contini faceva del Cantico delle creature il primo monumento letterario italiano – il primo testo, cioè, a tentare consapevolmente di modellare il volgare (umbro in questo caso) sugli strumenti della retorica e dello stile – la dedica al santo è l’occasione per questa edizione di Ravenna Festival per proporre una costellazione di incontri fra letteratura e spettacolo dal vivo.

Già appartengono al teatro i testi di Sofocle e Euripide che quest’anno guidano il dialogo del Festival con il Parco Archeologico di Pompei: Antigone è “rimesso in vita” da Marco Martinelli e gli adolescenti del territorio partenopeo, mentre Miki Matsuse riprende Baccanti del compagno d’arte e vita Micha van Hoecke. Il Grande Teatro di Lido Adriano ha scelto invece di esplorare uno dei quattro grandi romanzi classici della letteratura cinese, il cinquecentesco Viaggio in Occidente attribuito all’erudito Wú Chéng’ēn.

Un’altra compagnia del territorio, Fanny & Alexander, torna invece a confrontarsi con Elena Ferrante attraverso il secondo volume del fumetto di Mara Cerri e Chiara Lagani sull’Amica geniale; Storia del nuovo cognome è la storia dell’amicizia fra due donne, sullo sfondo corale di una città-mondo dilaniata da contraddizioni. Elena Bucci (Le belle bandiere) è in scena e firma libretto, drammaturgia e regia de La bambina inglese, spettacolo su musica di Paolo Baioni dedicato alla figlia di Lord Byron e ospitato ai Musei Byron e del Risorgimento.

È da sempre vocazione del Trebbo in musica a Cervia-Milano Marittima conciliare note e parole e, per la sua settima edizione, la speciale rassegna creata ad hoc per la città del sale trova ispirazione in autori italiani e non. È di Stefano Benni La misteriosa scomparsa di W, soliloquio…di gruppo con una protagonista in crisi di identità che Ambra Angiolini porta in scena con la regia di Beatrice Cazzaro, musiche originali di Dardust e installazioni in plastica rigenerata della Cracking Art. Il celebre podcaster Pablo Trincia si confronta invece con Truman Capote e la sua non-fiction A sangue freddo: in questo caso al pianoforte c’è Leonardo Marino.

Il confronto con la realtà e le modalità della sua narrazione sono fondamentali anche nell’eredità di Pier Paolo Pasolini, al centro del concerto – ma anche reading, omaggio e orazione – P.P.P. Profezia è Predire il Presente del chitarrista e compositore Massimo Zamboni della storica band CCCP, in scena con Erik Montanari, Cristiano Roversi, Anna Della Rosa e il Coro Interculturale di Reggio Emilia diretto da Gaetano Nenna. A Cervia non può mancare anche un secondo omaggio – quello a Grazia Deledda a cent’anni dal suo Nobel per la letteratura: il tributo porta la doppia firma della poetessa e drammaturga Mariangela Gualtieri e della tromba di Paolo Fresu ed è in collaborazione con l’Associazione “Grazia Deledda, un Nobel a Cervia”.

L’autore e traduttore Paolo Nori propone invece un percorso in due tappe: nel primo appuntamento La libertà affronta l’argomento attraverso Daniil Charms e Iosif Brodskij, straordinarie figure di quella letteratura russa in cui Nori è specializzato, e nel secondo La disperazione racconta anche se stesso attraverso i momenti più bui; colonna sonora di Alessandro Nidi, che la esegue dal vivo con ensemble. Completa il percorso cervese uno spettacolo ispirato dall’immaginazione di Hans Christian Andersen: Il brutto anatroccolo, con Fabio Canino e le musiche originali di Dino Scuderi eseguite dall’Ensemble Orchestra Città di Ferrara, è una parabola senza tempo sul confronto con le apparenze e il desiderio di conformità, particolarmente rilevante in un presente segnato da social media, bullismo e paura del diverso.

Ma le narrazioni non si esauriscono qui. Con Esploratori o geografi? l’esploratore Alex Bellini, noto per le sue imprese estreme, riflette sulla relazione fra due modalità di conoscenza, quella mediata e quella diretta dell’esperienza, con la musica elettronica di Luca Lagash, “esploratore” del suono. Per L’enigma del Mausoleo di Teodorico, lo storico dell’arte e divulgatore Jacopo Veneziani ci accompagna alla riscoperta del monumento parte del Patrimonio Unesco di Ravenna in occasione dei 1500 anni dalla morte del re ostrogoto che fece della città la capitale del suo regno “barbaro”; la lectio al Mausoleo è accompagnata dal Quintetto dell’Orchestra Cherubini. Matteo Cavezzali propone il suo racconto Una panchina, due finestre – storia di solitudine e incontri attorno a una panchina di via Mazzini – con gli interventi musicali per viola da gamba e voce di Giovanna Baviera, che in un altro appuntamento è affiancata dall’avvocata, divulgatrice e attivista per i diritti LGBTQIA+ Cathy La Torre per un intervento sul concetto di Equità.

Arriva invece dalla Città Vecchia di Gerusalemme la testimonianza di Fra Alberto Pari, segretario della Custodia di Terra Santa, responsabile del dialogo interreligioso ed ecumenico e direttore dell’Istituto Magnificat di Gerusalemme, scuola di musica creata nel 1995 e dove giovani musulmani, cristiani ed ebrei studiano insieme accomunati dalla condivisa passione per la musica; si esibiranno con la loro Orchestra d’archi.

Per quanto riguarda la musica, nel concerto di apertura della XXXVII edizione, il 21 maggio, l’impeccabile tecnica e la profondità interpretativa coltivate da Anne-Sophie Mutter nel corso di una straordinaria carriera faranno onore al Concerto per violino e orchestra in re maggiore op. 61 di Beethoven. Il programma del concerto con la Royal Philharmonic Orchestra guidata dal suo direttore musicale Vasily Petrenko si completa con la Sinfonia n. 5 di Mahler.

Dopo i due giorni di lezioni e prove di Cantare amantis est, Riccardo Muti sarà impegnato con la sua Orchestra Giovanile Luigi Cherubini in due concerti: quello dedicato a Nobilissima visione di Paul Hindemith e quello che si apre nel doppio segno di Verdi con l’intensità drammatica della Sinfonia dal Nabucco e la pagina di balletto “Le quattro stagioni” da I vespri siciliani, per completarsi con la Suite n. 2 da Il cappello a tre punte di Manuel De Falla. Un florilegio di compositori italiani – da Rossini a Puccini, da Martucci a Respighi… – è invece il percorso di Italiana!, in cui Muti dirige The Philharmonic Brass, l’ensemble composto da ottoni dei Berliner e dei Wiener e musicisti da altre prestigiose orchestre europee.

La sezione sinfonica vede anche il ritorno di Kent Nagano a Ravenna, sul podio della Cherubini per un programma in via di definizione, mentre con OperaPaese per Ravenna il compositore Giorgio Battistelli trasfigura in teatro musicale il lavoro artigiano, coinvolgendo artigiani romagnoli con attrezzi e suoni tipici del loro mestiere.

Diretta da Enrico Onofri, la Münchener Kammerorchester si esibisce invece in due concerti il cui arco simbolico è teso tra Classicismo, Romanticismo e Contemporanea: da una parte gli spazi sonori sacrali di Pärt, il brio dei Divertimenti di Mozart e le inquietudini di Bartók, dall’altra il disordine primordiale da La Creazione di Haydn, il grido di libertà della Quinta di Beethoven e il tormentato lirismo di Chopin con Arsenii Moon al pianoforte. Il primo dei concerti, dedicato agli under 35 e ospitato al Teatro Alighieri, sarà seguito da un DJ set in Sala Corelli, per un incontro trasversale di sensibilità e provenienze.

Altra star della nuova generazione del pianismo, Filippo Gorini è in residenza per concerti ma anche masterclass e appuntamenti in luoghi di cura e assistenza; residenza in tre appuntamenti invece per la violista Giovanna Baviera. Nel chiostro della Loggetta Lombardesca, l’ArteMandoline Baroque Ensemble dedica un concerto alla musica colta e popolare fra Regno di Napoli e Corte di Spagna e il Festival tiene a battesimo la prima collaborazione tra il violinista Giuseppe Gibboni e il pianista Pietro Fresa con le Sonate n. 1 di Beethoven e Prokof’ev. È invece interamente composto di strumenti a fiato l’Alinde Quintet dalla Repubblica Ceca, vincitore del Concorso ARD di Monaco nel 2024.

Oltre ai concerti con Muti e Nagano, l’Orchestra Cherubini sarà coinvolta in altri tre appuntamenti. Nicola Piovani la guida nel suo Padre Cicogna, racconto sinfonico per quattro voci, voce recitante (quella del pluripremiato Toni Servillo) e orchestra adattato dall’omonimo poemetto in napoletano di Eduardo De Filippo del 1969. Anche al bandoneon e autore degli arrangiamenti, Daniele di Bonaventura dirige invece la Cherubini, con Daniele Di Gregorio al vibrafono e alla marimba, in un tributo ai quarant’anni dalla storica partecipazione dell’Astor Piazzolla Modern Tango Quintet & Gary Burton a Ravenna Jazz 1986. A precedere il concerto, l’intervento dello psicoanalista e saggista Massimo Recalcati, per approfondire i rapporti interculturali che attraversano le generazioni nel loro confronto con il presente. Lo specialista della musica per film Thiago Tiberio è sul podio della Cherubini per Fantasia in Concert Live to Film, un lungometraggio con highlights di due tra i più straordinari e rivoluzionari film d’animazione Disney: “Fantasia” e il suo sequel “Fantasia 2000” (l’evento è prodotto da Disney Concerts, dipartimento di Disney Music Group, parte di The Walt Disney Company).

L’incontro fra cinema e musica dal vivo si rinnova alla Rocca Brancaleone anche con due classici del cinema muto. L’ultima risata di Murnau (Der letzte Mann, Germania 1924), pellicola dalla collezione Friedrich-Wilhelm- Murnau-Stiftung in Wiesbaden restaurata dal laboratorio L’Immagine Ritrovata, è proposta con musiche di Federico Gardella, l’informatica musicale di Carmine Emanuele Cella e la regia del suono di Tempo Reale. È invece italiano e firmato dalla prima donna regista del nostro cinema È piccerella di Elvira Notari (1922), storia napoletana di femminicidio osservata con uno sguardo neorealista ante litteram, la cui versione restaurata da CSC – Cineteca Nazionale, in collaborazione con ZDF-ARTE, è proiettata con musica e live electronics di Maurilio Cacciatore.

Il ricco programma alla Rocca non può non includere appuntamenti jazz. In collaborazione con Ravenna Jazz, torna in città Pat Metheny con Side-Eye III+, mentre in un’unica serata il chitarrista Matteo Mancuso propone il suo Route 96 Tour e la regina del basso Nik West presenta il suo secondo album, Moody. Stefano Bollani All Stars riunisce invece eroi riconosciuti e nuova generazione del jazz italiano: Stefano Bollani, Enrico Rava, Paolo Fresu, Roberto Gatto, Antonello Salis, Daniele Sepe, Ares Tavolazzi, Matteo Mancuso, Christian Mascetta e Frida Bollani. Il concerto è preceduto dalla proiezione di Tutta vita, il film documentario di Valentina Cenni che ritrae gli artisti nel corso di una residenza musicale in una casa-studio ed è stato presentato alla Festa del Cinema di Roma.

Il jazz si estende fuori porta con la formazione premio Grammy New Orleans Jazz Orchestra a Brisighella e la Glenn Miller Orchestra con Uli Plettendorff per Swing Forever a Palazzo San Giacomo, per rivivere il periodo d’oro di uno degli stili musicali più sofisticati e cosmopoliti mai creati. Il concerto a Russi è aperto da Cosimo & the Hot Coals, travolgente jazz band italiana che spazia dalla tradizione di New Orleans e dell’Hot Jazz allo Swing degli anni Venti e Trenta. San Giacomo accoglie inoltre Rap-Union, un appuntamento in collaborazione con Under Fest, il festival di hip hop underground di Ravenna.

Alla Rocca anche il concerto di Dulce Pontes, con la prima tappa italiana del tour per i 35 anni di musica della cantautrice portoghese che ha saputo sposare pop e folk alla tradizione del fado (musica Patrimonio dell’umanità Unesco) e il programma Without a Song di The Chanticleer, “orchestra di voci” tutta al maschile di San Francisco, capace di spaziare da mottetti medievali e rinascimentali a standard jazz e nuove composizioni.

Il Pavaglione di Lugo, oltre a Padre Cicogna, accoglie il concerto della cantautrice Emma Nolde con l’Orchestra La Corelli (opening act di Giulia Mei & Band) e Tomorrow Comes The Harvest, “rituale” musicale dedicato all’ignoto e alle sonorità capaci di trascendere la realtà che Jeff Mills – leggenda della techno di Detroit nel mondo – ha sviluppato con Jean-Phi Dary e Prabhu Edouard attorno all’omonimo album del 2018, a cui aveva lavorato anche il pioniere dell’Afrobeat Tony Allen, scomparso nel 2020.

Non poteva che la Basilica di San Francescoad accogliere alcuni degli appuntamenti dedicati al santo, a partire dalla nuova produzione Il Santo folle, che reimmagina l’incontro fra Francesco (il baritono Nicola Zambon) e il sultano d’Egitto (il basso Ludovico Dal Pra) attraverso una figura femminile – quella dell’aristocratica romana Jacopa de’ Settesoli (l’attrice Astra Lanz). Il testo di quest’azione scenica è di Guido Barbieri, mentre Marcello Fera ne ha composto le musiche, in cui dirigerà al violino il Conductus Ensemble, accanto al Gruppo Vocale Heinrich Schütz; alle percussioni (e come maestro di spada) Marco Zanco.

Nella stessa Basilica, lo storico medievista Franco Cardini racconta il santo accompagnato dall’ensemble laReverdie con laudi umbre e fiorentine, mentre l’Ensemble Micrologus di Patrizia Bovi si esibisce in Giullari di Dio.  A San Francesco anche il concerto Sora nostra morte corporale del Coro & Ensemble 1685 del Conservatorio di Ravenna, diretti da Antonio Greco in mottetti di Bach e nel Requiem del compositore ceco suo contemporaneo Jan Dismas Zelenka.

Ricco anche il programma nelle basiliche bizantine Patrimonio Unesco. Il primo dei due appuntamenti a San Vitale è con gli estoni Vox Clamantis, interpreti di punta ed ensemble di riferimento per Arvo Pärt; propongono il programma And I Heard a Voice, dal titolo del loro disco uscito per i novant’anni del compositore. L’iraniano Kiya Tabassian, che nel suo Paese natale ha imparato a suonare il setar alla più tenera età per poi trasferirsi in Canada, ha fondato a Montreal l’ensemble Constantinople per creare ponti e connessioni fra culture, periodi, stili e persone; a San Vitale propone Estuary con il cantastorie mandinka Ablaye Cissoko e il percussionista Patrick Graham.

Sant’Apollinare in Classe accoglie Per la nascita del Verbo con La Cappella Neapolitana diretta da Antonio Florio, prima parte del dittico Da Greccio al presepe napoletano (che si completa all’Alighieri con Cantata dei pastori di e con Peppe Barra), ma anche Le Poème Harmonique, diretto da Vincent Dumestre nella ricostruzione del programma con cui Bach presentò per la prima volta il suo Magnificat BWV 243a nel 1723 a Lipsia, e il Coro da camera del Conservatorio di Ljubljana, guidato da Ambrož Cˇopi nel confronto fra tradizione e contemporaneità dei repertori sacri cattolico e ortodosso.

Il Coro da camera del Conservatorio di Ljubljana, Vox Clamantis, il Coro da camera Vikra e la ravennate Cappella Musicale di San Francesco parteciperanno a In templo Domini, il tradizionale percorso di liturgie domenicali nelle basiliche cittadine che accompagna il calendario del Festival.

Quest’anno Ravenna Festival pone anche un accento particolare sulla valorizzazione di luoghi vicini e lontani, definendo il “viaggio” anche come approfondimento e riscoperta di un luogo e delle persone che lo abitano, percorso di incontro tra le stratificazioni culturali e generazionali all’interno di uno stesso territorio. È questo il caso delle residenze di Filippo Gorini, Giovanna Baviera e del coro italo-sloveno Vikra.

Il pianista Filippo Gorini, ormai solista consolidato nel panorama internazionale, è in residenza a Russi, tiene una masterclass aperta ai giovani del territorio e si esibisce in strutture di cura e accoglienza, ma anche nei recital in programma a Russi nel Teatro Comunale, a Ravenna nel chiostro della Loggetta Lombardesca e nei Chiostri Danteschi e a Lugo nel Museo Francesco Baracca. La residenza di Giovanna Baviera ai Musei Byron e del Risorgimento include Soloindue, dove rende omaggio all’arte dimenticata di “cantare alla viola”, e gli appuntamenti al Mar in dialogo con Matteo Cavezzali e Cathy La Torre. In residenza all’Auditorium di San Romualdo, il Coro da camera Vikra diretto da Petra Grassi farà risuonare canti di svariate tradizioni e provenienze geografiche.

E se OperaPaese per Ravenna di Giorgio Battistelli porta in scena a teatro il tessuto artigiano della città, l’Opera da quartiere dell’Orchestra LaCorelli invita i quartieri di Ravenna a rispondere alla chiamata per ospitare lo spettacolo ispirato dal celebre episodio dell’incontro di San Francesco con il lupo. È invece nella “periferia” multiculturale di Ravenna che opera il CISIM, centro culturale e aggregativo il cui Grande Teatro di Lido Adriano propone Viaggio in Occidente, come cammino reale ma anche interiore e come creazione corale in cui si respira tutta la vitalità cosmopolita del Lido.

Il rapporto di Francesco con il corpo – quel corpo che decise di mostrare nudo spogliandosi del superfluo e delle apparenze – suggerisce per la sezione danza, da sempre una delle anime del Festival, un’esplorazione delle potenzialità espressive, simboliche e narrative del corpo anche al di fuori dei tradizionali confini e codici di questo linguaggio.

È il caso della prima italiana di Murmuration Level2 del visionario coreografo Sadeck Berrabah, la cui riflessione attorno al corpo e alla geometria dei movimenti ha conquistato palcoscenici internazionali, dai Grammy Awards a concerti di popstar mondiali fino alle Olimpiadi di Parigi e Tokyo.

Arte circense, danza, performance sono alcune delle lenti di ingrandimento di cui Yoann Bourgeois si avvale per osservare il corpo e soprattutto il corpo nello spazio: The Infinite Approach è una raccolta di “approcci”, appunto, esplorazioni ricomposte in un’unica drammaturgia di sospensioni, cadute e nuovi inizi. Appartiene al teatro danza di Micha van Hoecke Baccanti: nell’ambito del dialogo con il Parco Archeologico di Pompei, quest’anno esteso anche alla danza, lo spettacolo del coreografo russo-belga Micha van Hoecke (scomparso nel 2021) sarà ripreso dalla compagna di arte e vita Miki Matsuse in forma di laboratorio. Allievi dell’indirizzo coreutico del Polo liceale “Ernesto Pascal” di Pompei lavoreranno accanto a professionisti alla scoperta di “follia, crudeltà, dolcezza…il mistero della notte e il miracoloso disvelamento del giorno…” che, nelle parole di Micha, caratterizzano il dramma di Euripide.

Ispirazione teatrale anche per la coreografia di Rafael Aguilar Rango, che prende le mosse da La casa di Bernarda Alba di Federico García Lorca, dramma al femminile ambientato in un villaggio andaluso e ultima creazione del drammaturgo prima del suo assassinio durante la Guerra civile. La Sergio Bernal Dance Company, guidata dal divo del balletto classico e spagnolo, il “re del flamenco” Sergio Bernal, si esibisce anche in Bolero, altra creazione del coreografo ecuadoregno Aguilar, uno dei grandi innovatori del flamenco teatrale.

Guarda invece al cinema goldroom del gruppo nanou, secondo episodio del progetto Overlook Hotel – un riferimento all’ambientazione del romanzo Shining di Stephen King e dell’omonimo film di Stanley Kubrick del 1980. Questa volta è l’iconica e simbolica “gold room”, la sala da ballo, a diventare l’oggetto coreografico e il fattore che scatena l’immaginario.

Ravenna ospita inoltre Stars of Today Meet the Stars of Tomorrow, il gala conclusivo del master Youth American Grand Prix (YAGP) di New York: dopo cinque giorni di masterclass e workshop che porteranno in città danzatori da tutto il mondo, sul palco del Pala si esibiscono i docenti dei corsi – étoiles come Maria Khoreva del Mariinsky e Friedemann Vogel dello Stuttgart Ballet – accanto ai loro migliori allievi.

È inequivocabilmente letteraria l’ispirazione che caratterizza la sezione teatro: oltre ai già citati Antigone di Marco Martinelli, del grande romanzo cinese portato in scena dal Grande Teatro di Lido Adriano e del nuovo spettacolo dedicato alla saga di Ferrante; i Musei Byron e del Risorgimento ospiteranno La bambina inglese, nuovo lavoro commissionato dal Festival in collaborazione con Le belle bandiere e dedicato ad Allegra Byron. E se è in dialetto napoletano il testo di Eduardo De Filippo Padre Cicogna su cui si basa lo spettacolo con due celebrità del cinema italiano come Toni Servillo e Nicola Piovani, che ne firma e dirige le musiche, è in romagnolo il poemetto di Nevio Spadoni da cui Albe / Ravenna Teatro ha tratto l’omonimo LUṢ (luce) con la voce caleidoscopica di Ermanna Montanari e l’architettura sonora originale realizzata dal contrabbassista Daniele Roccato.

Infine, annunciata anche la Trilogia d’Autunno, in scena dal 13 al 17 novembre. Il titolo, Mozart 1791, omaggia i duecentosettant’anni dalla nascita del compositore, proponendo un percorso concentrato sull’anno 1791, in cui videro la luce anche La clemenza di Tito, Die Zauberflöte (Il flauto magico) e l’incompiuta Messa da Requiem in re minore K. 626 , unicum nel catalogo di Mozart. A confrontarsi con questi capolavori Chiara Muti alla regia e drammaturgia, Ottavio Dantone alla direzione dell’Orchestra Giovanile Luigi Cherubini e il Coro della Cattedrale di Siena Guido Chigi Saracini preparato da Lorenzo Donati.

Il trittico si apre con una nuova produzione de La clemenza di Tito (13, 16 novembre) protagonisti in scena Giovanni Sala nel ruolo di Tito, Mariangela Sicilia in quello di Vitellia, Martina Licari come Servilia; Arianna Vendittelli è Sesto mentre Paola Gardina interpreta Annio e Francesco Leone veste i panni di Pubblio.

Per L’ultimo incanto (14, 17 novembre), Chiara Muti, a partire dai personaggi e dalle arie e dialoghi di Die Zauberflöte, impagina un originale e visionario racconto della vita di Mozart con estratti dalle sue lettere e altre composizioni del 1791.

Completa la Trilogia il Requiem (15 novembre) con il soprano Silvia Frigato, il contralto Margherita Sala, il tenore Ilker Arcayürek e il basso Francesco Leone.

Condividi

Notizie correlate

CASA PREMIUM

Spazio agli architetti

Metafisica concreta

Sull’intitolazione dell’ex Piazzale Cilla a Piazza Giorgio de Chirico

Riviste Reclam

Vedi tutte le riviste ->

Chiudi